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L’Europa postcolonialista. Il razzismo assimilato e la colonizzazione della coscienza

Il vecchio continente poggia su basi assolutiste e razziali.

Si è creata con i conflitti per il commercio, per la terra.

Regni differenti si incontravano scontrandosi per appropriarsi di risorse; valli per la pastorizia,fiumi,laghi,canali,punti strategici di accesso all’acqua,terre fertili,luoghi sacri e per orgoglio e puro e semplice desiderio di supremazia sull’altro.

Secoli si sono succeduti con espansioni di regni e imperi in perenne conflitto tra loro.

L’Europa deve la sua storia alla supremazia sul prossimo,all’idea di supremazia culturale dei suoi regni e imperi che in passato erano in conflitto tra loro e che nell’età moderna si ritrovano ridimensionati e alleati in un’unità opposta a quella maggioritaria del cosidetto Terzo Mondo.

I dannati della terra,proiezione della nostra violenza.

Questa è l’origine dell’Europa pseudo unita d’oggi.

Il suo supposto sviluppo economico che la differenzia dagli altri paesi è stato costruito col tempo sul saccheggio e il furto,sullo schiavismo e sulla evangelizzazione svuotata dal suo contenuto rivoluzionario.

Sull’idea quasi indiscussa e superba di superiorità intellettuale e umana.

Su un’idea distorta di civilizzazione e progresso.

Le risorse che hanno costruito l’Europa,per lo meno quella anglosassone e latina, non sono europee,le persone che oggi fanno camminare l’economia europea non sono europee.

Si è passati dal furto delle risorse(che oggi continua indisturbato attraverso il neolibersmo selvaggio e la corruzione) allo sfruttamento dell’immigrato che in primis è considerato un capitale ingombrante e solo poi,se fortunato,uomo.

Per accedere al nostro mondo loro,i non europei,devon garantire la loro disponibilità finanziaria,devono superare continui esami di selezione e di limitazione e per essere legali devono avere un permesso.

Le risorse da sfruttare non sono più ‘semplicemente le loro terre ma diventano loro stessi,legali a tempo determinato da utilizzare nelle mansioni più dure,più rischiose e meno remunerate.Soggetti da annullare e assimilare.

Soggetti a facili ricatti padronali.

Relegati ai margini.

Prima che persone questi sono ospiti indesiderati.Sono invasori.Sono ladri,selvaggi o incivili.

Prima che persone questi sono diversi.

E dall’inizio dei tempi l’uomo sottosviluppato ha paura del diverso.

I vecchi miti ellenici erano figure affascinate dal diverso,dallo sconosciuto,attratti        dall’idea del nuovo,dal confronto,dal viaggio.

Erano scopritori innanzitutto di se stessi.

Oggi la scoperta e il fine della curiosità quasi non esistono più.

Con i decenni la curiosità è divenuta figlia del diavolo,il dubbio da stimolo è divenuto una debolezza.

Ma senza dubbi,non si hanno domande,senza domande non si hanno pensieri,senza pensieri non si hanno idee e senza idee si ha l’immobilismo.

L’immobilismo mentale solo si può basare su verità indotte,su religioni e filosofie statiche e assolutistiche,su dogmi,su pregiudizi,sull’apatismo e sull’ignoranza.

L’ignoranza è mancanza;in questo caso è mancanza di coscienza.

La Democrazia è stata pensata dalle sue origini come partecipazione,confronto e quindi analisi.

La Democrazia significa etimologicamente ’governo del popolo’.

La semplice regola matematica del 50 più 1 è mariginale nell’idea originale di Democrazia.

Questa idea di organizzazione ha la sua principale radice nella coscienza di ogni membro del popolo di fare parte del popolo stesso.

Di avere diritti individuali e doveri verso il prossimo in un sistema collettivistico onde ognuno è importante nella stessa maniera.

Quindi quest’idea,perchè si tratta di un pensiero e quindi di un’idea,ha il punto cardine nella capacità di analisi,di confronto e di partecipazione dell’individuo nel suo specifico.

La differenza tra la teoria e la pratica,come spesso avviene,consiste nel raggiungimento del fine a scapito dei mezzi.

Nella semplificazione dell’idea per raggiungere l’obiettivo guadagnando,nel senso del perdere,il tempo.

Il tempo diventa quasi un nemico,è visto indubbiamente come un ostacolo.

Anzichè un alleato,anzichè un mezzo stesso.

 

Se si vuole(per esempio)fare un viaggio per provare a conoscere una realtà estranea(per relazionarvisi)il fine teoricamente è la relazione,il confronto,ma in pratica spesso accade che questo è sostituito dai suoi mezzi,cioè dal viaggio che diventa fine,ma fine a se stesso,svuotato dei suoi contenuti.

Il viaggio assume la semplice valenza di spostamento fisico. Di estetica.

Semplicemente relazionato al fattore spaziale e a quello temporale.

Prima di viaggiare è quindi utile porsi la domanda del perchè lo si fa.

La teoria del fine e dei mezzi è proiettabile ad ogni aspetto della vita.

La Democrazia stessa per chi l’ha inventata doveva essere un mezzo e non,come ormai da decenni avviene,un semplice fine.

L’idea del fine come giustificazione dei mezzi è stata la corruzione umana del fine stesso.La corruzione dell’umanità.

Il virus intrinseco della storia dell’Occidente.

Ciò che l’ha reso assassino e carnefice,colonialista e schiavista,assolutista e imperialista.

La storia ruota intorno a questa mal comprensione e falsa attuazione,a volte involontaria e a volte cosciente,della pratica di qualsiasi teoria.

Della Democrazia prima di tutto.

La legge della maggioranza da mezzo è diventato fine.

Prendono importanza i numeri a scapito dei contenuti.

Una Democrazia numerica senza coscienze è una dittatura morbida e semplificata.

La vittoria dell’ignoranza.

Non vi è confronto,non vi è partecipazione.

La partecipazione diventa un rito periodico che si concretizza nello strumento delle elezioni.

Senza partecipazione una piccola èlite,o più piccole èlite (dipende dal sistema ‘democratico’ in discussione) portano avanti la baracca lontani dal popolo lasciato ai margini,se fortunato,o alienato e colonizzato mentalmente nella peggiore e oggi più comune delle ipotesi.

Queste èlite sono le burocrazie nuove e vecchie; chiese,partiti statici e autoreferenziali,corporazioni,loggie massoniche,multinazionali,mass media e chi più ne ha più ne metta.

Questa dittatura democratica,questo fenomeno è antico come l’uomo ma ha vissuto un’accelerazione enorme nell’età moderna.

Grandi menti e coscienze passate l’avevano prevista.

Uno dei mezzi per l’attuazione di questo disegno è stato la deframmentazione della Società in individui deindividualizzati lontani tra loro,rapiti della coscienza,

in questo sentito colonizzati.

L’idea totalizzante di queste èlite punta alla creazione di un nuovo ordine mondiale attraverso le pratiche dell’esportazione della ‘democrazia’ con i più vari metodi possibili.

L’economia stessa è espressione di questo pensiero perverso.

Il neoliberalismo è la punta dell’iceberg.

Il suo nemico peggiore è l’individuo totale inteso come pensante,cosciente in maniera critica ed emancipato,innanzitutto da se stesso e dalla sua storia.

Quest’idea dell’emancipazione da se stessi e dalla propria storia va intesa non come mancanza di memoria bensì come coscienza della propria relatività e del proprio io in un complesso sistema di individualità da individualizzarsi.

Va intesa come coscienza di essere figli di un contesto.

Solo così si può cominciare ad uscire dal sistema di colonialismo esistenziale di cui siamo da troppo vittime.

Il mezzo principale per cominciare è il dubbio. E’la ricerca che porta a dubbi che si susseguono a catena e non alla verità,che non esiste.

Questi dubbi spingeranno l’uomo totale alla ricerca delle risposte che sono quasi impossibili perchè contradditorie tra loro come la realtà stessa.

È un puzzle infinito.

Ma questa impossibilità e la coscienza di essa sono la radice dell’uomo totale non alla ricerca di sintesi ma di tesi e antitesi che le contraddicono continuamente creando a loro volta nuove tesi.E nuove antitesi.

Quindi idee e analisi.

L’idea dell’uomo nuovo si nutre della sua mobibilità psichica e della sua continua ricerca incompiuta che lo porta ad evolversi evolvendo le sue potenzialità.

Consiste nella consapevolezza della relatività umana.

La verità è una semplificazione.

Ma la verità dà finte certezze mentre la relatività e la coscienza critica,i dubbi,

creano stati di irrequietezza con cui bisogna imparare a convivere.

L’uomo totale,l’uomo nuovo,l’umanità vive nell’incertezza.

Per farlo bisogna non temere ciò che non si conosce.

Per farlo bisogna assumere che la verità assoluta altro non è che un’invenzione,una semplificazione.

Perchè il mondo pullula di ‘verità’ contrastanti ma la natura umana è unica.

La decolonizzazione parte da qui.

Il fine dev’essere la decolonizzazione,innanzitutto dell’immaginario; i mezzi per raggiungerlo sono la coscienza critica e l’individualismo individualizzato,fondamento della comunione.

Gli individui individualizzati creano un popolo degno di questo nome e l’uomo totale è figlio della comunità globale e diversificata

.Il popolo assume una misura mondialista.

E la tendenza è la varietà,non l’omologazione.

Questa è la vera globalizzazione,perchè il popolo nel mondo è l’incredibile maggioranza.

Il popolo senza coscienza è schiavo.

La democrazia come semplice fine,magari da esportare,è dittatura dell’ignoranza. Parassitismo.

La più sincera rivoluzione parte da noi stessi e dalle nostre scelte:

Essere complici passivi o attori attivi artefici di noi stessi..

 

Emancipazione o schiavitù.

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