Saturday 04 February 2012, 02:03

Fischiano Mariastella Gelmini, la polizia gli chiede i documenti

 Maria Stella Gelmini scuola ministro istruzione

Noto che se chi fischia o contesta oramai viene trattato come un pericolo pubblico un po’ di colpa è anche del centrosinistra (siamo alla sacralizzazione dei politici, impuniti e infallibili come il papa). Non sorprendiamoci se adesso, come Silvio Berlusconi con Piero Ricca, arrivino i carabinieri a identificare chi osa fischiare la Gelmini. 87.000 insegnanti in mezzo alla strada e non possono neanche mugugnare? Devono uscire dalla scuola in fila per quattro a passo dell’oca cantando Giovinezza in coro con Ignazio La Russa, Gianni Alemanno e Giuseppe Ciarrapico? Perché la Gelmini è gggiovane

Fonte: L’Unità. Eccolo lo stile della nuova destra: è punito anche il dissenso. Così chi fischia un rappresentante del governo viene identificato dalla polizia. Il governo Berlusconi, il più a destra che l’Italia abbia mai avuto, mostra così in ogni occasione l’idea di società che vuole imporre. Stavolta tocca a Mariastella Gelmini, che per far approvare la sua “riforma Moratti” (non la chiamano così anche se è uguale), fa la spola per le scuole italiane a cercare di spiegarla.

Il ministro dell’Istruzione era arrivata al liceo scientifico “Isacco Newton” di Roma per partecipare alla presentazione del libro del giornalista Giovanni Floris «la fabbrica degli ignoranti», ma alla fine Gelmini si è trovata a dover difendere le sue riforme in un’aula magna «ring» dove una decina di precari l’hanno contestata e «interrogata» sulle sue decisioni.

La mattinata era cominciata con l’inno d’Italia. Tutti in piedi, Gelmini compresa, (tra gli ospiti anche l’ex ministro Giuliano Amato e in sala c’erano la segretaria dell’Ugl Renata Polverini e Silvia Costa, assessore dell’Istruzione nel Lazio) per cantare le parole di Mameli. Poi il dibattito. Il ministro ha incassato applausi quando ha parlato di una scuola che «non è di destra né di sinistra» e quando ha espresso la necessità di fare «scelte coraggiose» e quando ha annunciato l’arrivo di una carta oro per sconti agli insegnanti. Ma i nervi sono saltati quando si è parlato di ritorno al maestro unico e piano programmatico per l’istruzione (vedi alla voce fondi e tagli).
«Non capisco perché dobbiamo pagare tre insegnanti quando tutto funziona anche con uno solo», è sbottata Gelmini alla folla rumorosa. Ed è partito qualche fischio. Al termine del suo primo intervento, qualcuno dei presenti la applaude fragorosamente, dopo che ha contestato l’opposizione a suo dire pregiudiziale del Pd ammonendo: «La scuola è di tutti, la campagna elettorale è finita».

A quel punto, a sovrastare gli applausi arrivano soprattutto i fischi, qualcuno grida «Vergogna!», poi la cosa sembra finire lì. Ma con una prontezza d’intervento forse un po’ sorprendente, vista la modesta entità della contestazione, alcuni agenti in borghese si avvicinano ai contestatori, e dopo un timido tentativo di ridurli al silenzio o di convincerli ad allontanarsi, li identificano uno per uno chiedendo loro i documenti. Si tratta, in gran parte, di insegnanti precari di alcuni coordinamenti sorti in questo periodo per contrastare i provvedimenti di contrazione della spesa e di “taglio” di cattedre varati dal governo Berlusconi.
«Quanto avvenuto questa mattina in un liceo romano è inquietante – dice Pina Picierno, ministro “ombra” delle Politiche giovanili del Pd -. Ma in che Paese ci troviamo se ai fischi di qualche contestatore al ministro Gelmini si risponde con l’intervento delle forze di polizia? Pochi fischi e addirittura scatta l’identificazione, siamo all’assurdo».
«Si tratta di un gesto intimidatorio di cui chiediamo conto allo stesso ministro degli Interni. Di cosa si ha paura -chiede Picierno- di chi esprime idee diverse? Oggi dà noia chi fischia, domani magari chi scrive o chi la pensa diversamente. Un brutto spettacolo, indegno di un paese democratico. Come al solito -conclude l’esponente del Partito democratico- questo governo si dimostra forte con i deboli e debole con i forti. Comunque viste le misure del ministro Gelmini è bene che le questure si attrezzino perché in breve dovrà identificare tre quarti della popolazione italiana».



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  1. Edo Grandinetti | 11 settembre 2008 15:38 | Rispondi

    La Gelmini: “In merito a quanto accaduto ieri al liceo Newton di Roma – ha spiegato Gelmini – colgo l’occasione per chiedere alla polizia, che spesso opera in condizioni ambientali difficili e il cui lavoro è fondamentale per tutti, di non procedere a controlli e identificazioni se qualche facinoroso alza la voce, anche perché ho sufficienti argomentazioni per rispondere a qualsiasi contestazione”.
    Ecco, la polizia non deve procedere perché lei è capace di rispondere ai fischi, non perché è diritto democratico di quelle persone contestare.

    Comunque, no so a voi, ma a me la parola “facinorosi” mi fa venire l’orticaria.

  2. Gennaro Carotenuto | 11 settembre 2008 16:33 | Rispondi

    L’orticaria, caro Edo a me la fa venire la confusione dei ruoli e il fatto di supporre che un potente sia ONNIpotente.

    Non è il capo del governo ad avere il potere di far identificare Piero Ricca, non è il Ministro dell’Educazione a poter chiedere di NON identificare chi la contesta, non è il vice presidente del Consiglio (oggi presidente della Camera) a dover stare in Questura a Genova durante il G8 a condurre le operazioni come fosse stato il Maresciallo Graziani.

    Credete che i soggetti in questione sappiano distinguere? Credete che la maggior parte degli italiani sappiano capire cosa è un abuso di potere?

    Io ho sempre detto che qui non c’è il pericolo del fascismo classico, con il passo dell’oca e la marcia su Roma ma che questa a-democrazia, a-antifascismo, dove non ci sono limiti perché ben pochi hanno la cultura per individuarli, instauri un regime di fatto.

    Non mi fa tanto paura il fascismo in quanto tale, mi fa più paura Gaucci (e non è un caso che Gaucci e Fini si scambino la fidanzata) e la legge del “c’è chi può e chi non può, io può” che instaura un fascismo di fatto non dichiarato e per questo imprendibile.

  3. Edo Grandinetti | 11 settembre 2008 16:42 | Rispondi

    Sono d’accordo su tutto. E la parola “facinorosi” è una delle tante spie di questo “fascismo non dichiarato”. Tutto cioè che viene fuori dal coro, tutto quello che può essere dissenso o protesta, viene confinato nella semantica del “facinoroso”, come se chi protesta non possa essere preso in considerazione se non alla stregua di un black block o, peggio ancora, di un ultras. Non dire “precari in protesta” ma “facinorosi” (esattamente con durante il Berlusconi II si diceva “disobbediente” e non “pacifista”) è un modo per dire all’italiano medio “lasciateli perdere, sono solo zanzare, stiamo facendo la cosa giusta”. Se ci aggiungiamo che il servizio del TG1 sull’argomento oggi è durato 7 secondi, mentre quello del TG3 qualche minuto, la sensazione di isolamento di noi “facinorosi” aumenta in maniera esponenziale.

  4. Gennaro Carotenuto | 11 settembre 2008 17:06 | Rispondi

    Beh, disobbedienti comunque… date a SIlvio quel ch’è di Silvio e a Luca (Casarini) quel ch’è di Luca…

  5. elisai | 29 settembre 2008 11:45 | Rispondi

    e’ risaputo che gli insegnanti di solito ma non sempre votano a sinistra, l’attuale governo ha deciso che oltre a Prodi bisogna mandare a casa anche i suoi elettori.

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