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Zitto zitto Juan Guaidó in Venezuela si è già allungato il mandato

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Juan Guaidó, ammesso e non concesso che sia il legittimo presidente venezuelano [2], secondo l’art. 233 della Costituzione al quale lui stesso si appella, avrebbe un solo potere: far celebrare le elezioni presidenziali entro 30 giorni. Per ora ha presentato il programma di governo, si è già fatto estendere incostituzionalmente l’interim a un anno, ma di data delle elezioni non parla mai.

Juan Guaidó è diventato presidente a rotazione dell’Assemblea Nazionale in Venezuela il 5 gennaio 2019. Il 23 gennaio si è proclamato presidente ad interim sulla base dell’art. 233 della Costituzione bolivariana. Sul contesto dell’autoproclamazione girano varie voci. Se da presidente avesse convocato l’AN si sarebbe dovuto sottoporre a un dibattito e un voto nel quale avrebbe dovuto ottenere la fiducia della litigiosissima opposizione venezuelana.

Invece ha preferito autoproclamarsi in un comizio di partito, senza dibattito, verbale, né votazione, né quorum, concordando la mossa solamente con il segretario generale della OEA Almagro e alcune potenze straniere, tra le quali vi sono senz’altro gli Stati Uniti di Trump e il Brasile di Bolsonaro. Tale dettaglio merita un breve inciso: sinceri democratici, che si sono costernati alle elezioni di Trump e Bolsonaro e mai stringerebbero loro la mano, rispetto al Venezuela non hanno alcuna difficoltà a marciare fianco a fianco con i massimi dirigenti dell’estrema destra mondiale.

Insomma vale l’autoproclamazione del giovane Guaidó? Se tanti governi di consolidate democrazie occidentali l’hanno presa per buona, prendiamo per buona l’autoproclamazione. Prendiamo per buono anche che l’Assemblea Nazionale avesse il potere di considerare nulla l’elezione di maggio 2018 di Nicolás Maduro. Ho chiesto ripetutamente a varie fonti dell’opposizione, ma non ho ottenuto una risposta chiara su quale articolo avesse dato il potere all’AN di non riconoscere Maduro ma, già che siamo in regime di forzature, e tutto viene rappresentato come la sfida finale tra dittatura e democrazia (come nei tweet di Renzi) prendiamo per buono anche che l’AN avesse questo potere. Ci sono ovviamente opinioni molto diverse. Per esempio, tra i tanti, il prestigioso magistrato spagnolo Baltazar Garzón, considera perfetta la legittimità di Maduro.

Prendendo per buono tutto quello che dice l’opposizione, concludiamo che il Venezuela effettivamente non avesse presidente, e che Guaidó, come presidente dell’AN, avesse il diritto/dovere di esercitare la presidenza secondo l’art. 233. Ma ciò doveva avvenire al solo scopo di far celebrare le elezioni entro 30 giorni, ovvero entro il 22 febbraio 2019. Ora risulta che Guaidó, che dichiara di passare un sacco di tempo al telefono con Salvini e altri dirigenti dell’estrema destra mondiale, abbia in questi giorni trovato il tempo di pubblicare il suo programma di governo (ultra-neoliberale) ma abbia dimenticato di fissare la data delle elezioni, l’unica cosa che doveva fare secondo l’art. 233 dal quale lui stesso e mezzo mondo fanno dipendere la propria legittimità.

Ora, anche se la stampa monopolista ha evitato di dirne, proprio ieri l’Assemblea Nazionale si è resa conto che Juancito abbia messo gli altri leader dell’opposizione di fronte al fatto compiuto della sua autoproclamazione, obbligandoli a fare buon viso a cattivo gioco (immaginatevi gli altri aspiranti che contenti siano del suo protagonismo…), ma allo stesso tempo sia in grave ritardo sull’unica cosa che dovrebbe fare e non smani affatto per far rispettare la Costituzione. Quindi proprio ieri l’AN ha votato l’estensione dei suoi (presunti) poteri da 30 a 365 giorni. Estensione della quale nella Costituzione non vi è traccia e quindi un chiaro abuso di potere da parte dell’AN. A pensar male si fa peccato, ma per essere ancora più chiari: se è opinabile che Guaidó potesse essere nominato presidente, NON è opinabile che non avesse, né lui né l’Assemblea Nazionale, alcun potere per estendere il suo potere attraverso una “legge di transizione” palesemente incostituzionale.

Se “La Stampa” di Torino è riuscita a dire che in Venezuela non si possa parlare di golpe perché Guaidó è un civile e non un militare (sic), si può sostenere tutto e il contrario di tutto, e siamo certi che la grande stampa mondiale riuscirà a digerire anche questa (piccola?) forzatura. Del resto a tanti piace il giovane Guaidó, con la sua bella famigliola kennediana, uscita fresca fresca da un casting.

Intanto Papa Bergoglio si offre come mediatore ma solo il trinariciuto Maduro risponde. A Montevideo il gruppo di contatto mette insieme la mezza America che non riconosce Guaidó (e che all’OEA ha messo in minoranza 18 a 16 Trump, Bolsonaro e Macri, non riconoscendo l’autoproclamato, ma anche questo hanno evitato di dirvelo) ed europei che invece lo riconoscono. Montevideo sarebbe un buon inizio per quel dialogo che a tanti, tra i quali almeno cinquecento autorevoli personalità latinoamericane, sembra l’unica via per evitare il bagno di sangue. In Venezuela però l’Assemblea Nazionale di Guaidó ha appena votato un documento che rifiuta qualunque dialogo con la più nobile delle motivazioni: “allungherebbe le sofferenze del popolo”. Come contraddirli e come non dare tutta la colpa ai chavisti che rifiutano di autocancellarsi dal pianeta? Il nostro eroe intanto si afferra alla poltrona, per ora virtuale, domani chissà. Ma Juan Guaidó le elezioni le vuole convocare o no?

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