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Festival di Internazionale a Ferrara: niente di nuovo sull’America Latina

I giorni 3, 4 e 5 ottobre si è tenuto a Ferrara il festival del Settimanale “Internazionale” ed io, lettrice assidua fino a qualche tempo fa, ci sono andata.

Fra i tanti incontri previsti, cerco nel programma quelli relativi all’America Latina e ne trovo solo uno, venerdì 3 ottobre, Cuba: prove tecniche di transizione per il quale sono stati invitati:
Yoani Sánchez, blogger cubana famosa per i suoi post di contenuto duramente critico verso la situazione politica, economica e sociale dell’isola (e ancora più famosa da quando non ha potuto ritirare un premio a Madrid assegnatole da El País né partecipare in carne ed ossa proprio al festival di Internazionale) e Canek Sánchez Guevara, nipote del Che, che nell’ottobre 2004 in un’autointervista sulla rivista messicana Proceso ha duramente criticato la rivoluzione cubana non risparmiando niente e nessuno. Partecipano anche Norberto Fuentes (lunga storia… comunque residente negli USA dal 2004), che nel 2008 ha messo a disposizione on line una raccolta di articoli intitolata El ultimo disidente, e Roberto Ampuero, scrittore cileno e autore del libro I nostri anni verde oliva (presentato il giorno dopo nello stesso festival), romanzo quasi autobiografico in cui vengono narrate le vicende del protagonista che, membro della Gioventù Comunista Cubana dopo essersi rifugiato nell’isola in seguito all’instaurazione della dittatura di Pinochet in Cile, decide di uscire dall’organizzazione deluso dalla realtà della rivoluzione.
Introduce e modera questa conferenza che non lascia suspence sul finale, un compiaciuto e ammiccante Omero Ciai.

Deduco che gli organizzatori, gli stessi che negli altri incontri hanno giustamente scelto di approfondire temi di grande attualità come finanza creativa, ambiente, petrolio, Rom, Cecenia e via dicendo, hanno ritenuto che in America Latina, alla fine dei conti, non succede niente che meriti di essere discusso nel loro festival e hanno, quindi, riciclato l’ennesima conferenza sulle presunte “malefatte” di Fidel Castro.

Da qualche mese mi meraviglio a cadenza settimanale della selezione degli articoli che propone Internazionale, in particolare per quanto riguarda l’America Latina, ma l’appiattimento mostrato a Ferrara non me l’aspettavo.

Mi chiedo, e ho chiesto pubblicamente nel corso degli incontri senza ottenere risposta, cos’è che ha reso ciechi gli organizzatori rispetto ad argomenti di dibattito come la rapida espansione dell’ALBA, la pubblica condanna di UNASUR contro i tentativi terroristici di destabilizzazione del governo in Bolivia, l’articolazione delle relazioni fra Venezuela, Cina e Russia, per citarne solo alcuni. Soprattutto vorrei capire chi ha ritenuto Omero Ciai degno di essere l’unico “esperto italiano” di America Latina a partecipare agli incontri.

Non essendo riuscita a trovare spiegazioni, per dare il beneficio del dubbio alla redazione di Internazionale, ho voluto ipotizzare che altri riconosciuti esperti italiani come, ad esempio, Gianni Minà, siano stati certamente contattati e che siano stati loro a decidere di non partecipare agli incontri per cause di forza maggiore, concomitanza con altri impegni o perché in disaccordo con la surreale impostazione dei due dibattiti menzionati.

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