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La generazione perduta nella scuola di Mariastella Gelmini

restaurazione Bocciata pure da Umberto Bossi sul maestro unico alle elementari, Mariastella Gelmini oramai è costretta a dire la verità secondo la sua massima: “la scuola è al collasso quindi dobbiamo tagliare”. Tagliare per la scuola uguale eutanasia, che dirà il santo padre che vive a Roma? Lei risponde -con rara sfrontatezza- che non è detto che a meno fondi corrisponda meno qualità. Certo…

Di sicuro, finché la protegge San Giulio Tremonti, sta in una botte di ferro. Soprattutto se taglia 87.000 posti di lavoro in un colpo solo facendoli passare per fannulloni. Eppure tutti piangono per 3-4.000 tagli in Alitalia…

Bossi è solo l’ultimo a criticare la ministra, in un crescendo di obiezioni a un progetto di dissoluzione della scuola pubblica dove è chiaro che il taglio di risorse è fine a se stesso. Per rispondere alle critiche gli uffici propaganda del Minculpop oramai giocano la carta vittimista: “criticate la Gelmini perché è una donna giovane e carina. Se era un uomo non vi sareste permessi”. Insomma siamo già a “la sventurata rispose” e veramente criticavamo anche Letizia Moratti, Fabio Mussi, Giuseppe Fioroni e prima di loro Luigi Berlinguer con la sciagura del 3+2.

In realtà se la ministra dilettante allo sbaraglio non sa più che dire, barlumi di verità emergono. Per esempio chi la manda -il divo Giulio II- ha le idee talmente chiare che probabilmente presto le farà inviare a casa di una generazione di giovani insegnanti (quelli nati tra il 1977-78 e l’82-83) una raccomandata per ribadire per iscritto quello che già dice tutti i giorni a voce: “per voi nella scuola non ci sarà mai posto, anche se siete preparatissimi, anche se siete abilitati, anche se siete meglio di chi vi sta davanti, non perdete più tempo e soprattutto non fatecene perdere”. Perché? Perché ci interessa solo risparmiare e quegli 87.000 da tagliare siete soprattutto voi che tanto non vi difende nessuno. E perché, alla faccia del merito, dobbiamo mettere dentro i precari storici, anche le capre, perché sennò i sindacati nel loro piccolo s’incazzano.

Quindi una generazione intera, casualmente proprio quella della Ministra (ma lei dice che è colpa del ’68, bla, bla, bla) salterà un giro e svernerà in altre peggiori forme di precarietà. Colpevole di cosa? Al massimo di aver fatto la SSIS, la prima scuola di preparazione alla docenza nella storia del paese, la prima a prevedere il tirocinio, mortalmente invisa ai sindacati, a partire dalla onnipotente CISL (ma la CGIL non scherza) perché i ragazzi che ne escono levano il posto ai precari storici.

La Gelmini dice meritocrazia una parola ogni tre, ma voi capirete che col merito tutto questo non ha nulla a che vedere. Anzi a dirla tutta: con la storia degli esami più facili andati a fare a Reggio Calabria la Gelmini è indegna di parlare di merito. E’ un cattivo esempio per milioni di studenti e non ha l’autorità neanche per dire di non copiare. Ma tanto…

Chissà se si può fare di saltare a piè pari una generazione intera. Forse no, speriamo di no, ma nella sostanza è quello che stanno facendo.

Intanto, siccome il gioco delle tre carte lo puoi fare per un po’, ma poi ti scoprono, la Gelmini fa balenare l’arma segreta: il ritorno del concorso pubblico. Grande è la confusione nella sua testolina. Il concorso pubblico, giova ricordare, è l’opposto di quanto previsto dalla bozza Aprea (quella che in sostanza privatizza la scuola pubblica), che parla di chiamata diretta da parte dei presidi e che la stessa Gelmini ha sempre venduto come la soluzione di tutti i problemi.

Fino a ieri chiamata diretta uguale massimo della libertà e dell’efficienza contro concorso pubblico uguale massimo dello statalismo e dell’inefficienza. Oggi d’improvviso il concorso ci vuole, meglio così. Ovviamente non subito, anche se nella scuola italiana basta buttarlo lì che immediatamente germogliano i bignami senza neanche annaffiare. Attenzione: nella testa della Gelmini il concorso ci vorrà tra sei o sette anni facendo decantare la situazione per quando una nuova generazione, che oggi appena si immatricola all’Università, si affaccerà al mondo del lavoro. Diciamo nel 2015? Campa cavallo, ma per allora i precari storici saranno dentro e la generazione perduta (’77-’83?) sarà fuori per sempre. Missione compiuta, direbbe George Bush.

E invece no, meritocrate Gelmini: questo concorso pubblico facciamolo subito. Si può fare nel giro d’un anno mettendo su di un piano di parità neo-abilitati e precari storici. Pensiamolo come una grande prova di azzeramento dove verificare le competenze di tutti e selezionare chi davvero è degno della cattedra. Vediamo chi ha più filo da tessere e chi invece insegna facendo solo danni.

E visto che devi tagliare facciamo pure che chi non vince sto concorso non insegna più. Senza concorso non gli si dà più neanche una supplenza. Perché su una cosa la Gelmini ha ragione, pur essendo lei strumentale e demagogica: dopo anni di esami facili, di promozioni regalate e titoli dove il migliore è uguale al peggiore, di sforzo zero per prendere 30 o 110 e lode, perché tanto è tutto piatto, perché gli studenti sono clienti da soddisfare, in Italia quella del merito è una vera emergenza nazionale.

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