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Mariastella Gelmini e Umberto Bossi: filosofia della storia o storia senza filosofia

Non ho dubbi. La sensazione che provo da tempo di una pericolosa afonia dei filosofi, di una sorta di desertificazione del pensiero speculativo, è figlia naturale della mia ignoranza. Sono portato a credere, anzi, che donne e uomini di Stato come Gelmini, Bossi, Carfagna, Brambilla e La Russa, che ci parlano spesso di un loro disegno riformista, siano padroni dei delicati strumenti di lettura della storia e abbiano maturato, nel corso di una vita che giunge a gravarli di pesanti responsabilità di governo, un’adeguata filosofia della storia. Si può governare male anche solo per ignoranza, ma – come non crederlo? – Gelmini e compagni saprebbero rispondere senza esitare agli studenti che domandano spesso: A che serve un governo? E qual è l’obiettivo di istituzioni sociali liberamente costituite in un Paese di moderna democrazia borghese?
La risposta sarebbe tutto sommato facile: un sistema politico repubblicano, parlamentare e democratico, nato da una lotta lunga e sanguinosa contro due regimi totalitari, ha come unico obiettivo il benessere della popolazione. Sarebbe facile, ma non potrebbe essere la risposta di Bossi, Gelmini e soci, che hanno fatto finora quanto potevano per tutelare gli imprenditori a danno dei lavoratori, per dividere ciò che faticosamente la storia aveva unito, per colpire la scuola e la giustizia, far pagare ai poveri lo scialo dei ricchi, in una parola, favorire individui e classi sociali a danno di altri individui e di altre classi sociali. Essi avranno, di certo, una risposta diversa e, d’altro canto, stare da una parte contro un’altra, non vuol dire, in assoluto, governare male: benestanti, imprenditori e delinquenti ritengono che nella storia della Repubblica non si sia mai visto governo migliore.
Anche il papa, del resto, che critica ad ogni piè sospinto la piaga del relativismo – ecco una filosofia della storia – difende il Governo e giunge a sconfessare la sua stampa “progressista” quando s’azzarda ad attaccare Gelmini, La Russa e compagnia cantante. E non gli importa nulla se passa così da una filosofia della storia ad una storia senza filosofia.

Marc Bloch, grande storico francese, giustiziato dai nazisti, alleati dei camerati di La Russa, oggi alleato di Gelmini, Carfagna e Bossi, affermò che la storia è scienza dell’uomo organizzato in società e collocato nel tempo; egli sostenne che essa si ricostruisce, muovendosi in una duplice direzione: guardando al passato per far luce sul presente e partendo dal presente per meglio capire il passato, ora che sappiamo cos’è accaduto dopo.
A che serve un governo? Gelmini, Bossi, Carfagna, La Russa e colleghi avranno certamente una risposta. Noi, però, che conosciamo le conseguenze prodotte dalle scelte passate sul presente – e temiamo, perciò, per il futuro – noi vorremmo che ci spiegassero in virtù di quale filosofia della storia ripropongono al Paese la formula scellerata per la quale ieri il Mezzogiorno, abbandonato a se stesso dallo Stato in attesa di essere trainato dallo sviluppo del Nord, vide nascere quella “Questione Meridionale” che non si risolve certo col rinnovato egoismo del federalismo fiscale. Dovrebbero spiegarci con chiarezza quale filosofia della storia ci sia dietro il censimento dei Rom, che ricorda così da vicino la miseria morale delle leggi razziali; noi, che conosciamo le conseguenze prodotte sul presente dalle scelte passate – e temiamo, perciò, per il futuro – noi vorremmo che ci spiegassero in nome di quale profonda e nuova concezione della vita e della storia ritengono di poter ricondurre la scuola ai tempi di Gentile e di evitare, nel contempo, i guasti prodotti dal pensiero fascista.

Per la conclusione dell’articolo, uscito sulla rivista on  line “Fuoriregistro”, cliccare qui:

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=12021

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