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L’Unione europea cerca l’Eldorado in Centro America

In Guatemala, questa settimana, si negozia il futuro delle relazioni politiche e commerciali tra l’Unione europea e i Paesi del Centro America. Fino a venerdì 10 ottobre, infatti, è in programma la Quinta riunione del tavola di lavoro che discute i termini dell’Acuerdo de Asociación tra i 27 Paesi dell’Ue e le repubbliche centro-americane (Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Honduras, Costa Rica).

I negoziati dovrebbero concludersi entro la prima metà del 2009, secondo quanto promesso dalla Commissione europea al presidente del Costa Rica, Oscar Arias, che recentemente ha visitato Bruxelles. La conclusione del negoziato bi-regionale con il Centro America è diventato fondamentale per la Commissione europea, infatti, data la paralisi nei negoziati in corso con i Paesi della Comunità andina delle nazioni (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù), il fallimento di quelli con i Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (i cosiddetti accordi Acp), la “stanchezza” di quelli con il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay).
Il 1° ottobre, a Bruxelles, si è svolto un incontro tra rappresentanti di organizzazioni della società civile europea, il capo-negoziatore della Commissione europea, Petros Mavromichalis e il responsabile della Direzione generale per il commercio, Nicola Ardito.
In una nota del 3 ottobre, Luis Guillermo Pérez, segretario di Cifca (Copenhagen Initiative for Central America, una rete di organizzazioni europee che fa pressione sui Paesi dell’Ue in merito alle politiche nei confronti dell’America Centrale), presente all’incontro, ha segnalato che “l’integrazione che si promuovere è quelle che interesse alle imprese europee e non ai popoli centro americani. [Con l’Ada] si possono compromettere in modo significativo diritti essenziali, come il diritto all’alimentazione, il diritto alla vita -attraverso il diritto alla salute-, quello al lavoro, se non si stabiliscono reali garanzia per i lavoratori e si può danneggiare ulteriormente l’ambiente, ma anche danneggiare i diritti dei popoli indigeni, afrodiscendenti, comunità contadine, di pescatori, piccole e medie imprese”.
L’Ada, conclude Pérez, favorirà in via esclusiva “le élite locali e le multinazionali europee”.
Durante il meeting, infatti, i rappresentanti dell’Ue hanno confermato che l’Accordo di associazione sarà, in pratica, solo un accordo di libero scambio. “Non ci sarà nessun meccanismo di controllo da parte della società civile”, l’Ue non farà pressione, in alcun modo, affinché “le controparti ratifichino o si adeguino a convenzioni internazionali sui diritti umani”, né intende inserire all’interno dell’Accordo i temi dei diritti indigeni, dei diritti dei lavoratori e della tutela dell’ambiente”. Per finire, hanno spiegato, “non si potrà inserire nessuna forma di tutela di fronte alla violazione di specifici diritti umani nell’Accordo di associazione”.
Purtroppo, sono i governi di alcuni Paesi centro americani (Costa Rica, El Salvador, Guatemala) a spingere per una rapida conclusione dell’Accordoi. Altrove, in America del Sud, negoziati avviati lungo lo stesso sentiero sono stati fermati dalla ferma opposizione dei governi locali, in particolare da parte di quello boliviano, di fronte all’Unione europea che non accetta di riconoscere, nel testo, le asimmetrie esistenti tra i Paesi della Comunità andina delle Nazioni e l’Unione europea e all’interno degli stessi Paesi della Can, “assicurando -spiega Pérez- un trattamento speciale e differenziato in particolare a Bolivia ed Ecuador”, secondo quando stabilito nel luglio del 2007. Il prossimo 14 ottobre i presidenti dei 4 Paesi della Comunità andina si incontreranno a Guayaquil, in Ecuador, per decidere se continuare o meno il negoziato bi-regionale con l’Unione europea.

Luca Martinelli – I colori del mais

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