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Testimonianza dal Guatemala distrutto: Glenda è la mia eroina!

Qualcuno ricorderà di Glenda, la medica cubana della Missione Barrio Adentro che mi ha ospitato lo scorso anno e della quale ho scritto qui in italiano.

Ebbene in questo momento Glenda è in Guatemala a soccorrere gli alluvionati del ciclone Stam che nel silenzio più assoluto ha fatto in un paese poverissimo più disastri che a Nuova Orleans. Glenda è parte della brigata “Henry Reeves”, una delle brigate di emergenza che la protezione civile cubana tiene sempre pronte a mobilitarsi in caso di disastri naturali. Sarebbero potuti andare anche a Nuova Orleans, se George W Bush si fosse degnato di rispondere all’offerta di aiuto.

Una volta di più Glenda è una fonte di prima mano tanto per descrivere la tragedia dei popoli del Sud come per testimoniare quelli che sono i valori profondi di solidarietà che animano il popolo cubano. In Guatemala ci sono migliaia di dispersi che oramai devono considerarsi morti e nell’altipiano il disastro materiale è incommensurabile. Raggiungo Glenda in un villaggio nel Municipio di Chiquimulilla, nel Dipartimento di Santa Rosa, non lontano dalla costa del Pacifico. Sono partiti da un giorno all’altro in tre brigate da cento medici ognuna. Nella sua zona non ci sono molti morti, perché si è fatto in tempo ad evacuare prima della piena dei fiumi, ma i danni materiali sono terribili. Tutto il raccolto è andato perduto così come la maggior parte degli animali da allevamento. I malati sono soprattutto alle vie respiratorie e alla pelle. Il lavoro come sempre è frenetico. “Ieri ho curato 78 pazienti!” Moltissimi con la febbre, molte micosi (funghi) a causa dell’umidità. C’è molta diarrea, “ma forse meno di quella che mi aspettavo perché la gente sta bevendo acqua purificata e quindi non sta consumando quella contaminata”.

Sembrerebbe un sollievo la disponibilità di acqua potabile ma Glenda è pessimista: “speriamo che duri, i prezzi stanno crescendo giorno per giorno”. Calcola che resteranno per tre mesi, poi rientrerà in Venezuela e non si lamenta: “non è una zona di grande pericolo, e anche la mia famiglia all’Avana si è tranquillizzata”.

Le domando com’è alloggiata e scoppia a ridere. “Nell’ambulatorio c’era una famiglia di pipistrelli e non ho voluto disturbarla. Dormiamo tutti in una stanza con l’infermiera, il marito e i due bambini”.

Cerco di informarmi della situazione, anche di quella preesistente. Anche se Glenda è oramai esperta di situazioni difficili è chiaro che continua a sorprendersi della situazione sanitaria al di fuori di Cuba. “Non ci sono medici. I medici sono nei centri di salute nei capoluoghi di provincia e non si spostano. Nei villaggi ci sono solo le ausiliarie (neanche infermiere) che curano di testa loro i casi meno gravi e mandono al capoluogo quelli che non sanno curare.

Le domando della povertà. Non sa calcolare perché tutti hanno perso tutto, ma pensa che sia molto più povero del Venezuela, dove pure vive e mi ha ospitato in condizioni drammatiche. “La differenza è che qui -forse perché si tratta di una zona rurale- non ci sono né furti, né droga”. Il problema più grave è l’alcolismo ma le piacciono i guatemaltechi: “sono scherzosi, servizievoli e ci sono molto grati. Il giorno che siamo arrivati mi ha commosso un uomo poverissimo che ci ha avvicinato ed a voce bassa, con estrema umiltà ci ha detto che ci ringraziava a nome delle comunità maya e ci ha benedetto tutti”. E’ un gesto spontaneo che commuove Glenda. Anche il Guatemala, sotto il tallone del Fondo Monetario è un posto dove gente umile vede la propria vita distrutta dall’indigenza assoluta. “L’80% almeno è miserabile, quasi tutti indigeni”. L’emergenza preme. Moltissime persone sono annegate. “Ci sono interi villaggi che sono stati dichiarati ‘campo santo’. Sono stati sepolti dal fango o dalle frane dalla montagna e gli abitanti sono morti tutti”. E’ la zona di Sololac e quella di San Marcos, ma anche lì stanno operando i medici cubani. Scherziamo sul fatto che a lei non tocca mai il peggio del peggio: “dev’essere mia madre che prega tutti gli dei e tutti i santi (afrocubani). Qualcuno la deve ascoltare”. La linea è disturbata, poi cade. Alla prossima dottora.

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