Friday 10 February 2012, 01:53

Mariastella Gelmini, la Quisling dell’anticultura

Ricevo, pubblico e condivido. Basta denigrare chi insegna e chi fa ricerca! Fermare la distruzione del sistema educativo del paese è fermare la disgregazione della nostra società.

Il sistema scolastico e universitario italiano è in grave pericolo. Un pericolo serio, reale, non dovuto al dilagare della tv spazzatura, non provocato dal terrorismo islamico e stranamente neppure causato dai mutamenti climatici; la scuola e l’università italiana sono a rischio perché si vogliono tagliare drasticamente le risorse che, pur tra mille difficoltà, hanno permesso fino a oggi il loro funzionamento e garantito l’esistenza di insegnanti e ricercatori convinti di star svolgendo un compito importante.

Forse è per questo senso profondo di autostima e di fiducia verso se stessi che insegnare non è un lavoro come un altro, è una vocazione. Fare ricerca non è una comoda pratica per timbrare il cartellino e poi subire un lavoro più o meno tollerato o detestato, è spendere sogni, anni, fatica e sudore per studiare, interpretare, valutare, elaborare ipotesi, fare confronti, trasmettere conoscenze e gli strumenti per elaborarle.

In tutti i Paesi dell’Unione europea l’insegnamento, dalle scuole materne alle università, è considerato attività degna del massimo rispetto, in quanto riserva strategica di competenze e sapere; nel nostro paese l’insegnante è screditato agli occhi di un’opinione pubblica resa sempre meno responsabile verso il futuro, il docente universitario viene visto come un comodo elefante parcheggiato in una ricca e placida savana, mentre il ricercatore viene considerato un tipo strambo prossimo al disadattamento.

Non è esagerazione dare queste definizioni, sono le stesse che spiegano e giustificano la campagna di tagli indiscriminati all’istruzione, all’Università e alla ricerca che sono state preventivate e adottate dal governo attuale, di concerto tra il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini e il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Leggendo le tabelle allegate al DL 112/08, ora convertito nella Legge 133/08 votata durante il mese di agosto, si sobbalza leggendo l’entità dei tagli di fondi che, per quanto riguarda l’Università, si concretizzano in 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, in 190 milioni per il 2010, in 316 milioni per il 2011, in 417 milioni per il 2012 e infine in 455 milioni per il 2013. In un quinquennio verranno sottratti alla alta formazione e alla ricerca ben 1.441 milioni di euro. Per la scuola le previsioni sono ancora peggiori: i tagli ammontano a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni per il 2010, a 2.538 milioni per il 2011 e a 3.188 milioni per il 2012. In totale, alla formazione scolastica e universitaria italiana verranno sottratti 10 miliardi di euro in un periodo di cinque anni. Si tratta di una cifra paragonabile all’entità degli aiuti inviati in Italia col Piano Marshall dal 1948 al 1952. Quattro anni che allora cambiarono in meglio un Paese devastato dalla guerra, cinque anni che oggi possono distruggere quello che rimane di un sistema scolastico e universitario che un tempo era additato come tra i migliori al mondo.

Un piano Marshall al contrario che rappresenta il più complesso e strutturato attacco al sistema dell’istruzione inferiore, media e superiore attuato in Italia dalla nascita dello Stato unitario; una campagna che da un lato mira a dequalificare i docenti accorpando le classi di insegnamento – nel caso della scuola media inferiore e superiore – e dall’altro a colpire le università come centri di ricerca e studio, prevedendone la possibile trasformazione in fondazioni dalla natura giuridica ambigua, libero campo di speculazione e di profitto per consorterie di furbetti e rapaci; in più non vengono previste assunzioni per sostituire i pensionamenti e vengono lasciate inalterate retribuzioni che, soprattutto nel caso dei «giovani» ricercatori appena assunti, rasentano il ridicolo: 1.090 € al mese: Insomma, l’Università e la Scuola vengono relegati nel ruolo di comodi sacchi di sabbia istruita sui quali i pugili politici svolgono il loro quotidiano allenamento.

I firmatari di questa lettera denunciano questo scempio scellerato a tutti i cittadini coscienti del ruolo fondamentale che la scuola e la università ha giocato nella formazione di ciascuno di loro; richiedono al governo di recedere dalla deliberata volontà di dissanguare il sistema dell’istruzione pubblica; dicono sì alla tutela della professionalità e al riconoscimento dei meriti ma chiedono anche l’adeguamento delle retribuzioni ai livelli degli insegnanti e ricercatori dei Paesi dell’Unione europea.

Un paese nel quale chi insegna o ricerca è costretto a vergognarsi di ciò che fa, perché sottovalutato, denigrato e offeso proprio da chi dovrebbe garantire la sua professionalità, non è un paese né per giovani né per vecchi: è un paese di anime morte.

Piero Graglia, Università degli Studi di Milano

Cristiana Fiamingo, Università degli Studi di Milano

Maria Elisa Giunchi, Università degli Studi di Milano

Roberto Moro, Università degli Studi di Milano

Marco De Nicolò, Università degli Studi di Cassino

Fabrizio Fiume, Università degli Studi di Bari



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RSS Feed for This Post 8 Commenti

  1. nello69 | 16 settembre 2008 15:59 | Rispondi

    noi nn ci fermiamo.
    video del funerale della scuola pubblica a salerno sabato 13.09

    http://it.youtube.com/watch?v=fRvIYgWIxmc

  2. FG | 16 settembre 2008 18:55 | Rispondi

    Oggi leggevo dei titoli su un sondaggio che dà la Gelmini come uno dei ministri più apprezzati del governo: ora io mi chiedo, a parte le critiche provenienti da insegnanti, ricercatori e professori universitari, che sono parte in causa, ma i genitori dei milioni di studenti italiani, come fanno a non rendersi conto del peggioramento a cui andrà incontro la qualità dell’istruzione dei loro figli? Evidentemente l’istruzione e la cultura in questo paese sono ormai talmente disprezzate che l’abbattimento della scuola e dell’università non spaventa nessuno, anzi, fa aumentare i consensi. Quando leggo queste cose divento davvero molto, molto pessimista sulla sorte che ci attende.
    Un suicidio culturale, sociale e pure economico (come faremo, paese di ignoranti, a competere con concorrenti sempre più competenti, tecnologicamente avanzati ed agguerriti?) che mi ricorda quelli delle sette che, guidate da un guru pazzo o criminale, vanno incontro alla morte invasati e contenti.

  3. Gennaro Carotenuto | 16 settembre 2008 19:13 | Rispondi

    Francesca, ma di cosa sono contenti? Del grembiule, del 7 in condotta… perché di quello si parla.

    Credi che chi guarda il TG4 abbia mai sentito dire dei tagli?

  4. Annalisa Melandri | 16 settembre 2008 19:44 | Rispondi

    tagli che riguardano il personale e che si ripercuoteranno sulla qualità dell’insegnamento e dei servizi offerti fino a questo momento dalla scuola, e cioè per esempio le gite scolastiche che non sarà più possibile fare, o gli insegnanti di sostegno che verranno ridotti e quindi l’appoggio a bambini che ne hanno davvero bisogno.
    E comunque Gennaro sono d’accordo con il pessimismo di Francesca. Ieri nella scuola dei miei figli si è tenuta un’assemblea alla quale ho partecipato ovviamente. In una scuola di circa 500 bambini erano presenti 15 genitori e 5/6 insegnanti. Tanti genitori delle 4 per esempio (la classe di mio figlio più grande) non partecipavano perchè tanto a loro non interessa perchè i ragazzi fra un po’ andranno alle medie (non ci intesessa il livello culturale del nostro paese?, facciamo parte di una società solo quando ci fa comodo?) nemmeno alcuni insegnanti più giovani e precari hanno ritenuto opportuno partecipare. Gennà e tutti, questi ce lo mettono in quel posto (scusate l’espressione) ma quanto ci piace c’è da dire… E ancora, io ho proposto l’occupazione della scuola, ma ovviamente manco mi hanno preso in considerazione, gli scioperi non si possono più fare in Italia perchè lo devi programmare, perchè la gente c’ha paura, che protesta vogliamo fare? Il decreto legge è già al Senato e fra 60 giorni diventa legge. Con le manifestazioni e i volantini non si ottiene nulla.

  5. Annalisa Melandri | 16 settembre 2008 20:07 | Rispondi

    ah dimenticavo, i sindacati interpellati di qualche insegnante hanno risposto, parole testuali: si deve muovere la base.

  6. FG | 16 settembre 2008 20:37 | Rispondi

    Gennaro: va bene, la televisione ha moltissime colpe, ma secondo me il problema è ancora più grave, perché i genitori vedono e sanno, o dovrebbero sapere – e non dalla televisione! – che i loro figli sono in classi sovraffollate o con ragazzini con problemi che vengono lasciati soli, e dove è quasi inevitabile che la qualità dell’insegnamento diminuisca.
    Poi, è vero che, grazie alla propaganda ministeriale, efficacissima a quanto pare, invece di capire le vere cause dei problemi se la prendono con i fannulloni che secondo loro stanno in cattedra, e amen.

  7. Raffaele Della Rosa | 16 settembre 2008 23:55 | Rispondi

    Rispetto alle cose riferite da Annalisa.
    Faccio solo alcune ipotesi.
    Poniamo che, grazie alla TV, da un lato la gente abbia acquisito una superficialissima infarinatura e dall’altro PERSO (o mai avuto comunque) un’ idea della cultura come studio, lettura, riflessione, elaborazione (cose che ancora hanno molto a che fare con attività di lettura e scrittura)…
    Poniamo che abbia messo profonde radici l’idea (per altro in molti casi vera) che per arrivare ad una “buona posizione” contino molto di più relazioni, spintarelle, bustarelle e bustone che le competenze…
    Poniamo questo e forse una spiegazione per l’indifferenza verso la formazione dei propri pargoli la si potrebbe anche cominciare ad intravedere.

    Tanti anni fa. Sciopero degli insegnanti in epoca scrutini. Un mio amico professore (ero presente) viene fermato da un padre in mezzo alla piazza.
    “Professo’ allora questi scrutini…? Che voto metterete a mia figlia ?”
    Al posto di “Professore mia figlia come va ? Sta imparando qualcosa ?”

  8. emanuele | 17 settembre 2008 23:54 | Rispondi

    Prof. Carotenuto, mi associo ad Annalisa e FG: nonostante sia uscito dal liceo ormai da dieci anni e nonostante l’abbia finito con due anni supplementari (sì, volevo approfondire…) vado spesso e con piacere a trovare i miei vecchi prof. e la loro lamentela più comune non riguarda stipendi o ferie. Riguarda proprio l’atteggiamento di diffusa arroganza dei genitori nei confronti dei professori: la scuola superiore non è un luogo di formazione dei figli, è un posto dove qualche rompicoglioni ha deciso che i figli debbano transitare per 5 anni perchè gli devono dare un diploma. Ribadisco che glielo devono dare, nel senso che non è previsto che tuo figlio sia un asino o non abbia voglia di fare una mazza e i professori giustamente lo boccino (come giustamente fecero col sottoscritto per due volte). Questo è il concetto di scuola superiore che sta nella testa del genitore medio oggi.
    E se scendiamo di grado le cose peggiorano. Alle medie non ci si deve nemmeno provare a bocciare un ragazzino che se no gli rovini la vita, invece se lo fai arrivare alle superiori come un perfetto analfabeta sarà decisamente avvantaggiato !! E poi le elementari: io sono reduce dal mio secondo viaggio in Africa e lì effettivamente l’educazione familiare e scolastica è eccessiva, ma qui è SCOMPARSA. Io che ho 30 anni, non 50 o 70, MAI e dico MAI mi sarei neppure sognato di rispondere ad una maestra o ad un professore, e sono nato e cresciuto in un quartiere a forte disagio sociale, non a Beverly Hills. Allora qual è la chiave? Semplice: la mia famiglia. Due genitori con la voglia di avere dei figli con un’ istruzione, ma anche con un po’ di cultura ed educazione, non con un pezzo di carta e basta. Non mi hanno legnato per farmi studiare, mi hanno solo spiegato perchè dovevo farlo. Se uno non ha voglia di fare il genitore, non si lamenti se un insegnante fa l’insegnante.
    P.s. Meno male che mi sono laureato perchè stavo per lanciare il “nonnismo” nella mia facoltà…

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  1. Da Libru » Mariastella Gelmini, la Quisling dell’anticultura | set 16, 2008

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