Menu 2

Gente di scuola, ministro Gelmini

Non è giusto sottovalutare l’ampiezza del suo disegno e la portata storica dei suoi provvedimenti, ministro Mariastella Gelmini. Si faccia animo, quindi, lei che è così giovane, e senza timori riverenziali lo spieghi al vecchio trombone padano che siede con lei nel Gran Consiglio: per tenere in vita il federalismo fiscale, bisognerà sottomettere il Paese. Occorrerà, ministro, e il suo ruolo si fa qui decisivo, smantellare la scuola statale in quanto luogo privilegiato della formazione e, quindi, della costruzione dell’intelligenza critica. Bossi la calunnia, ministro Gelmini Il suo compito è vitale per le sorti del regime e lei, che è giovane e guarda lontano, l’ha capito subito: televisioni e giornali non bastano, il terreno decisivo dello scontro tra la civiltà e barbarie è la scuola e: per questo, per sottometterci, ci taglia i viveri, ci nega ogni risorsa, ci licenzia e ci affama.

Lei, ministro, ha la forza per provarci e crede che la forza equivalga al diritto. A noi, gente di scuola, tocca quindi avvertirla. La scuola vive e funziona senza e contro i ministri. Contro la reazione borbonica si levarono in armi persino le scuole private e le scuole cattoliche tirarono a raffica contro lo Stato liberale e laico tant’è che quell’anima pia di Galli Della Loggia giunge a parlare di “guerra civile”.
Come che saprà ridurle, ministro, quante che riuscirà a chiuderne, le scuole continueranno ad insegnare ai giovani ciò che La Russa, ministro per caso come lei in un Parlamento che nessuno ha eletto, finge d’ignorare: la forza non uccide le idee. Le piaccia o meno, non c’è legge che basti né arma utile alla bisogna. L’intelligenza critica, il dissenso, la voglia di capire, il senso della giustizia, da cui irrefrenabile nasce l’impulso a rivoltarsi, sono il portato biologico di millenni di storia scritta nel nostro DNA. Lei può cambiare i libri e imbavagliare i maestri, ministro, ma non è in grado – nessuno lo è – di cancellare la dignità e l’orgoglio che corrono col sangue nelle vene dei nostri giovani. Il desiderio di libertà, il bisogno di essere se stessi, di difendere il proprio mondo di idee e di valori si respirano con l’aria, si diffondono come per contagio, passano invisibili e veloci da una testa all’altra, riempiono ad uno ad uno i cuori, crescono incoercibili nei petti e non c’è forza umana che possa impedirlo. Benché faccia la storia presente, ministro, l’uomo non può cancellare quella del passato e, senza passato, non si dà futuro.

La sottovalutano, ministro. Lei sa quello che fa: colpisce la scuola perché storicamente essa rappresenta un baluardo della democrazia contro un regime autoritario. Proceda, ministro, ha la forza per farlo. E, tuttavia, ricordi: La storia è complessa, ministro e ci vive dentro con le sue mille contraddizioni, le sue infinite variabili, le sue insormontabili costanti.. La tracotanza dei patrizi che si scatenò contro i Gracchi aprì la porta alla vittoria della plebe;. l’ambigua grandezza di Cesare si spense là dove il pugnale di Bruto e Cassio segnò il confine tra libertà e tirannia; la chiesa mortificò Platone e fece della scolastica una nuova bibbia, ma il mondo andò per la sua strada nonostante i roghi, la caccia alle streghe e l’Inquisizione, e non bastò terrorizzare Galilei, ridurre in catene Campanella, giustiziare Tommaso Moro e martirizzare barbaramente Michele Serveto e Giordano Bruno per impedire il corso del libero pensiero. Caddero ad una ad una, sotto la lama della ghigliottina, le teste d’una aristocrazia che s’era messa di traverso sulla strada della storia. Stalin non spense nei gulag la dissidenza, Hitler ritenne di poter cancellare dal cuore e dalla mente dei tedeschi la luce della ragione e il senso di umanità, ma dal branco delle pecore timorose gli si levarono contro giovani studenti coi loro insegnanti e, opponendosi alla sua ferocia, andarono incontro alla morte i figli migliori della Germania, alcuni dei quali finirono tra i partigiani sulle nostre montagne. Persino Rommell, il migliore dei generali hitleriani, cercò di uccidere il Fuhrer: in quanto ai camerati del suo collega La Russa, alleati della belva nazista, invano chiusero in carcere il dissenso: non c’è gabbia che imprigioni le idee, ministro Gelmini.

Per la conclusione dell’articolo, uscito sulla rivista on  line “Fuoriregistro”, cliccare qui:

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11994

, , , ,