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Lo strano caso del repentino recupero di John McCain su Barack Obama. Come in Italia nel 2006, in Messico nel 2000 e in Venezuela nel 2007 stanno di nuovo taroccando i sondaggi?

zogbyFino a due giorni fa tutti davano per chiuse le elezioni statunitensi con la vittoria di Barack Obama. Il candidato del partito democratico, secondo i sondaggi, aveva oramai un vantaggio pressocché incolmabile.
Perfino estremisti filostatunitensi nostrani, come Massimo Teodori, oramai si attaccavano al razzismo come ultima speranza: “vedrete che i sondaggi sono sbagliati, [meno male che] la gente è razzista. Si vergogna di ammetterlo ma alla fine non voterà Obama”.

Da ieri però, improvvisamente, l’umore e lo scenario sono cambiati e, nonostante l’importante appoggio dell’ex-segretario di Stato Colin Powell a Obama, tutti si stanno concentrando su di un prodigioso recupero di John McCain.

Soprattutto i tigì mostrano uno ed un solo grafico proveniente da una e una sola agenzia privata, la Zogby, che riproduciamo qui sopra. L’effetto del grafico è indubbiamente impressionante: ogni giorno che passa McCain cresce e Obama scende. Si passa infatti dal +5.5% del 16 ottobre in favore del candidato del partito democratico al +5% del 17, che diviene +3.9% il 18 e appena +2.7% il 19. E’ un riavvicinamento così brusco da ricordare un altro sondaggio del quale parleremo tra poco. E’ un riavvicinamento in grado di mobilitare gli elettori repubblicani alla battaglia fino all’ultimo voto. Quello di Zogby però è l’unico sondaggio che mostra un quotidiano deciso riavvicinamento tra McCain e Obama. E gli altri?

In realtà basta studiarsi un po’ le fonti per capire che questo riavvicinamento è perlomeno dubbio. Il grafico che segue è quello della Gallup. Dal 28 settembre ad oggi le cose sono stabili e continuano da un paio di settimane a segnare un agile e consolidato +8% per il candidato afrodiscendente.

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E’ comparabile il grafico della Zogby con quello della Gallup? Proprio no, e non è ancora tutto. Real Politics ci fornisce questa tabella comparativa:

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Nonostante ci siano dei dati contrastanti, la media tra tutti i maggiori sondaggi (la striscia gialla nella tabella) dà ancora oggi un +5 a favore di Barack Obama senza alcuna grande rimonta in corso e senza individuare alcun repentino cambio d’umore nell’opinione pubblica. E’ esattamente il doppio di quello che vede Zogby e che i media mostrano come recupero. Non solo; date un’occhiata a questa grafica in flash. Barack Obama è in vantaggio dal primo maggio con la sola eccezione dei giorni dal 7 al 16 settembre. Calcolando la media di tutti i sondaggi Obama passa dal pareggio del 17 settembre al +8.2% del 13 ottobre per tornare al +5% del 19 ottobre.

A tivù e giornali però solletica molto di più il sondaggio e il grafico della Zogby che abbiamo mostrato in apertura che un grafico piatto come quello della Gallup. Giornalisticamente il motivo è comprensibile: una corsa gomito a gomito è infinitamente più notizia di una corsa dove il secondo è quasi doppiato. Tutto sta a verificare che i dati che si danno non siano semplicemente notiziabili ma anche credibili. E sarebbe comunque giusto avvisare gli spettatori che si sta utilizzando SOLO il sondaggio più favorevole a McCain, una manovra che dovrebbero fare gli uffici stampa del partito repubblicano statunitense, non i media indipendenti.

Nonostante queste considerazioni, noi non abbiamo strumenti per sapere se ha ragione Zogby o hanno ragione Gallup e tutti gli altri. Ma non possiamo non rilevare che un grafico come quello di Zogby non è per niente nuovo. Dove lo abbiamo già visto?

Correva il febbraio del 2006 e l’Italia si avviava alle elezioni politiche in un ripudio generale o quasi per Silvio Berlusconi che aveva governato dal 2001. Improvvisamente la Penn, Schoen and Berland (PSB), tirò fuori un sondaggio, commissionato da Forza Italia, con il grafico alla nostra sinistra. Per il sondaggio l’allora Casa della Libertà aveva recuperato 17 punti in poche settimane. Una cosa stratosferica.

Il sondaggio era falso, concordò perfino il Sole24Ore, ma tenne banco per una settimana e creò le condizioni, l’umore, perché quel pareggio si verificasse davvero nelle successive elezioni e cominciasse il calvario di Romano Prodi che due anni dopo avrebbe riportato al potere Berlusconi. Chi volesse rinfrescare tutta la poco edificante storia può farlo qui. Il mestiere della PSB non è produrre sondaggi credibili ma produrre, anche attraverso la falsificazione dei dati, un ambiente favorevole ai propri clienti.

La Penn, Schoen & Berland Associates è la società che si occupa di creare condizioni favorevoli ai cambi di regime nell’interesse del governo degli Stati Uniti, e che ha agito oltre che in Italia in paesi come il Messico e la Gran Bretagna, e che già utilizzò dei sondaggi falsi nelle elezioni per il sindaco di New York per favorire il magnate Michael Bloomberg, come denunciò il New York Times. Qui invece potete trovare un caso analogo di diffusione post voto di dati falsi per cercare di provocare il caos in Venezuela.

In rete si trovano decine o centinaia di articoli che da anni attaccano pesantemente anche la Zogby accusandola di mentire, di pubblicare sondaggi apertamente taroccati o di avere delle metodologie di analisi poco serie. Anche se la maggioranza delle critiche provengono da militanti del partito democratico statunitense non è possibile non fare due più due e pensare che anche il sondaggio di Zogby voglia essenzialmente lanciare la volata a John McCain e che andrebbe almeno rilevata la disparità con gli altri.

In conclusione va notata una cosa. Il giornalismo partecipativo si può permettere il beneficio del dubbio, si può permettere di far rilevare che c’è qualcosa di strano mentre quello mainstream ha l’obbligo di credere fermamente alle notizie che lancia e scegliere di privilegiare non quelle più credibili ma quelle più notiziabili. Il giornalismo mainstream deve vendere, non importa cosa.

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