domenica 01 agosto 2010, 06:29

Viva i compagni piloti dell’Alitalia?

Chealitalia «Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia
commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo»

Ernesto Che Guevara

Eccoci qui a fare tutti il tifo per i compagni piloti dell’Alitalia, l’unica vera opposizione, l’aristocrazia del proletariato, la punta di lancia della rivoluzione che verrà. Perfino Gabriele Polo, con ammirevole spirito da crocerossina, oramai scrive sul Manifesto un editoriale in loro difesa un giorno sì e un giorno no.

Ma un comandante Alitalia non guadagna 175.000 Euro l’anno? E’ più o meno quello che guadagnano dieci insegnanti fatti fuori da Mariastella Gelmini e una cinquantina di immigrati fatti fuori dalla Camorra senza né pianto né stridore di denti.

Siamo tutti lì a preoccuparci perché Colaninno gli salvi un giorno di ferie in più e loro da privilegggiati dde destra quali sono continuano a fare la pipì fuori del vasino: “e mica siamo colf”, “e guardate che se ci stressate poi cascano gli aerei”. Poi si scusano, ma la cultura è quella che è…

Ma dove s’è vista mai una categoria che può rinunciare al 30% dello stipendio senza colpo ferire? A chi scrive, non so a voi, se gli tagliano il 30% dello stipendio poi nel giro di un mese gli tagliano pure la luce. Silvio Berlusconi disse che noi saremmo coglioni? E invece la verità è che i coglioni sono loro. In aprile l’hanno religiosamente votato tutti dal primo all’ultimo. Lui l’aveva giurato: “non un solo privilegiato perderà un benefit” e guarda con che moneta li ripaga! Gli dà perfino dei comunisti e di vero c’è che i comunisti sono preoccupatissimi in loro difesa.

Ma crocerossina non è solo Gabriele Polo. E’ proprio la sinistra (aggettivazione libera) che trepida sempre di sensibilità e parafrasa e ribattezza “Ernesto Che Alitalia”: «Siate sempre capaci di sentire dal più profondo della vostra tivù qualunque ingiustizia commessa contro qualunque privilegiato sia in grado di farlo sapere al mondo». Com’è possibile che si sia diventati così stupidi da preoccuparci di più dei piloti dell’Alitalia che di 150.000 posti persi nella scuola? Chissà perchè succede. Forse perché i problemi di chi sta peggio sono così inestricabili nell’attuale modello di sviluppo che, come in una rivista patinata, preferiamo preoccuparci dei piccoli drammi di chi ha avuto fortuna nella vita.

Ricorda di quando gli inglesi nel 1992 preferirono John Major a Neil Kinnock. Nonostante la grande maggioranza di loro stesse molto peggio che all’inizio dell’era Thatcher, ma alcuni stavano infinitamente meglio, l’illusione di poter agganciare l’ultimo biglietto della lotteria neoliberale risultò più attraente di rimetter su un po’ di stato sociale. Sarà per quello che volterianamente siamo tutti convinti che «non importa se guadagni dieci volte più di me, te ne fotti di chi lavora nei call center e pure degli operai di Alitalia e hai votato sempre per Forza Italia, ma io che sono di sinistra comunque darò la vita perché tu possa mantenere i tuoi privilegi».

E allora aiuto, poveri compagni piloti! Pensa se un qualsiasi governo se la prendesse davvero con le caste, con tutte le caste e castine incrostate nel pubblico come nel privato. Insorgeremmo! Ci vorrebbe Bava Beccaris! Pensa se facessero una battaglia vera e tagliassero del 30% i compensi dei militari all’estero, dei diplomatici, degli uscieri della Camera… staremmo tutti lì a compitare: “diritti acquisiti”, “diritti acquisiti” oppure tireremo fuori l’evergreen: “il problema è ben altro”. Pensa se davvero volessero abolire le province con quelle migliaia e migliaia di consiglieri inutili che dovrebbero cercarsi un lavoro vero: “lo spirito di servizio”, “la politica”, “il governo del territorio”. Sarà che in fondo speriamo sempre nell’ultimo strapuntino…

Pensa se un Evo Morales italiano dimezzasse lo stipendio suo e di tutti i deputati: “demagogico”, “demagogico”, “populista”, “populista”. Pensa se abolissero quei mangiapane a tradimento dei notai… Non ci si può mettere un impiegato del comune come si fa in mezzo mondo? No, assolutamente no. Può essere pericoloso toccare anche il più spudorato degli sprechi e il più scandaloso dei privilegi! “Si sa come si comincia e non si sa come si va a finire”. E allora: Viva i compagni notai! Viva i compagni piloti! Nel dubbio preferiremo sempre essere lì a difendere qualsiasi privilegio, qualsiasi privilegiato… l’ingiustizia… ce l’abbiamo nel sangue…



  • Stampa questo articolo
  • Invia quest'articolo via mail

- Vota cliccando su OK e Wikio, per saperne di più clicca qui -


RSS Feed for This Post 11 Commenti

  1. Kama | 23 settembre 2008 12:44 | Rispondi

    hai ragione Gennaro, ma l’agenda dell’informazione ormai la detta un nanetto arrogante e prepotente che pensa di essere il discendente diretto di Napoleone e si ostina a farsi eleggere in parlamento per poi non frequentarlo. Noi possiamo solo commentarle, le notizie e , da parte mia, sono solidale con i professori che rischiano il posto esattamente come lo sono per i dipendenti telecom e quelli Alitalia. Però conosco in parte la situazione di chi fa quel lavoro e a parer mio non è facile: non è facile avere il tuo posto di lavoro sempre e comunque a 10.000 metri d’altezza , esser sempore in giro , con i fusi orari , lontano da casa. Certo, prendono uno stipendio che molti di noi invidiano ! Ma a 60 anni li voglio vedere ! A me invece è piaciuta la strenua lotta per rivendicare le loro ragioni , criticando spesso giustamente le scelte sbagliate dei politici , la voglia di rimettere in piedi quell’azienda in cui non crede più nessuno .
    A me è capitato di assistere alla chiusura di un’azienda in cui ho lavorato e in quel caso i sindacati non hanno fatto proprio nulla ! questo per dire che anche ” a sinistra ” ci sono lavoratori di serie A e di serie B.

  2. Mario | 23 settembre 2008 15:22 | Rispondi

    Caro Gennaro
    mai come prima ho condiviso quanto hai scritto in questo post.
    Ti mando, giusto per conoscenza, un commento a caldo ad un post relativo alla crisi finanziaria USA e mondiale che ho inviato ad un altro blog. Come vedi tutte le opinioni si integrano e credo sia vicino il momento in cui qualcosina si possa cambiare.
    “Gli intoccabili.
    Si parla a più riprese di crack finanziario delle banche USA, di necessità di un’etica di mercato, del fatto che da anni ci stanno raccontando la favola del libero mercato, insomma sembra che finalmente siamo arrivati alla conclusione che la fine logica del capitalismo è l’autodistruzione e che non si possono mettere limiti all’ingordigia dell’uomo, come già la favola di Re Mida ci aveva insegnato qualche secolo or sono.
    Eppure io aggiungerei una nota al quadro già completo ed esaustivo sulle ragioni, i pregressi, gli effetti e le conseguenze di questa situazione: aggiungerei che mi farebbe piacere trovare, e segnatamente mi stupirebbe alquanto, qualcuno che decidesse di punire i fautori di questa rovina. I manager che da anni percepiscono uno stipendio misurato in centinaia di migliaia di dollari, che da anni stanno ricevendo dei bonus annuali basati su revenues di titoli inesistenti e soprattutto incalcolabili. Questi bellimbusti intoccabili dovrebbero restituire il maltolto, dovrebbero essere costretti a rinunciare alle loro indennità di licenziamento multimilionarie, dovrebbero essere obbligati a lavorare, per una volta nella vita, per guadagnare quanto andrebbe restituito. Nella certezza che nessuno stipendio proveniente da un onesto lavoro riuscirà mai a raggiungere i risarcimenti da restituire ai poveri e ignoranti cittadini, anch’essi accecati dal mito di Re Mida.”

  3. Gennaro Carotenuto | 23 settembre 2008 16:41 | Rispondi

    Ti ringrazio.

    Noto di passaggio che mentre Tremonti si atteggia a keynesiano, non si rileva alcuna dichiarazione degna di nota dal PD.

  4. Antonio Castellarin | 23 settembre 2008 17:21 | Rispondi

    Gennaro come qualche altra volta hai pisciato fuori. Non si puo’ essere tuttologi. Il tuo articolo e’ scritto da un qualunquista miserrimo. Come ben potrai controllare moltissimi tuoi articoli mi piacciono, quindi non e’ prevenzione. In Alitalia lavorano 18.500 persone piu’ 3-5.000 precari. Quanti di questi prendono 175.000 euro all’anno? Sono tutti piloti? Ci sono 23.500 piloti al massimo dello stipendio? Da un giornalismo partecipativo esigo dati e non qualunquismo. Pubblicami la tabella degli stipendi dei 23.500 dipendenti Alitalia e non di xx dirigenti o altro.

    E poi il punto principale non e’ questo, il punto principale e’ quello che non capisci o fai finta di non capire (non so cosa sia peggio) e’ quello relativo a “Siamo tutti preoccupati perche’ Colannino …….” se non capisci che in gioco all’Alitalia c’e’ il NUOVO MODELLO DI RELAZIONI INDUSTRIALI, il NUOVO MODELLO DI CONTRATTO, da girare immediatamente nella trattativa di Confindustria e Confederazioni, e’ meglio che di queste cose tu non scriva niente. Ci sono gia’ troppi qualunquisti in giro che scrivono.

    La partecipazione alla lotta, il non delegare ad organizzazioni che vogliono rappresentarmi, senza farmi partecipare alla scelta degli obiettivi, alla valutazione dei risultati, e’ un grande valore di democrazia. Gia’ solo questo e’ sufficiente per ritenere la lotta in Alitalia una bbbbbbbbbuona cosa. Ma c’e’ di piu’.

    Il fatto che si instaurino dei “rapporti” in cui l’unica scelta e’ “prendere o lasciare”, in cui il “rapporto” e’ uno a uno come nel 1700 (millesettecento) cioe’ 250 anni fa, in cui non e’ prevista nessuna presenza di organismi che i lavoratori si scelgono per CONTRATTARE le condizioni di lavoro, le paghe, i programmi per il futuro, ecc. a me fa venire i brividi, perche’ e’ la chiusura del cerchio del regime fascista che a livello politico gia’ e’ in stadio avanzato : (vedi lapide di Stazzena, XX Settembre, IO non faccio anifascismo IO lavoro, e moltissime cose che anche tu hai ben richiamato con tuoi articoli.

    Sicuramente, se tu potessi ascoltare i pensieri dei quadri e dirigenti della FIOM e della FLC, avresti sentito “… per favore non mollate, resistete ai baroni ladri (alias capitani coraggiosi), imponete una trattativa sulle vostre richieste. Se mollate voi, poi i sindacati gialli imporranno anche a noi quel modello di relazioni industriali”.

    Tutto questo non avviene nel vuoto siderale, ma giorni dopo la Caduta Del Muro di Wall Street (http://www.pagina12.com.ar/diario/economia/2-111730-2008-09-17.html e http://www.pagina12.com.ar/diario/economia/2-111911-2008-09-20.html ), nella casa dei fondamentalisti del mercato, dove si parla di spendere 1000 miliardi di dollari pubblici per salvare dei privati, e qui degli scalzacani o dei “centrosinistri” alzano lai al cielo contro interventi dello stato in salvataggio di una societa’ pubblica (penosi).

    Pertanto questo tuo articolo proprio non mi piace.

    P.S. Sono un metalmeccanico in pensione con una pensione a distanza stratosferica dai 175.000 euro, pero’ capisco che in una societa’ democratica vivo meglio rispetto a quella che che stanno cercando di cucirci addosso.

  5. Gennaro Carotenuto | 23 settembre 2008 20:51 | Rispondi

    Caro Antonio,
    visti i tuoi ottimi argomenti non credi che non ci fosse bisogno di insultarmi? Gli insulti in genere sono gli argomenti di chi non ha argomenti, dei Cotroneo, dei Cavallini…

    Comunque non sono d’accordo con te per varie ragioni. Innanzitutto perché io dei piloti parlo, dei piloti che per esempio differenziando continuamente la loro situazione rispetto al resto del personale “non privilegiato”.

    Inoltre non sono d’accordo col legare sempre situazioni particolari a battaglie generali. Se fallisce l’Alitalia non finisce il mondo. Invece se finisce la scuola pubblica sì.

  6. Raffaele Della Rosa | 24 settembre 2008 00:50 | Rispondi

    Scusate ma il fatto che
    1)la “cordata” CAI sia capitanata da Roberto Colaninno, e comprenda anche mi sembra un Berlusconi ed un Ligresti, e che il ministro dell’industria del governo ombra (di re sole Berlusconi) sia tale Matteo Colaninno, di Roberto….
    2) che si socializzino i debiti e si voglia dare alla CAI una compagnia risanata, con gli slot (i diritti di decollo/atterraggio) in vari aeroporti valutati intorno a partire da 500 mln di € da alcuni ….. e fino a 900 da altri (fonte “L’ESPRESSO n 38) inclusi ma del cui valore e destino nelle trattative non si fa menzione….
    3) che, l’incaricato di stabilire l’attuale valore di Alitalia (advisor), sia la Banca Leonardo, di cui sono azionisti Ligresti, Benetton e Tronchetti Provera, guarda casa membri della CAI…..
    beh mi sembrano fatti un po’ più succulenti del contratto dei piloti.
    Insomma il marcio a cui fare riferimento c’è e non è principalmente il contratto dei piloti.
    Non è un caso che Paolo Maras dell’SDL (sindacato dei lavoratori, una delle sigle del sindacalismo di base comunque di sinistra) punti a ridare la palla in mano al commissario. Non perchè Fantozzi sia personaggio di particolare correttezza. Ma perchè deve operare in regime di vincoli e trasparenza (certo relativi) più stretti di quelli “politici” degli accordi CAI-Sindacati, mediati da un governo che è parte in causa, e non solo per una storia di immagine.
    Ed allora si vedrà che quello che è in ballo non è il quanto, qui ed ora, ma la poca credibilità di un piano industriale fumoso ed inesistente.

    Insomma si paventa che alla CAI venga regalata la polpa, che una volta adeguatamente succhiata e fatta sparire (pensate alla scarsa rilevanza penale del falso in bilancio), verrà ceduta o intera o a brandelli, a qualche altra compagnia interessata, con il personale più vecchio di due tre o quattro anni di nuovo gettato nell’incertezza riguardo al posto di lavoro.

  7. Raffaele Della Rosa | 24 settembre 2008 01:01 | Rispondi

    Pensiamo poi ai lavoratori dell ATITECH di Capodichino, più di dieci anni di eccellente manutenzione, senza che i velivoli passati per le loro mani abbiano mai avuto un problema, come sottolineano con più che giusitificata fierezza…circa un migliaio di persone che sono in quanto complesso un patrimonio di sapere tecnico non indifferente la cui dispersione lascerà Napoli e la Campania ancor più immiseriti…
    Tytti soldi caro Gennaro sottratti alle tasche dei cittadini, NON DI TUTTI MA SOLO DI QUELLE CHE PAGANO LE TASSE, sottratti ad usi più profiqui quali per esempio gli investimenti nel campo della formazione e dell’istruzione.

    Ad Antonio Castellarin vorrei suggerire di rendersi conto che, tranne rarissime eccezioni, tra cui lui, il linguaggio che usiamo anche nelle polemiche, non per diplomazia ma per senso pratico, è ben diverso dal suo.

    Avere un atmosfera serena significa poter concentrarsi maggiormente sulla sostanza dei problemi ed essere meno esposti alla tentazione di polemiche assurde, di elaborare ingiurie e battute più taglienti di quelle dell’interlocutore per “non perdere la faccia”.
    Il fatto che il moderatore ed il “padrone” del sito coincidano rende più difficile la cosa. Per una ragione di buon gusto e di stile Gennaro non se la sente di censurare chi lo ingiuria. Ma un certo modo di polemizzare, se non proprio tutti, infastidisce stanne SICURISSIMO molte e molti di noi.

  8. Antonio Castellarin | 24 settembre 2008 08:15 | Rispondi

    Non voglio fare una chat, ma una risposta e’ dovuta.

    Hai ragione sulle offese che e’ meglio evitarle.

    Non parli solo dei piloti quando scrivi quello che io ho citato (parli della “trattativa”), e i piloti sono una piccola minoranza sul personale complessivo, e a quei livelli di stipendio una minoranza della minoranza.

    Sulla generalizzazione, questa e’ centrale perche’ la “trattativa” Alitalia avviene ora, mentre c’e’ quella sul MODELLO CONTRATTUALE, e’ una generalizzazione che e’ causata dal momento temporale in cui avviene.

    Questo non toglie nulla che i problemi della scuola ora, nel breve periodo anche quelli della sanita’, siano centrali per TUTTI i cittadini italiani, e che tutti i cittadini italiani debbano mobilitarsi su questo.

    Non capisco l’inerzia con cui il sindacato (non l’amarillo) non organizzi una mobilitazione generale vista la gravita’ dell’attacco occupazionale e quello alla scuola pubblica. Il livello di …….. (vulnus? non mi viene la parola) e’ pari a quello sull’articolo 18 e merita una risposta uguale o superiore.

  9. Gennaro Carotenuto | 24 settembre 2008 09:03 | Rispondi

    Continuo a sostenere che una cosa sono gli operai dell’Atitech e un’altra i piloti.

    Che sono quelli con una cultura sindacale così forte da scioperare in massa presentando certificati medici falsi: VERGOGNA!

    Per i piloti Alitalia (che sono pronti a vendersi la madre, non solo l’Atitech) e SOLO PER LORO, ci vorrebbe uno come Ronald Reagan con i controllori di volo.

    Poi su tutto il resto coincidiamo.

  10. Flavio | 24 settembre 2008 14:54 | Rispondi

    L’Alitalia ha dato da mangiare a me e alla mia famiglia per anni, finchè mio padre gettò la spugna, disgustato da un’azienda che serviva solo a coltivare clientele e non clienti. Era il 1976.

    Oggi non riesco a non pensare che, per un’azienda che è rimasta pervicacemente attaccata a una modalità di relazione con il mondo sociale ed economico oramai del tutto anacronistica, sia giusto il fallimento.

    I libri in tribunale potranno sgombrare il campo da quella rete di lacci e laccuoli che bloccano la situazione.

    Se i piloti italiani sono così ben pagati, allora che problema c’è? Se ne troveranno di meno esosi sul mercato internazionale.

    Gli italiani continueranno a dover/voler volare, per cui lo spazio per un recupero di una certa quota di lavoratori ci sarà certamente. Riutilizzare gli impianti già presenti e i lavoratori già esperti è sicuramente più economico che formarne di nuovi.

    La capacità di calcolo del profitto personale di chi dovrebbe pensare a governare il paese è pari solo alla subservienza dei mezzi di (dis)informazione, mentre i veri padroni del paese, doati o no di ruoli pubblici elettivi, continuano a condurre il carrozzone italiano giù per la china, ben attenti a trasferire i proventi delle lor azioni di “capitani coraggiosi” in luoghi più attraenti, oiliticamente, climaticamente, fiscalmente…

    Ma guarda se devo finire a fare il paladino del libero mercato…(adesso, poi).
    Flavio

  11. Antonio Castellarin | 28 settembre 2008 15:58 | Rispondi

    Fuori tempo massimo.
    CVD. Speravo tanot di essere smentito dai fatti, ma COME VOLEVASI DIMOSTRARE.

    Sulla immendita trasposizione nella trattativa del MODELLO CONTRATTUALE
    “…..«Auspico che lo stesso atteggiamento avuto con Alitalia, la Cgil lo tenga anche sul nostro tavolo sulla riforma del modello contrattuale». Così la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, aveva commentato due giorni fa la firma della Cgil sull’accordo per la rinascita della compagnia di bandiera……” dal Manifesto del 27.09.2008 http://abbonati.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Settembre-2008/art24.php3
    Sulla rappresentanza e la democrazia
    “….Un contratto solo aziendale, dunque, gestito con una rsu in cui un terzo dei delegati è nominato direttamente dai sindacati confederali; e dove «la proprietà» avrà aggio di giocare gli uni contro gli altri gli interessi differenziati tra i lavoratori, a seconda delle figure professionali…….
    Alle ovvie obiezioni della delegazione trattante, Colaninno rispondeva serafico «del resto è in corso la revisione delle relazioni industriali in Italia», e a questa norme ancora non scritte – ma in discussione tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil – intendeva improntare lo startup della «nuova Alitalia».

    L’incomprensibilità della vicenda a questo punto scompare. La vendita di Alitalia a Cai è stata semplicemente l’« esperimento su un corpo vivo» delle regole che verranno imposte a tutte le categorie di lavoratori da oggi in poi…. http://abbonati.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Settembre-2008/art22.php3

    Sui sindacati gialli (CISL e UIL)
    “….Due cose si sono potute notare: neppure un solo parlamentare si è avvicinato loro durante tutta la mattinata; i delegati trattanti sono usciti più volte per aggiornare i colleghi in attesa nella. Prassi sconosciuta ai Bonanni o agli Angeletti, in tutto l’arco della «trattativa». …”
    http://abbonati.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Settembre-2008/art23.php3

3 Trackback(s)

  1. Da Quando sento che il lavoro di questo sito serve a qualcosa : Giornalismo partecipativo | set 24, 2008

RSS Feed for This PostInvia un commento

Devi essere registrato per inviare un commento.