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La corruzione: un ricordo del passato

C’è un problema. Anzi… c’era.
C’era il problema, per le pubbliche amministrazioni, “di dover rispettare alti standard di efficienza e correttezza nei confronti del cittadino, della società civile e delle altre istituzioni”; mica una cosetta da niente. Questo “ha determinato (in numerosi contesti nazionali e internazionali) l’esigenza di creare strutture tecniche specializzate nella prevenzione e nel contrasto della corruzione e di altre forme di illecito perpetrate nel settore della pubblica amministrazione”.Poteva l’Italia rimanere insensibile di fronte a tali esigenze? Assolutamente no; anche perché l’istituzione di strutture dedicate a queste problematiche era sollecitata da tempo in sede internazionale, ed il nostro governo si era impegnato con il Consiglio d’Europa, con l’ONU e con l’OCSE a provvedere di conseguenza. Quindi, di conseguenza, ha provveduto.

La cosa potrà sembrare strana per qualcuno, ma è stato il governo Berlusconi a provvedere: con la legge n. 3 del 16/01/2003 è stato istituito l’Alto commissariato per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione. Alla faccia di chi dice che il governo di Sua Bassezza non ha fatto niente di buono!
Peccato che, come troppo spesso succede nella nostra cara Italia, le cose si fanno sulla carta ma poi restano lettera morta, perché non viene data attuazione alle procedure, perché non vengono fornite le necessarie risorse, eccetera. Così la struttura ha cominciato a funzionare veramente solo a distanza di quasi due anni, quando con il DPR 258 del 06/10/2004 è stato emanato il regolamento che ne stabilisce il funzionamento.
Per la verità, anche dopo di questo le cose non sono andate benissimo, se nella relazione presentata a gennaio 2008 alla presidenza del consiglio dei ministri il titolare dell’alto commissariato, l’ex prefetto di Roma Achille Serra, si lamenta di non riuscire ad operare adeguatamente:

nelle occasioni in cui il Parlamento ha avuto modo di occuparsi dell’Alto Commissario, non sono mancati nel passato anche recente vari tentativi di ostacolare, sia in senso definitivo che in termini di concreta operatività, l’attività astrattamente assegnata all’organismo: basti, qui, ricordare i pervicaci tentativi di alcuni settori politici di ritenere l’Alto Commissario un “ente inutile”, tanto da ritenere ad esso applicabile la previsione dell’articolo 29 del già citato decreto-legge n. 223 del 2006 e determinarne per ciò solo l’automatica soppressione, quanto gli altri, non meno dannosi, di accreditarne un’immagine di inoperatività, sminuendone i risultati operativi ed additandolo come uno dei “rami secchi e dispendiosi” dell’Amministrazione.

E più oltre, nella conclusione:

L’evento significativo del semestre è la conferenza annuale, tenutasi ad Helsinki dal 12 al 14 dicembre, cui hanno partecipato rappresentanti di 24 Paesi dell’Unione Europea e dei 4 Stati “osservatori” (Albania, Croazia, Montenegro, e Serbia). Al termine della conferenza, che ha visto momenti di confronto fra le diverse autorità rappresentate, è stata approvata la dichiarazione finale (disponibile sul sito internet www.epac.at), nella quale viene particolarmente sottolineata la necessità che alle autorità anticorruzione venga assicurata la necessaria indipendenza, anche attraverso un’appropriata normativa ed adeguati mezzi finanziari, per accrescere l’efficacia e la credibilità della attività di contrasto alla corruzione. Inoltre, nella medesima dichiarazione, si conferma l’impegno delle autorità aderenti alla rete per intensificare gli scambi di esperienze e per elaborare standard e prassi di riferimento comuni, attraverso l’attività di specifici gruppi di lavoro, espressamente costituiti.
Al riguardo non si può non evidenziare, da ultimo, che l’insufficiente dotazione finanziaria ha già iniziato a condizionare pesantemente l’attività dell’Alto Commissario, precludendo la partecipazione alla Conferenza in questione, con evidenti ricadute in termini di immagine non solo dell’Ufficio ma del nostro Paese nello specifico settore dell’impegno anticorruzione.

A proposito di ostacoli, vale la pena ricordare che già durante il governo Prodi, nel 2006, ci fu un tentativo di chiusura, quando all’interno dei provvedimenti sulle liberalizzazioni del ministro Bersani, venne proposto l’accorpamento dell’alto commissariato con l’ispettorato della funzione pubblica.

Nonostante le tante difficoltà, l’alto commissariato ha lavorato e ha prodotto risultati molto interessanti, come si può vedere dai documenti disponibili sul sito. Uno dei tanti casi di pubblica amministrazione che funziona “nonostante” la burocrazia, le leggi, la politica, eccetera.

Ricordate il famigerato DL 112 del 25/06/2008 di cui ho parlato poche settimane fa? Beh, alcune cose mi sono sfuggite. In particolare, l’articolo 68 abolisce l’alto commissariato di cui stiamo parlando; ed insieme a questo, per non fare torto a nessuno, abolisce anche l’alto commissariato per la lotta alla contraffazione, nato nel 2005.
Poiché non voglio neanche pensare, sarebbe offensivo ed umiliante, che il governo voglia frenare in alcun modo la lotta alla contraffazione e alla corruzione nella pubblica amministrazione, non posso che trarne una conclusione: la contraffazione e la corruzione nella pubblica amministrazione non esistono più, sono un problema risolto, cancellato.

Chi non si è accorto di questo grande risultato è Drago Kos, presidente del GRECO (Group of States against Corruption), che l’8 luglio scorso, in una lettera indirizzata all’alto commissario anticorruzione, esprime “grave preoccupazione” per la soppressione della struttura.
Il provvedimento che ha soppresso l’ufficio potrebbe avere, per il presidente del GRECO, “spiacevoli conseguenze nella lotta alla corruzione in Italia”. Le motivazioni della decisione saranno oggetto di esame al prossimo meeting plenario di ottobre, nel quale l’Italia dovrà per la prima volta essere “valutata sul campo” dal GRECO. Valutazione che avviene ad un anno esatto dall’adesione formale dell’Italia come 45° membro del gruppo nato nel 1999 nell’ambito del Consiglio d’Europa.
I soliti europei spocchiosi che ci trattano come dei deficienti; altra carne da mettere al fuoco per gli euro-allergici.

In Italia la corruzione non c’è più: è abolita per legge.

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