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Afroitaliani: squilli di rivolta per la dignità

tracychapman Don’t you know they’re talking about a revolution
It sounds like a whisper

Tracy Chapman

Per due volte in pochi giorni, a Castelvolturno e a Milano, degli afroitaliani sono stati ammazzati da italiani. Non è la prima volta e a due passi da Castelvolturno, a Villa Literno, fu assassinato nel 1989 Jerry Esslan Masslo, il primo omicidio razzista in Italia. Ma la novità è che per due volte in poche ore i negri* d’Italia sono scesi in piazza, hanno protestato e hanno causato incidenti.

Poca roba in realtà, qualche cassonetto bruciato e qualche auto sfasciata nel casertano, ancora meno a Milano. Ma per due volte in poche ore hanno gridato che in questa Italia oppressiva prima ancora di essere repressiva, che pretende di farli sentire diversi, inferiori, ospiti indesiderati in ogni secondo della loro vita, che pretende di sfruttarli sul lavoro e quando pagano l’affitto, ma poi li pretende invisibili, e che non smette di discriminarli e criminalizzarli neanche quando vengono ammazzati dagli italiani, loro vogliono solo essere cittadini e non vogliono più abbassare la testa.

A Castelvolturno la rabbia dei negri era dovuta ad un massacro di camorra, il più grave causato dalla criminalità organizzata italiana da anni, con quello di Duisburg nel 2007. Dopo la strage, oltre a dover piangere i loro morti, avevano dovuto prendere atto che tutti erano stati già condannati per direttissima dai media italiani: tutti delinquenti, tutti spacciatori. I negri, anche quel 99% che si spezza la schiena da sole a sole nei campi di pomodori per pochi spiccioli, sono tutti delinquenti.

Per i media (ma quando li processeremo davvero?) non c’è stato mai dubbio: è stato un regolamento di conti. Come se la camorra fosse un giudice infallibile, come se essere ammazzati dalla camorra equivalesse ad una sentenza definitiva di condanna, come se le raffiche di AK dei casalesi confermassero quello che gli italiani pensano da sempre: che tutti i negri sono delinquenti e che se ne devono andare.

Tutto indica invece che i casalesi hanno sparato nel mucchio, un negro vale l’altro per gli italiani e quindi un negro vale l’altro anche per i casalesi. Ci stupiamo? Ma se il clan camorristico dei casalesi ha davvero sparato nel mucchio, per dare una lezione ai negri, uccidendo il giusto per il peccatore, allora quella di Castelvorturno non è (solo) una strage di camorra: è la prima strage di razzismo in Italia. Sei negri ammazzati in quanto tali perché se ne vadano tutti, come quando i neonazisti tedeschi danno fuoco agli ostelli.

E il paradosso è che quei ragazzi neri di Castelvolturno che bruciano cassonetti per chiedere giustizia, per gridare l’innocenza dei loro amici, lo fanno anche per sostituirsi agli italiani che hanno rinunciato ad esigere rispetto e giustizia. Non vogliono i negri i cittadini di Castelvolturno ma abbassano la testa di fronte al camorrista. Come successe con gli ebrei, se la prendono con il negro, il male che ritengono esogeno, perché non hanno la forza di prendersela con quello endogeno, la camorra. E allora sono i negri, i delinquenti, i clandestini, a chiedere più Stato. Si fanno domande semplici, ma sono quelle che gli italiani non sanno più farsi: dov’è lo Stato a Castelvolturno? Perché lo Stato lascia il territorio nelle mani della camorra? Perchè non abbiamo diritti? Quale percorso di integrazione ci offre l’Italia? A chi conviene farci rimanere clandestini? Perché dobbiamo lavorare, vivere e morire così?

A Milano, per uno dei più efferati omicidi da decenni, un ragazzino afroitaliano con la pelle nera massacrato a sprangate da due commercianti, il processo è simile. Era un ladruncolo Abba, aveva rubato dei biscotti dicono gli assassini, come se fosse un’attenuante. Era un ladruncolo, aveva rubato dei biscotti, ripetono come pappagalli i giornali e i tigì senza professionalità, né etica, né decoro, né vergogna.

E devi perdere tempo a spiegare che quella è solo la versione degli assassini e devi perdere tempo a spiegare che i giornali sono falsi, tendenziosi, infamanti e pericolosi a dare la versione degli assassini come oro colato. E devi perdere tempo a spiegare che mentre dei biscotti rubati non vi è conferma ed è sempre più solo la versione degli assassini, le telecamere confermano la metodicità della barbarie: decine di metodiche sprangate fino a lasciare esanime quel ragazzino dalla pelle nera. Altro che rissa, altro che biscotti, altro che un solo colpo partito alla cieca, come hanno cercato di farci credere: quello di Abba è stato un metodico omicidio di bianchi accecati dall’odio razziale.

E deve proprio ribollirti il sangue a 18 anni se ti ammazzano un amico a sprangate e poi cercano pure di farlo passare per un delinquente. Delinquente come tutti i negri. Tornino a casa loro. E allora eccoli quei negri milanesi, italiani di seconda generazione, afroitaliani ovvero cittadini ma di serie B, come quelli della banlieu francese. “Bianchi bastardi” gridano per la prima volta, ma soprattutto gridano “italiani ignoranti” ed è un flash in faccia che ci fotografa come paese. E quel flash ci fotografa con gli occhi rossi; di odio. Italiani ignoranti, sempre più instupiditi dalla propaganda della paura e dell’odio, obbligati a cercarsi un nemico al quale dare la colpa di una vita e di un paese grigio e arretrato. “Italiani ignoranti”, lo gridano con l’accento milanese. Gridano che sono italiani come noi ma che sono esasperati di essere guardati male ogni volta che scendono in strada, ogni volta che vanno a fare la spesa e si vedono sospettati come ladri, ogni volta che vogliono andare a divertirsi e vengono trattati come abusivi.

Anche gli afroitaliani milanesi vogliono solo che vengano rispettati i loro diritti. Come gli immigrati di Castelvolturno vogliono solo essere trattati come cittadini. In quei cassonetti bruciati e in quel “italiani ignoranti”, in questo scendere in piazza che per la prima volta si fa aggressivo, c’è anche una presa di coscienza classica. Hanno capito che nulla gli sarà concesso, che tutto dovrà essere conquistato con la lotta, come nulla è stato concesso e tutto conquistato in 180 anni di storia del movimento operaio. Gli afroitaliani hanno capito che devono conquistarsi il loro posto di cittadini e sono disposti a lottare. Hanno capito che è la battaglia di civiltà più importante, e hanno capito quello che gli italiani hanno dimenticato: che solo in un paese che progredisce e che si apre e non in uno che regredisce e si chiude, c’è futuro.

Sono gli afroitaliani, e se fossero anche la parte sana di questo paese?

* Chi scrive usa il termine negro per scelta, proprio perché discriminatorio, proprio perché strida anche a quelli che si sentono la coscienza a posto solo per elidere una “g”.

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27 Responses to Afroitaliani: squilli di rivolta per la dignità

  1. Rudi Menin 21 Set 2008 at 11:32 #

    Analisi impeccabile, anche se qualche distinguo sui media lo farei. L’ ottimo Davanzo ieri e oggi su Repubblica nella descrizione del fatto, Enrico Pugliese oggi sul manifesto sul come è stata data la notizia in pasto all’ opinione publica, con onestà intellettuale ci hanno fatto conoscere una realtà spesso omessa dalla stragrande maggioranza dei media. Non c’è molto altro da dire oltre la lucida analisi di Gennaro, il periodo che stiamo vivendo è questo: non solo recessione economica, anche regressione culturale-educativa, ma, mentre nel primo caso la percezione è ben diffusa, per il secondo c’è il buio più totale. Non so se il razzismo sia un fenomeno inerente alla natura umana e quindi, come tale, non neutralizzabile, certo è che lavorare sulla componente umana che ci distingue dalla restante popolazione animale, l’ intelletto, aiuterebbe a limitarne l’ applicazione. Se i figli di molte famiglie sentono continuamente discorsi del tipo ” i negri puzzano”, “i negri portano malattie”, “i negri sono solo dei selvaggi”, “i negri rubano, delinquono, violentano”, esultano quando una carretta del mare affonda con degli esseri umani che annegano (ebbene sì, e non sono casi isolati, poi alla domenica molti di questi vanno anche in chiesa…), cosa volete che assorba la mente di quei giovani in età molto vulnerabile per la formazione dei propri pensieri ?? Falsi stereotipi, pregiudizi, vacuità emotiva, convinzione di appartenere ad una razza superiore. Il pensiero dominante, che si voglia o no, è questo e coloro che lo sostengono sono fedeli sostenitori di chi fino a ieri andava alla manifestazione nazista, poi vietata, gridando: “io no nazi, io padania libera, io no bastonen, io solo libri…”. Come lo sarà sicuramente la moglie di quei due barbari assassini di presunti “ladri di biscotti” che non perde occasione per dimostrare tutta la sua crassa ignoranza nei maldestri tentativi di auto-assoluzione del proprio nucleo familiare. Da ridere, ma soprattutto da piangere.

  2. Gennaro Carotenuto 21 Set 2008 at 12:21 #

    Caro Rudi, il Manifesto è altra cosa e su D’Avanzo hai ragione, si è messo in macchina ed è andato a vedere. Ma trovami un Tg…

  3. altrestorie 21 Set 2008 at 12:46 #

    Concordo con l’analisi generale, ma io sono della zona.
    Il litorale di Castelvolturno, con le sue immense pinete e le villette abbandonate da tempo è una sorta di enclave nigeriana. Sono loro che spacciano e che controllano la prostituzione della zona. Non i neri, ma i nigeriano solo. La maggior parte degli altri lavora nei campi e si fa un culo enorme e spesso sono anche loro vittime della prepotenza dei nigeriani.
    I nigeriani spacciano per conto della camorra, ma gestiscono in proprio la prostituzione, pagando una quota ai casalesi.
    Dopo gli arresti nei clan c’è una ristrutturazione interna del potere.
    Non credo che abbiano sparato nel mucchio. E’ possibile, ma resta il fatto che il segnale non è di tipo razzista.
    C’entra il controllo del territorio. La riaffermazione di una supremazia.
    Probabile che con gli arresti i nigeriani hanno pensato di mettersi in proprio.
    La camorra gli ha fatto capire che, per ora, comandano loro. E l’altro messaggio è di tipo interno. in un momento di vuoto di potere, qualcuno sta tentando la scalata al vertice della holding casalesi.
    Purtroppo quella realtà non è descrivibile se uno non la conosce davvero, se non la vede con gli occhi propri.
    Ciò non muta il fatto, anche se spacciatori, i fatti successi raccontano un fenomeno nuovo: gli immigrati alzano la testa e chiedono rispetto.
    E forse è un bene in un paese appiattito dove nessuno più protesta per niente. Assuefatti a tutto. Anche alle stragi di mafi.
    I “bianchi” avrebbero dovuto scendere con i “neri”, perchè non è tollerabile che si compiano simili massacri in un paese civile. Qualunque ne sia la causa.

    giuseppe galluccio
    http://www.altrestorie.org

  4. altrestorie 21 Set 2008 at 12:57 #

    Sorry, ho letto solo ora l’articolo di D’Avanzo. Lui dice che erano ghanesi.
    Se è cosi, hanno davvero sparato nel mucchio ed è più complicato trovare il motivo.
    Quindi il mio commento di prima, non vale.
    Con al roba che gira da quelle parti (crack e cobret) è anche possibile che, quelli che hanno sparato, erano completamente fuori di testa e che si siano voluti “divertire”. I nigeriano non li toccano, perchè spacciano per loro. Ed il giro di farri dello spaccio è enorme. Non vengono solo da Napoli. Negli ambienti dei tossici sono anni che si sa che nelle pinete, i niri tengono la roba buona, a prezzi più bassi.

    gg

  5. Gennaro Carotenuto 21 Set 2008 at 13:18 #

    Vedi Giuseppe, il fatto che tu stesso che sei, informato, impegnato e della zona non sapessi che non erano nigeriani è esemplificativo della gravità della situazione informativa.

    PS Ammesso e OVVIAMENTE non concesso che tutti i nigeriani siano narcos

  6. Annalisa Melandri 21 Set 2008 at 13:26 #

    “I nigeriani spacciano per conto della camorra, ma gestiscono in proprio la prostituzione, pagando una quota ai casalesi”

    e non mi sembra che sia proprio gestire in proprio la prostituzione, casomai una sorta di subappalto e comunque sia è sempre uno sfruttamento della miseria altrui e sono semopre i bianchi che sfruttano i neri, siano essi (i bianchi) camorristi, casalesi, o ricchi imprenditori del nordest non fa differenza.

  7. lembo11 21 Set 2008 at 14:00 #

    è importante che ci sia stata una ribellione alla luce del sole, con modalità simili (la visibilità, la strada) ma difficili da assimilare. A Castelvolturno c’erano i neri da soli, a Milano associazioni,partiti e gli amici di Abba, che hanno poi scelto di uscire dalla nobile ma routinaria manifestazione perchè non bastava a confortare la loro rabbia. E nemmeno la mia, aumentata dal titolo di Liberazione di oggi. Perchè i 50000 antirazzisti erano forse nei sogni, non certo in piazza a Milano.

  8. Gennaro Carotenuto 21 Set 2008 at 14:19 #

    Caro Lembo,
    tocchi un nodo che mi preoccupa da sempre. Questa cosa la scrivevo addirittura nel 2003. Evidentemente quelli di Liberazione non imparano mai.

  9. Destrosio Al Magnesio 21 Set 2008 at 15:36 #

    Per dovere di cronaca, Dagospia riporta (tra l’altro in primissima pagina a quest’ora) un articolo di Roberto Galullo del Sole 24 Ore, che e’ un po’ meno umanista nella sua tesi, dove in sostanza tutto si riduce ad un conflitto tra camorra e criminalita’ nigeriana.

    Boh.

  10. altrestorie 21 Set 2008 at 16:43 #

    Non ho avuto il tempo di leggere e sono rimato alle prime notizie che erano nigeriani.
    Il problema informativo in Italia è tra i più gravi del paese. Se il razzismo sta aumentando è soprattutto per l’informazione scorretta che costruisce false paura e soffia sull’odio.

    Per rispondere ad Annalisa, la situazione dei Nigeriani è un po’ particolare. Il traffico di ragazze lo organizzano in proprio, cosi come gli albanesi. usando i canali della camorra e della mafia per il trasporto a cui pagano il pizzo, almeno al meridione, al nord non so.
    Anche per la droga godono di una situazione di privilegio. Si sono insediati nelle pinete di Castelvortuno che è territorio loro. Lo controllano militarmente. Comprano la droga dalla camorra e la rivendono in proprio a differenza di altri che spacciano alle dirette dipendenze della camorra.
    Ovviamente il grande traffico, le coperture politiche, la volontà del proibizionismo che ingrassa le mafie non è roba da nigeriani, ma da bianchissimi pezzi di m….
    giuseppe galluccio

  11. altrestorie 21 Set 2008 at 17:37 #

    Se non sono nigeriani ma ghanesi come dice D’avanzo, il conflitto tra delinquenti non esiste. O comunque è molto improbabile. Ma c@##o possibile che in questo paese non si riesce manco a sapere con certezza la nazionalità di uno morto ammazzato? Ma ‘sti giornalisti si informano o scrivono a capocchia
    giuseppe galluccio

  12. Raffaele Della Rosa 22 Set 2008 at 06:03 #

    Per Giu Galluccio. Non si riesce a sapere con sicurezza il paese di provenienza perchè sono costretti ad entrare ed a vivere da clandestini.
    Ed il paese che dichiarano è in funzione della possibilità di ottenere lo status di rifugiato umanitario.
    Sulla storia dei nigeriani concordo con Annalisa. Vi sono moltissimi di loro che lavorano, altri spacciano o fanno i papponi. E’ un po’ come la mafia italiana negli USA. I mafiosi sono tutti italiani ma non tutti gli italiani ecc.
    Sul definire RAZZISTA o meno il motivo della “mattanza”….Se si estende molto la definizione di ciò che è razzista, vabbé…..ma se si intende che gli stragisti hanno operato con la stessa cultura del KKK, allora non sono d’accordo.
    Si tratta comunque di un’operazione camorristica che, pur prescindendo dalla malavitosità di uno o più degli assassinati, potrebbe avere voluto lanciare un avvertimento alla comunità ghanese(non in quanto ritenuta razzialmente inferiore) ma per terrorizzarla ed annichilirla per questioni di pizzo ecc. ecc.
    Almeno tre degli assassinati erano ben conosciuti presso il Centro Sociale ExCanapificio di Caserta, “tutta gente con i calli alle mani” ha detto davanti ai media Basile, il portavoce del Centro.

  13. Raffaele Della Rosa 22 Set 2008 at 06:27 #

    A Castelvolturno da parte deli “indigeni” di solidarietà aperta non se ne è vista poi molta. L’ostilità se non clamorosa è comunque palese negli sguardi di antipatia e di collera che ti lanciano addosso quando ti vedono in compagnia di africani o, peggio, riuniti con loro a discutere, fare assemblee volanti. Parlo per diretta esperienza personale.
    Ma anche qui non credo utile fare di ogni erba ecc.
    Però bisogna dire che dal medico, Renato Natale, che è stato anche sindaco di un comune della zona, il cui nome non ricordo, alla missione dei padri comboniani sulla Domitiana, all’intervento del Centro Sociale ExCanapificio all’ass. “Nero e non solo” dell’ARCI, non mancano iniziative di sostegno. LA CITO PER ULTIMA MA SOLO IN ORDINE DI CITAZIONE. Dall’assassinio di Jerry Maslo nell’ormai lontano 1989 in poi il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, ha fatto dell’affiancamento alle lotte degli immigrati un pilastro della propria azione vescovile. Sempre in piazza a Caserta ad ogni corteo, sempre a prodigarsi in mediazioni, talvolta estenuanti con gli organi di polizia e con i poteri locali e nazionali. Sempre prontissimo ad offrire copertura e supporto a chiunque si schierasse a difesa dei diritti dei migranti. A PRESCINDERE DAL COLORE POLITICO E DALL’ESSERE O MENO CREDENTI.
    E’ del resto lui il vescovo del quale Pisanu, allora ministro degli interni, suggerì pubblicamente la rimozione, quando Nogaro definì vittime i morti di Nassirya, rifiutandosi sempre di chiamarli eroi.
    Tutto questo però non può supplire al minoritarismo del quale soffre in questo momento la cultura di sinistra in Italia….
    Solo partendo da un’analisi di questo nostro essere minoranza, riflettendo spietatamente sulle nostre carenze, sugli sbagli commessi, rifuggendo da ogni dannoso trionfalismo ogni qualvolta conquistiamo (o riconquistiamo) una piccola posizione.
    La storia siamo noi, la storia ci “colpisce”, siamo in scena, COMUNQUE, ci piaccia o meno.

  14. foscalontana 22 Set 2008 at 15:36 #

    Concordo in toto, con l’analisi dell’amico Raffaele. Non che i mafiosi, non siano razzisti (lo sono anche tra di essi), ma quando si tratta del ‘bussiness,’ poco gli interessa se i loro interlocutori siano neri, gialli o del KKK.
    Mi è parsa più che altro, una vendetta di tipo trasversale.
    Ovviamente posso sbagliarmi.

  15. Gennaro Carotenuto 22 Set 2008 at 15:51 #

    Per carità, non voglio insistere con Fosca e Raffaele che stimo entrambi molto, ma non sono d’accordo.

    Quello di Castelvolturno è un modello terroristico di sparare nel mucchio e fin qui ci siamo. Ma proprio Fosca tu parli di “vendetta trasversale”. E cos’è la vendetta trasversale se non colpire qualcuno vicino a chi si vuole colpire veramente?

    Ma un immigrato togolese o ghanese è vicino a un trafficante nigeriano solo guardandolo con il prisma del razzismo. E’ esattamente lo stesso meccanismo per il quale se un romeno uccide Giovanna Reggiani allora andiamo a cercare un romeno a caso e lo riempiamo di botte in quanto romeno.

    Poi è evidente che prevalga l’elemento economico criminale, ma il ragionamento che ha fatto la Camorra nel colpire degli immigrati a caso, a mio modo di vedere è anche razzista proprio perché li colpisce in quanto neri, in quanto immigrati.

  16. altrestorie 22 Set 2008 at 18:10 #

    Stavolta non sono d’accordo con te Gennaro perchè la camorra se ne frega se sei bianco o nero. Dove abito io alcuni anni fa, ci fu la strage di S.Alessandro. Uccisero 6 persone e quattro rimasero feriti, spararono fra la gente. Uno dei morti fu un passante.
    Che poi i camorristi siano anche razzisti e se ne fregano dei negri è vero. Ma se ne fregano anche dei bianchi.
    Omicidi plurimi sono la regola nel napoletano e nel casertano. Torre Annunziata conta un 30 morti nell’ultimo anno…tutti bianchi fuori (ma sozzi dentro!). Le faide a Scampia hanno fatto decine di morti compresa una ragazza che torturarono e bruciarono viva.
    Se anche lo scopo era mandare via i negri, non è per motivi razziali, ma perchè sono esposti e attirano la polizia. ma fanno la stessa cosa con i tossici nelle zone troppo in vista, con i ladruncoli che non rispettano il territorio.
    Bianchi, neri o gialli non conta molto.

    Ma la camorra non compie vendette trasversali di questo tipo, perchè i nigeriani se ne fregano se ammazzano dei ghanesi, non costituisce nessun segnale per loro.

    Il razzismo sta nel dire che quelli erano spacciatori senza manco accertarsi se erano nigeriani o ghanesi. E la mia notazione era rivolta ai giornalisti che, clandestini o meno, prima di costruire un pezzo dovrebbero accertarsi della nazionalità.
    Perchè a seconda se erano ghanesi o nigeriani la lettura dell’episodio può cambiare completamente aspetto.

    Se sono ghanesi è possibile che abbiano fatto la strage solo per dimostrare di essere feroci, magari perchè la gente del posto si lamenta dei niri senza distinguere tra quelli che lavorano e quelli che delinquono.
    Insomma le possibilità sono diverse..ma se è una questione di camorra, di affari, il razzismo c’entra poco.

    L’importante che si siano ribellati, cosa che non fanno manco i bianchi ormai. Manco per le stragi. E c’è bisogno come il pane di gente che protesta, che si ribella, che si scontra con i poteri..”legali” ed illegali.

    gg

  17. foscalontana 22 Set 2008 at 21:59 #

    Certo Gennaro.Credo però,che nel caso dei mafiosi, sia più importante “l’elemento economico criminale”.Tant’è che le alleanze con le altre mafie (penso a quella cinese)si basa su presupposto degli affari,rispettando le regole (territorio, sovranità ecc…).
    Per questo motivo, non mi trova d’accordo l’analisi nella parte finale di giuseppe galluccio,che sia stata una lezione ai ‘niri’,su richiesta della gente del posto. Per questo ci sarebbero stati altri metodi, che quello di sollevare un tale polverone da far “puntare gli occhi addosso”.
    Penso che la ‘lezione’,sia stata impartita per un problema attinente alla sovranità territoriale.Del ‘rispetto’ delle regole poste dalla sola autorità riconosciuta, e l’unica deputata a farle osservare.

  18. Annalisa Melandri 23 Set 2008 at 00:03 #

    Infatti è anche quello che sostiene Saviano.

  19. marino patti 23 Set 2008 at 10:36 #

    Con l’articolo di Saviano – tra l’altro – finalmente veniamo a conoscenza di nome, età e nazionalità delle persone uccise.

    “Muoiono
    Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni,
    liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato
    con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano
    forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove
    capitava, e pure nella sartoria”.

  20. Gennaro Carotenuto 23 Set 2008 at 10:47 #

    Fai benissimo a farlo notare.

    Faccio io notare un’altra cosa. Ieri Marc Innaro, corrispondente in Egitto della Rai diceva: “i rapiti sono cinque turisti tedeschi, cinque turisti italiani e una donna rumena”.

    Mi ha ricordato Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”: “Ah, napoletano… Emigrante?”

  21. altrestorie 23 Set 2008 at 11:06 #

    Fosca, io no ho detto che è cosi, avanzavo delle ipotesi.
    Per capirci, a mò di esempio, la camorra può decidere che quel mercato rionale dà fastidio è lo manda via; può decidere che quell’impresa crea problemi e ci mette una bomba, può decidere che i gli immigrati siano troppi e , visto il clima anti negri, attirano le forze dell’ordine, cosi decide di mandarli via con le buone o le cattive, può decidere di ascoltare i lamenti della popolazione indigena e dimostrare che loro possono tutto.
    Ed è possibile che sei matti fuori di testa, imbottiti di coca o peggio di crack, hanno deciso di divertirsi a modo loro.
    E ti assicuro che queste cose da queste parti capitano. Molto più spesso di quello che si creda. Magari in maniera eclatante.
    Magari si ammazza uno per uno sguardo perchè si deve dimostrare a qualcuno di essere in grado di farlo.
    Lo dico solo per evidenziare quanti siano i possibili moventi.
    E perchè resto convinto che la molla della camorra non è il razzismo inteso alla leghista o come i naziskin che vanno a picchiare i neri, i gialli, i diversi….
    La camorra si muove per altri scopi.

    Beh almeno ora siamo sicuri che sono ghanesi ed il regolamento di conti regge poco.
    gg

  22. Annalisa Melandri 23 Set 2008 at 11:38 #

    Sì caro Marino, ma con l’articolo di Saviano secondo me, e questo è più importante a questo punto, sappiamo anche i nomi dei killer:

    “I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un’anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d’Europa. Se la racconteranno così.

    Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all’impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka”.

    e sarebbe una buona cosa diffondere in ogni sito, in ogni blog, dappertutto, questi nomi, perchè venga meno intorno a loro la rete di omertà e silenzio che li protegge e che sta affossando la Campania.

  23. foscalontana 23 Set 2008 at 15:11 #

    Certo, Giuseppe. Anch’io, ho scritto che le mie analisi,sono opinabili. Di più. Pro-vengo da una terra (la Sicilia) dove,l’odocre acre del sangue ti as-sale le narici, bruciandole.E fin da piccola/lo,impari a leggere segni, codici,simboli.E anche se ciò che leggi non ti piace, ti aiuta a capire. Forse, a sopravvivere.

  24. emanuele 23 Set 2008 at 19:48 #

    In merito alla donna rumena che in quanto rumena non poteva essere turista, ne faccio notare una di segno inverso: quando c’è stato l’attentato all’ambasciata Usa nello Yemen la notizia è comparsa sull’Ansa e sulle principali agenzie con un grassetto che recitava “attentato[…]16 morti”.
    Poi leggendo la notizia più completa si scopriva che 6 morti sono attentatori suicidi, 6 sono militari di guardia all’ambasciata e 4 erano personale non statunitense. Certo titolare 16 morti sarebbe ineccepibile se i media facessero sempre così, se cioè trattassero la notizia come un fatto. 16 morti sono 16 morti, punto.
    Però data in questo modo la notizia si presta ad un evidente gioco psicologico perchè chiunque legga al volo che in un attentato ci sono stati 16 morti pensa in automatico che siano tutti vittime civili. Se poi si parla di ambasciata viene subito spontaneo pensare che i morti siano degli impiegati o dei funzionari.
    Naturalmente questa mia piccola analisi non vuole sminuire la gravità della notizia in questione, ma è vergognoso come la nazionalità di un individuo nelle notizie venga specificata o celata a seconda del sentimento che s’intende suscitare nel lettore/ascoltatore medio (distratto…colpevolmente secondo me).
    Uno schifo, ma siamo sempre punto e a capo…

  25. altrestorie 23 Set 2008 at 19:56 #

    Fosca interpretare i segnali della mafia forse è più semplice…perchè è un ‘organizzazione più gerarchizzata più solida.
    La camorra è ultimamente è più disgregata. Anche la zona dei casalesi che erano un monolite sta franando…forse risentono pure loro della globalizzazione …:-)-:)
    Immagina che dove abito (prov Napoli), 40 mila abitanti, cinque famiglie si contendono il territorio tre delle quali si sparano addosso. Scendono per strada con gli scoters mitragliette in pugno e sparano contro le abitazioni ei clan avversari.
    Insomma qui al sud siamo nella merda..
    gg

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  1. Afroitalianos: gritos de rebelión por la dignidad : Giornalismo partecipativo - 23 Set 2008

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