giovedì 02 settembre 2010, 19:17

Esiste davvero la conversazione nei blog?

Uno dei punti chiave della definizione di Web 2.0 è quello della centralità della conversazione, ovvero del fatto che molte persone contribuiscano (anche in molte altre forme) a un post o un articolo, o in senso più generale alla vita di un sito, dicendo sistematicamente la loro, ovvero dialogando.

Pur se abbastanza convinto che la conversazionalità sia realmente centrale, ed anche questo sito ne è una dimostrazione, sono sempre stato abbastanza curioso (anche per le vicissitudini che alcuni ricorderanno) rispetto alla reale importanza della conversazione.

Sto cercando da tempo studi attendibili su quant’è la percentuale di lettori dei commenti rispetto ai lettori totali, quanti sono i commentatori e quant’è la percentuale di reload (ricaricamenti della pagina) dati solo dal voler vedere se qualcuno ha commentato (any suggestion?).

Credo che la forchetta delle risposte possibili sia molto ampia, ma credo anche che capire meglio la reale importanza dei commenti, sarebbe importante capire qualcosa di più della nebulosa informativa partecipativa. Qui mi imbatto in questo studio, peraltro abbastanza empirico, che sostiene una cosa: la stragrande maggioranza dei commentatori lo farebbe una volta sola. Il grafico si riferisce ad un solo blog, ma gli autori dicono di aver tracciato 2000 blog per parecchi mesi.

Ebbene nel blog al quale si riferisce il grafico, 1.500 commenti su circa 1800, ovvero circa l’85% di quelli del blog del caso (ma le medie generali non sarebbero dissimili), sarebbe di autori intervenuti una ed una sola volta. Questo vorrebbe dire che non solo non sappiamo bene qual è il rapporto reale tra lettori dei post e lettori dei commenti, e non sappiamo bene neanche quello tra lettori e commentatori, ma che la stragrande maggioranza dei commentatori non lo fa per dialogare ma per lasciare una sorta di epitaffio.



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RSS Feed for This Post 14 Commenti

  1. Leandro Rufini | 22 agosto 2008 08:25 | Rispondi

    Assolutamente d’accordo con le conclusioni di Gennaro. E’ vero, purtroppo ho personalmente constatato che rarissimamente (anche in questo blog al quale, ormai, partecipo esclusivamente) mi è capitato che qualcuno partecipasse ad un dialogo … e quando è accaduto è stato per pochissimi commenti sullo stesso argomento e/o argomenti associati a quello iniziale … ho lasciato stare …
    Ciao a tutti.

    Leandro

  2. Doriana Goracci | 22 agosto 2008 09:09 | Rispondi

    Mi sono trascritta questo dato il 20 agosto.

    Dal link di Libero, da me visitatoal momento, ore 20 del 20 agosto 2008: 120.614 volte.
    Mi rifaccio il punto G
    in Sotto le lenzuola. Spianare le rughe, aspirare la ciccia e non solo. Le donne si rifanno “lì”
    ______________________
    Immagino a oggi a quante visite stiamo. Venendo al “dialogo”, parola abusatissima…anche in clima preguerra, conflitto permanente…ho notato come il dibattito-dialogo, si anima quando pesti i calli a qualcuno. ricordo che uno dei momenti più caldi, quì, fu intorno a Beppe Grillo blog. Una specie di difesa della tifoseria, che rimane pertanto tutta interna a levate di scudi e impossibilità di critica.
    Ci sono anche interessanti spunti di chi si “azzarda” una volta e soccombe, ritorni al silenzio…L’emersione della notizia e della propria opinione, a volte apparentemente banale , è difficilissima. Credo che il tutto, rientri nelle strategie di comunicazione e i blog, non sono affatto esenti da tutto ciò…Si parte da un’input di chi lo dirige e poi via con gli sfoghi. Un arricchimento o un depauperamento?
    Partecipare ad una discussione è ben altra cosa.
    Ciao Gennaro
    Doriana

  3. intelinside | 22 agosto 2008 13:48 | Rispondi

    Piú volte ho provato ad interagire (anche in maniera fin troppo provocatoria) per saperne un pó di piú o almeno per farmene un’idea. Risposte mute dal monopolista del blog (immagino giá fin troppo occupato e non lo biasimo) e risposte mute dai cosí detti commentatori che godono dei loro 15 secondi di popolaritá e tornano a dormire. Anch’io ho lasciato stare. Mi viene in mente una scena del Muro di gomma (film bellissimo riguardante la strage di Ustica) in cui, citando a memoria, il protagonista (Corso Salani) diceva:”Sí, in Italia siamo in democrazia: ognuno puó dire ció che pensa, ció che vuole. Ma alla fine chi ti ascolta veramente? Chi ti sta a sentire?” Mi capita spessissimo poi, di inviare mail, sms, fare domande a cui a tutt’ora aspetto risposta, eppure basta cosí poco. Purtroppo anch’io come Leandro lascio stare e me ne dispiace.

  4. LuciaC | 22 agosto 2008 21:53 | Rispondi

    E’ la prima volta che scrivo qualcosa su questo blog, e, dato il contenuto del post, è quasi ironico..
    Per la mia esperienza di frequentatrice assidua di pochi e ‘scelti’ blog/siti, non posso che condividere l’opinione di chi mi ha preceduta, aggiungendo che,purtroppo, spesso coloro che entrano una tantum al dialogo/approfondimento dedicano un interesse marginale, e, in questo modo, a volte bloccano anche l’evolversi di un discorso che potrebbe avere un seguito. Se anche un intervento è sporadico, può dare comunque uno spunto, ma,se l’interlocutore poi non è più interessato a continuare, secondo me,si perde l’occasione di sfruttare al meglio le infinite possibilità di condivisione che ci offre la rete..

    Ma c’è (sono un’inguaribile ottimista!) un risvolto positivo; la fideizzazione, seppur di una percentuale ridotta rispetto ai frequentatori del blog, permette anche di creare un consesso di interlocutori veramente interessati che hanno voglia (che è sempre il quid in più che conferisce, a mio parere, la qualità) di confrontarsi con gli altri. Non vorrei che sembrasse una versione prolissa del ‘pochi ma buoni’,ma piuttosto la naturale selezione dettata dagli interessi e dalle predilezioni (di argomento, stile, orientamento) che succede quotidianamente anche al di là del Web, nei rapporti ‘personali’ dal vivo, in cui, pian piano, si formano gruppi di interesse (nel senso di: persone con le medesime aspettative, gusti, passioni etc).

    Ciao a tutti anche da parte mia!

    Lucia

  5. Flavio | 23 agosto 2008 23:37 | Rispondi

    Ciao a tutti, lettori e scrittori, o meglio, scriventi. E’ il mio primo commento.

    Io, contrariamente a Leandro, non sono d’accordo con Gennaro, anche se in effetti lui di conclusioni non mi sembra ne tiri poi tante. La realtà è che l’utilizzo dei dati forniti dallo studio da lui linkato nel post, dati sommari e incompleti, ma soprattutto analizzati con molta superficialità non mi sembra utile a dirimere i suoi dubbi.

    I miei commenti, seguendo l’ordine proposto da Nick Halsted nel suo contributo:
    a) 2000 Blog, di qualunque natura siano, rappresentano di sicuro un campione significativo, anche se sarebbe bello sapere quanti di quelli siano “vivi” davvero. Una media di 13.000 COMMENTI implica un rapporto di 1:6,5 commenti per blog per giorno mentre poco pi} in l{ c’´il grafico che indica una media di circa 2,5 commenti per post (+/-1). Il problema però è sempre lo stesso: una media dice qualcosa su un fenomeno ma nulla sulla sua distribuzione. Vale a dire che se di 2000 blog 1800 sono morti per i 200 vivi i dati avranno un significato ben diverso.

    b) L’esempio fatto da Gennaro è quello del secondo sito, “Mashable”. Con un 81% di commenti singoli, 10, 5 e 2% rispettivamente per 2, 3 e 4 commenti per utente c’è poco da dire. Tranne che non c’è da nessuna parte una indicazione di come siano identificati i commentatori. Il sito non richiede l’iscrizione e quindi il guest posting è consentito; questo significa che il conto degli utenti è legato solo al fatto che utilizzino sempre lo stesso Nick, anche se non sono registrati. Poco affidabile. Però devo dire che andando a dare un’occhiata sul Blog la frequenza dei commenti sembra tutt’altro che quella. Vale la pena di stare a parlarne? Secondo me no.

    (1/2)

  6. Flavio | 23 agosto 2008 23:38 | Rispondi

    (2/2)

    Il vero problema è invece (secondo me) che il popolo di internet è oggi in larga parte corrispondente con quello nato e cresciuto nella schiavitù dei media tradizionali e della televisione. Tutto il desiderio di partecipazione di questo tipo di utente si esaurisce nel vedere il proprio nome o nick sulle pagine del blog, o al massimo in un “me-too-ism” che si limita a approvare o ribadire quanto già detto, aggiungendo poco o nulla alla discussione, all’analisi della notizia.

    La conversazione, come scambio di opinioni, è certamente centrale nel web 2.0. E’ quanto “la gente” sia pronta ad usare un simile strumento comunicativo il fattore che rimane tutto da determinare. Bisogna avere qualcosa da dire, ma non solo: bisogna anche volerlo e magari anche saperlo dire. Penso che si debba guardare anche alla qualità oltre che alla quantità dei commenti.

    Nel paradigma del Web 2.0, comunque, il Blog è una forma di espressione che soffre di una asimmetria nativa tra il suo creatore, manutentore, controllore e animatore ed il resto degli utenti, che possono si contribuite ma mai o quasi sullo stesso piano del Blogger. Per questo non si può non notare che la forma-Blog mal si presta ad un confronto paritetico, che sarà sempre e comunque l’espressione migliore di una comunità di persone, per quanto virtuale. Ciò non toglie che una comunità sviluppata attorno agli spunti suggeriti dal blogger possa e debba crescere. E tale crescita dovrebbe poter essere misurata, in qualche modo…

    Ciao e a presto, Flavio

  7. Astribalo | 24 agosto 2008 14:18 | Rispondi

    Beh, alla fine risulta abbastanza normale, anche se non dovrebbe esserlo. Scrivere un commento, e poi magari seguirlo, comporta innanzitutto un doversi esporre (che non sempre è voluto dagli internauti, soprattutto per argomenti come quelli che tratta gennaro… poi notate i commenti e le discussioni sui siti che ricordano i bei vecchi telefilm anni 80, si sprecano perle di saggezza) e dall’altra parte una partecipazione a cui siamo completamente disabituati. Secondo me siamo in un momento in cui si è convinti che ogni persona in sè debba essere “politically correct” o, meglio, debba avere in sè tutti i crismi della par condicio – ritengo invece che questa spetti all’informazione, ma che ogni singolo non solo possa ma debba, come obbligo morale, parteggiare e avere una sua opinione da difendere e costruire. Probabile che quelli che leggono prima di postare un commento pensino semplicemente “ah, si, bella l’idea del giornalismo partecipativo” senza rendersi conto che per essere tale la loro partecipazione non solo è gradita, ma è proprio richiesta…
    Non so, pensieri sparsi…

    Saluti
    Paolocc

  8. Iginio Roberto Calamita | 24 agosto 2008 17:16 | Rispondi

    Scusatemi il mio pesimismo, ma penso che la comunicazione non dipenda da la tecnologia o i tanti metodi oggi esistenti, bensi della necessità di comunicare.
    Essiste in questo paese un vecchio vizio che è quello di parlare(molti sono convinti che parlare e comunicare siano sinonimi), per lo più a voce alta, e spesso con insulti al posto della puntuazione.
    Sicuramente gli studiosi sapranno dare qualche spiegazione al fenomeno. Per il momento, con le attuali tendenze politiche di moda, penso che la cosa piu inteligente sia non cadere nelle provocazioni dei strilloni di turno.
    In particolare, nel caso della rete, c’è un agravante: la machina ci permette una velocità di risposta che è piu veloce che la velocita del nostro cervello per elaborare una idea complessa, pensare a chi si sta rispondendo, in quale contesto ecc. e di conseguenza ci troviamo a rispondere per concetti preconfezionati, o sentiti gia da qualcun altro.
    Ciao a tutti
    Roberto

  9. Gennaro Carotenuto | 25 agosto 2008 11:32 | Rispondi

    In realtà io non giungo a conclusioni di sorta. Studiare realmente le conversazioni è affar difficile (epperò un campione di 2000 blog sarebbe iper-rappresentativo) per mille motivi.

    Bisognerebbe incrociare gli IP con le firme (mica ci sarà solo Massimo Cavallini a passare le giornate a firmarsi e a darsi ragione con molteplici identità) e comunque anche solo l’individuazione dei comportamenti distorti sarebbe una parte minima del tutto.

    Nel pezzo che tuttora giustifica la necessità di questo sito e del nome di questo, Giornalismo partecipativo, sostengo che quello che è importante non è la conversazionalità interna ad un sito, ma l’interazione continua tra molti siti, infiniti siti, quella che chiamo “nebulosa informativa”.

  10. Doriana Goracci | 25 agosto 2008 16:20 | Rispondi

    Mi piace questa nebulosa informativa…se ci si sposta, si scoprono contaddittori incredibili, piccolissime notizie capaci di grandi verità, si scopre anche ma di questo ne riparleremo la vacuità del parlare, come e a volte lo è, se nessuno ascolta e risponde, anche in emergenze specifiche.
    Rimane la parola scritta, la testimonianza ed evidentemente, ultima spes, l’attenzione.
    Molto spesso la stessa è rivolta a quanti clic ha ricevuto, al post messo, senza risposte come qualcuno sopra ha fatto notare, alla deriva degli insulti e dell’anonimato…
    Non mi piace il blog, preferisco il sito che apre un forum, che ti consente un commento, una ml specifica…il diario personale, tale è il blog, ama essere letto e “partecipato”, con ben altre intenzioni, seppure oneste, di questo ad esempio voluto da Gennaro. L’interazione è altra cosa, spesso invece succede il copia incolla delle pagine dei giornali e il solo attaccarle, sta a dire qualcosa…è comunicazione questa?
    Il tema in ogni caso è vasto, come ripeto la quantità enorme di blog, genere Libero o Uomini e donne o altre amenità fan club…
    doriana

  11. anto.digena | 27 agosto 2008 00:18 | Rispondi

    Purtroppo la mia esperienza sui Blog non è affatto positiva.Purtroppo pochi, come mi sembra questo, sono quelli condotti in maniera seria e che attirano persone non per mania esibizionista. V’è molta tendenza “ad apparire” falsando quasi sempre se stessi che non a partecipare seriamente ad un dibattito. Ho avuto l’esperienza di partecipare per un annetto ad un Blog “Il Tafanus”, che sembrava nato con buone intenzioni, occupandosi principalmente di politica e come coscienza critica al governo Prodi ma che toccava anche temi di costume, ambiente, i fatti del giorno, e musica,cinema, sport. Ma proprio il fondatore, tale Crea, ha cominciato a montarsi la testa, criticando chiunque non la pensasse come lui o si adeguasse a quanto sosteneva, poi una serie di personaggi che vi partecipavano hanno cominciato a pontificare su tutto, impedendo l’esistenza di un sano e costruttivo dialogo sulle cose. E’ così secondo me che molti si limitano a brevi passaggi, per dire la loro, più che dialogare con gli altri con cui si corre il rischio d’entare in sterili polemiche. Inoltre partecipare a un Blog o a più Blog, credo che richieda molto tempo disponibile e pazienza senza la sicurezza, ad esempio, di una vera attendibile informazione. Trovo la carta stampata comunque molto più completa ed attendibile, pur con i connessi rischi di partigianeria. Dovrebbe per i blog divenire obbligatoria la registrazione e andrebbero banditi gli pseudonimi.

    Antonio d Gennaro

  12. Astribalo | 27 agosto 2008 09:45 | Rispondi

    Sarebbe bello, penso, che la conversazione fosse alla base di qualsiasi tipo di blog che voglia essere “dal basso” e informativo. Solo che nn so poi quanto saremmo portati a dare credibilità ad un sito informativo creato da noi stessi (stesso problema di Wikipedia… idea meravigliosa in teoria, snobbata un pò troppo come attendibilità specialmente in ambienti accademici, ne so qualcosa!!) o in cui la discussione possa avere realmente un peso importante. Gennaro parla di nebulosa informativa… bellissima idea, ma credo che così si crei più un giornalismo a strati piuttosto che una reale partecipazione alle notizie, poichè credo che solo con una condivisione che crei un amalgama aperto fin dall’inizio e non con una sovrapposizione di idee diverse accostate tipo pennellate di colore che si possa realmente partecipare alla diffusione di notizie. Mi spiego meglio, il modello della nebulosa partecipativa rischia di continuare a non portare gli utenti dei blog a una reale partecipazione (e quindi scarsità di commenti ecc.) a meno che non diventino a loro volta amministratori di blog e così via (con i problemi di cui parlava Di Gennaro nel commento precedente) mentre credo sarebbe l’ideale ideare un tipo di condivisione e discussione fondante per la stessa notizia… qualcosa che permetta anche di capire come poi queste possano essere manipolate e create ad hoc…

    sempre pensieri sparsi, và!

    Saluti a tutti
    Paolo Delogu

  13. Gennaro Carotenuto | 27 agosto 2008 10:55 | Rispondi

    Paolo cogli vari punti interessanti. In sintesi secondo me il problema non è il modello dei commenti da difendere in quanto tale. Forse i trackback sono più interessanti, per dirne una. Il nucleo della questione è l’interazione: come diverse forme di comunicazione e di informazione (tra le quali il giornalismo mainstream) si condizionino a vicenda.

    Mi piacerebbe che approfondissi l’idea del “giornalismo a strati”.

  14. Astribalo | 28 agosto 2008 17:00 | Rispondi

    Diversi motivi per pensare a un giornalismo a strati… mi viene da chiedermi quanto un rimbalzare da un sito (o un blog) all’altro contribuisca a rendermi realmente partecipe delle notizie in esso contenute. Non solo delle notizie, ovvio; più che altro quanto questo poi possa rendermi realmente “parte in causa” nella comprensione e nell’acquisizione della capacità di analisi dei messaggi dei media che ogni giorno mi vengono propinati. Ossia: c’è un problema, che credo sia quello della manipolazione dei messaggi, della distorsione del senso, della mancanza di obbiettività. Dall’altra parte c’è una verità sbandierata (ma poco applicata) che è quella dell’obbiettività dei mezzi informativi – la si vede anche quando un Bruno Vespa si può permettere di dire che lui è la persona più superpartes in Italia e che il suo programma è un esempio di correttezza… – che molto spesso è un programma che si appiccica come esposizione di un dato di fatto piuttosto che come obbligo deontologico per i giornalisti (ossia, io spiego il mio lavoro e qualifico questo e solo questo come imparziale: tutto il resto verrà di conseguenza, le classificazioni cadono perchè si piegano alla mia categoria che è inventata o vuota di contenuto in realtà).
    Allora, per tornare a bomba, saltare da un sito all’altro (guardiamo la situazione con gli occhi degli utenti, non dei bloggers) non crea niente di diverso dallo zapping televisivo se non nella misura in cui coinvolge la voglia del singolo di scegliere il sito, ma niente di più. A questo punto la notizia si stratifica, non arriva realmente a colpire, non cambia la visione di mondo dell’utente… in quel senso, quel blog diventa un’altro punto di vista, non il mio punto di vista – sul quale parteggiare, da difendere, su cui informarmi e tramite il quale orientarmi.
    Creare delle possibilità organizzative-redazionali a monte sarebbe meglio, visto che i commenti servono a poco…

    Soliti pensieri sparsi…
    Saluti
    Paolo Delogu

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