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Silvia Baraldini parteciperà alla manifestazione antirazzista domani 4 ottobre a Caserta

Sono ormai tantissime le adesioni, le più disparate, da quella dei deputati del PD, Picierno e Graziano, a svariati parroci, collettivi femministi ed omosessuali, Centri Sociali, organizzazioni territoriali del PD e di Rifondazione, artisti come Giobbe Covatta, Pietro Condorelli e Massimo Ranieri, intellettuali come la Maraini e Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto Privato e di Diritti Umani all’Università di Palermo…

l’elenco completo mi dicono non è ancora possibile darlo senza far torto a qualcuno.

Tra le adesioni numerose anche quelle istituzionali, tra cui quella del Comune e del Sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, della Provincia di Napoli e del Presidente della Provincia, Riccardo Di Palma, della Provincia di Salerno, del Comune e della Provincia di Caserta, con il Sindaco Petteruti ed il Presidente De Franciscis.

Anche se ormai sono sempre più fievoli le voci di quanti si ostinano ad insinuare che i sette africani vittime della strage di Castelvolturno fossero in un modo o in un altro coinvolti in qualche cosa di poco pulito mi sembra giusto per correttezza documentale fornire alcuni dati biografici raccolti

sulle vittime innocenti raccolte dal Movimento Migranti della Provincia di Caserta.

Kwame Antwi Julius Francis era nato nel 1977 in Ghana. Era fuggito dal suo Paese nel 2002, traversando il deserto del Niger e fermandosi in Libia per lavorare come muratore e qui guadagnare la somma necessaria per pagarsi il viaggio attraverso il Mediterraneo. Una traversata orrenda e traumatizzante a tal punto che Francis ne aveva ereditato una paura per il mare. Francis aveva formalizzato la sua domanda di asilo a Crotone e poi si era trasferito a Castel Volturno. Non riuscendo ad avere un domicilio stabile (i costi degli affitti l’avevano allora impedito) era rientrato nella enorme massa degli “irreperibili” e solo dopo una serie di contatti prima con l’allora Commissione centrale e con la Sezione stralcio poi, era riuscito a ottenere la protezione umanitaria. Francis stava attendendo con ansia di rinnovare il suo permesso di soggiorno, riuscendo a convertirlo nella protezione sussidiaria, che gli avrebbe consentito di avere maggiore stabilità e sicurezza. Conoscevamo Francis e la sua disponibilità a impegnarsi in nome del diritto di asilo, partecipando alle tante iniziative di informazione e sensibilizzazione, prestandosi come interprete volontario presso il nostro sportello informativo. Francis ha sempre lavorato, come muratore e piastrellista. Gli sarebbe piaciuto imparare il mestiere di saldatore e da ottobre avrebbe probabilmente iniziato a seguire un corso di formazione. Viveva sopra la sartoria ed era sceso in strada perché Eric, un’altra delle vittime, gli aveva citofonato: aveva un lavoro da offrirgli come muratore. Il nipote di Francis si chiama Isaac. E’ un lavoratore come lo zio, come lui ha i calli alle mani. E’ tornato al suo lavoro, portando una foto dello zio in tasca: la mostra ai conoscenti e ai giornalisti, perché il nome e il volto dello zio non siano dimenticati.

Affun Yeboa Eric era il più giovane tra le vittime. Il suo cadavere è stato ritrovato riverso al volante della sua macchina, parcheggiata davanti alla sartoria. Aveva chiamato Francis e lo stava aspettando: aveva ancora la cintura di sicurezza allacciata. Eric era in Italia dal 2004 e, successivamente, aveva deciso di tentare la sorte nella lotteria delle quote di ingresso, correndo il rischio di un’espulsione pur di ritornare in Ghana, suo Paese di origine, e qui ritirare il visto per l’Italia. Voleva seguire la procedura regolare Eric, ma il suo datore di lavoro alla fine si era rifiutato di sottoscrivere il contratto di ingresso. Abbiamo cercato anche noi di porci come intermediari e trovare una soluzione. Il datore di lavoro era stato, però, irremovibile. Aveva addirittura minacciato Eric, dopo che questi si era rifiutato di firmare una carta in bianco (di fatto le sue dimissioni anticipate). Da un confronto con la prefettura e con la questura si era anche ipotizzata una denuncia del datore di lavoro da parte di Eric ma la cosa sarebbe stata molto rischiosa. Alla fine Eric aveva deciso di trasferirsi da Casal del Principe a Castel Volturno dove aveva iniziato a lavorare come carrozziere. Si trovava sul luogo della strage unicamente perché era passato a prendere Francis.

El Hadji Ababa veniva dal Togo e viveva in Italia da cinque anni. Gestiva la sartoria Ob Ob exotic fashions, centro dell’eccidio, ed è stato ritrovato senza vita, accasciato sulla macchina da cucire, perché quella sera stava terminando di lavorare per poi consumare il pasto serale del periodo di Ramadan, insieme a due amici che lo avevano raggiunto. El Hadji era molto conosciuto e apprezzato come sarto: realizzata abiti tradizionali su misura e faceva riparazioni in modo impeccabile. Malgrado fosse sempre molto impegnato nel suo lavoro El Hadji era sempre un punto di riferimento per gli altri cittadini africani, soprattutto per coloro che erano maggiormente disorientati e senza una comunità di riferimento.

Jeemes Alex aveva ottenuto la protezione umanitaria a Siracusa. I suoi amici lo ricordano come una persona che cercava sempre di darsi da fare. Aveva fatto molti lavori saltuari: pur essendo un saldatore aveva accettato anche di fare la stagione estiva a Foggia per la raccolta dei pomodori. Si trovava nella sartoria perché aveva iniziato a collaborare con El Hadji per la vendita dei vestiti.

Samuel Kwako veniva dal Togo. Faceva il muratore ma, come Alex, anche lui non rifiutava di lavorare nelle campagne. Come tanti altri connazionali e africani,Samuel la mattina presto, prima dell’alba, si faceva trovare nelle rotonde di Giugliano, Villa Literno, Quarto, per aspettare il caporale di turno che gli offrisse il lavoro per la giornata.

Christopher Adams aveva 28 anni ed era ghanese. Era in Italia dal 2002 e aveva ottenuto la protezione umanitaria. Adams faceva il barbiere a Napoli, in piazza Garibaldi. La sera della strage era andato nella sartoria per un saluto agli amici. Quando il suo corpo inanime è stato raccolto, sono stati trovati 700 euro nei suoi calzini. Non erano i proventi di una partita di droga ma i risparmi del suo lavoro da barbiere che metteva da parte e periodicamente inviava ai suoi familiari rimasti in Ghana. 

Joseph Ayimbora, anche lui ghanese, è l’unico sopravvissuto alla strage, perché ferito a una gamba ha finto di essere morto. Ha un permesso di soggiorno dal 1998, vive con una compagna e con la loro bambina nata in Italia. Ayimbora sta collaborando attivamente con le forze dell’ordine e gli inquirenti per la ricostruzione dei fatti e l’individuazione degli assassini.

IL PUNTO DI RITROVO DELLA MANIFESTAZIONE DI CASERTA E’ A PIAZZA FERROVIA ALLE 10’30

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