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Violenza politica in Venezuela, proviamo a capire chi sono i morti

Da aprile a oggi sarebbero 93 i morti causati da violenza politica in Venezuela. Uno al giorno. Uno al giorno di troppo, pur in uno dei paesi più violenti al mondo. In pochi, compreso chi osserva dal Venezuela, riescono a districarsi rispetto alla violenza che causa tali morti, che è forse la parte più drammatica della crisi del paese caraibico. I media internazionali tendono ad addebitare indistintamente tutte le morti al governo di Nicolás Maduro ma, anche se sul singolo caso non è possibile pronunciarsi o essere sicuri di non incorrere in errore, ho provato a lavorare su una molteplicità di dati, che offrono un quadro più equilibrato. Quello che m’interessa qui è mostrare una complessità e una situazione di violenza diffusa della quale il governo è responsabile ma non ha certo il monopolio.

Da aprile al 21 giugno in Venezuela si sarebbero dunque registrate 93 morti per motivi riconducibili al conflitto politico. Di queste 74 sono classificate dal Ministero degli Interni di Caracas mentre 19 sono quelle delle quali parlano media tradizionali e media sociali (che producono una mole informativa infinita) ma che non sono confermate dalla forza pubblica. Delle persone morte otto erano minorenni, 37 avevano tra 18 e 25 anni. 37 erano operai o lavoratori, 19 studenti, sette le donne, almeno tre di queste impiegate domestiche uccise perché i loro datori di lavoro le avevano mandate a fare commissioni durante scontri e situazioni di pericolo.

Su 93 morti la principale categoria di vittime sono le persone che stavano manifestando contro il governo: 30 morti, quasi un terzo del totale. Sono numerosi i casi di uccisioni con arma da fuoco, spesso da parte delle forze di polizia. Nel caso dello studente Augusto Pugas sei poliziotti sono in carcere per omicidio volontario. Al contrario che altrove, la polizia che spara difficilmente riceve sconti in Venezuela: sono ben 39 gli arrestati o incriminati in questi mesi. Paúl Moreno, uno studente di Maracaibo, è stato investito volontariamente da una donna, incarcerata e che rischia 20 anni, mentre questo si trovava in una barricata dell’opposizione, uccidendolo. Diego Arellano sarebbe stato ucciso da “fuoco amico”. In vari altri casi vi sono versioni contrastanti su morti in scontri o che stavano commettendo atti violenti, come il giovane che ha dato l’assalto a una caserma con delle granate o l’adolescente che sarebbe rimasto ucciso nel tentativo di far funzionare un mortaio artigianale contro la PNB. Nonostante sia evidente che l’opposizione faccia da sempre un uso cinico della violenza, non solo mettendo in conto l’uso della stessa ma provocando sistematicamente il governo perché reagisca e ottenere dei vantaggi dal tanto peggio per la morte di propri militanti, spesso i più giovani, non si può eludere che una parte significativa di queste morti è stata causata dalla forza pubblica nelle molteplici forme, esercito, polizie locali e statali, non tutte, ma quasi tutte, sotto la responsabilità del governo.

Le 63 altre morti non sono invece identificabili come manifestanti antigovernativi. Tra questi vi sono almeno cinque esponenti delle forze dell’ordine assassinati nel contesto di manifestazioni dell’opposizione. C’è Orlando Figuera, il ragazzo bruciato vivo dai manifestanti in un quartiere per ricchi di Caracas, ucciso per il colore scuro della pelle che lo identificava come chavista, un giovane operaio torturato e bruciato vivo a Lara, un militare in pensione linciato, una donna uccisa da un oggetto contundente lanciato contro una manifestazione pro-chavista. Tre militanti del PSUV (il Partito socialista del Presidente Maduro) sono stati assassinati a Mérida; altri quattro, identificati come chavisti, sono stati uccisi da sicari. Tra questi vi era l’ex militante del MIR cileno José Muñoz Alcoholado, una vita di lotta contro Pinochet e per la libertà latinoamericana e martirizzato a Caracas 44 anni dopo l’11 settembre.

Otto persone sono morte nel tentativo di eludere posti di blocco e barricate dell’opposizione che da mesi bloccano il paese. Non possono essere classificate come chaviste, ma buona parte di queste morti vanno addebitate all’opposizione, come quella di Estefania Rodríguez che, volendo superare un blocco, si è vista sparare a sangue freddo dai manifestanti, affatto pacifici. Più d’uno sono i morti in incidenti causati dalla situazione. Tra queste, apparentemente per un caso incredibile, il 31 maggio è stato assassinato il giudice Nelson Moncada, ripetutamente minacciato di morte dall’opposizione per aver condannato il leader della destra Leopoldo López per la guarimba del 2014 che causò oltre 40 morti. Moncada sarebbe capitato per caso nei pressi di una barricata dell’opposizione a Caracas, riconosciuto e assassinato.

Oltre questi numeri le vittime si scoloriscono rispetto alla politica; otto morirono in un saccheggio il 20 aprile. Di 12 vittime si esclude che partecipassero a manifestazioni, ma alcune, come un 14enne di Barquisimeto, è stato assassinato nel tentativo di gruppi dell’opposizione di assaltare una sede del PSUV e una donna di 87 anni sarebbe morta perché una barricata dell’opposizione ha impedito il passaggio dell’ambulanza che la trasportava in ospedale. Altre 16 vittime, secondo familiari o testimoni, non sarebbero state parte dell’opposizione, anche se è possibile che la militanza di alcune di queste fosse non conosciuta o non riconosciuta. Infine un noto anti-chavista è morto in una rissa nella Plaza Altamira (la San Babila di Caracas).

Il fatto da rilevare è che mentre i media monopolisti tentano pervasivamente di accreditare la caduta dello stato di diritto in Venezuela, la magistratura in questi mesi sembra non guardare in faccia a nessuno. Per 12 delle vittime sono incriminati e/o detenuti 39 funzionari di forze armate, sia degli stati che nazionali. Per altre 11 morti, appartenenti alle forze dell’ordine o identificabili come chaviste, vi sono 26 persone, quasi tutte identificate come appartenenti all’opposizione, arrestate o ricercate. No, non serve far la conta su chi è più responsabile, sono numeri atroci, l’importante è prendere atto anche da questi dati di una complessità che caos e tendenziosità impediscono spesso di comprendere.

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10 Responses to Violenza politica in Venezuela, proviamo a capire chi sono i morti

  1. Pepe 1 Lug 2017 at 17:43 #

    Non sarebbe il caso di affermare che c’è un tentativo simile a quello applicato in Ucraina? Dare vita ad una guerra civile? Creare il casus belli? Far intervenire le organizzazioni internazionali, mettere a capo qualche Temer che guidi il ristabilirsi dell’ordine legale. Forse al di là della conta sarebbe interessante un’analisi geopoltica un tantino più approfondita. I morti sono moneta di scambio.

  2. Javier Montes de Oca Rodríguez 2 Lug 2017 at 00:42 #

    Lavarle la cara a una atroz Dictadura, que hace aaaaños decidió darle la espalda al país. Vaya flaco favor, le haces. Vergüenza debería de darte. Qué fácil es hablar desde las comodidades de Europa. No tienes ni idea de nada de lo que estás comentando o intentando “argumentar”. Este artículo sólo es una serie de falacias como una casa, cada uno peor que el otro, completamente parcializado. Te invito a pasearte por Venezuela, sin protección estatal, con bolívares ni pasaporte europeo, a ver como le sobrevives a esa revolución bolivariana que tanto pareces adorar. Saludos.

  3. Alvise 2 Lug 2017 at 06:35 #

    Questo articolo puzza molto a necrofilia, piuttosto che spiegare ai lettori il perché di tante morti, e non solo per ragioni politiche. Lei , come la S.ra Collotti del Manifesto, vuole giustificare ciò che on si può fare. Il responsabile di tutte le morti è alla fine dei conti il Governo con la sua folle politica e incapacità di gestire alcunché in quel paese. Cerchi di spiegare a chi non conosce la situazione in Venezuela come stanno davvero le cose: mancano alimenti, medicine, saccheggi giornalieri, in gran parte da addebitare ai ” collectivos” che sono gentaglia al soldo di Maduro. Faccia una buona volta giornalismo e non propaganda.

    • Javier Montes de Oca Rodríguez 29 Lug 2017 at 00:54 #

      OLÉEEEEEEEEEEEE!! Me ha fascinado la parte donde le dice a este payaso a sueldo: “Faccia una buona volta giornalismo e non propaganda.”, Es Ud. un grande. Grazie Mille!

  4. Giovanni 3 Lug 2017 at 08:23 #

    La corruzione è un fattore endemico in America Latino ed il governo Maduro ne è triste conferma. Innegabile altresì come il malcontento dell’oligarchia venezuelana, iniziato dai tempi della famosa Ley de Tierra promulgata dal presidente Chavez, vada mostrando ora la sua natura più violenta.Forte del supporto economico e logistico da parte degli Stati Uniti fomenta agitazioni e scontri nelle zone ricche della capitale ed in analoghe realtà del paese. La manipolazione mediatica a favore dell’opposizione trova facile terreno in Europa e questa analisi è purtroppo solo un’eccezione.

  5. nino 6 Lug 2017 at 15:06 #

    gli unici che fanno propaganda, fatta pure malissimo, sono i cosiddetti professionisti al servizio dei giornali fintamente indipendenti, quali el pais, repubblica, il corriere etc etc, i quali invece di andare a caccia delle notizie, per i fatti del venezuela si basano sulle veline della opposizione golpista o mud.
    Oca e alvise dimenticano che il golpe soave di sharp, avallato dal dipartimento di stato americano nel febbraio/marzo 2015 è ancora in gestazione.Fallirà, perchè ormai il governo bolivariano ha preso le misure necessarie, ma è ancora in divenire.
    Per convincere la gente a scendere in strada e la oea a decidere l’aggressione al paese parlano di dittatura di maduro, quando nel paese ci sono decine di partiti politici e l’assemblea nazionale è in mano all’opposizione, di mancanza di energia elettrica e di acqua potabile, quando le centrali idroelettriche e le dighe sono in pieno funzionamento, poichè acqua abbondante è scesa dal cielo, di mancanza di beni alimentari, quando basta dare un’occhiata ai supermercati privati venezuelani nel 2017 su you tube per vederli pieni di roba, anche se a prezzi alti.
    E’ vero che i medicinali sono scarsi e le farmacie e gli ospedali si arrangiano per far fronte alla mancanza, ma è anche vero che il governo li sta importando, nel limite del possibile, dato che il prezzo del petrolio è sceso da 100 dollari a 42.
    La teoria del golpe soave di sharp non ha considerato che la forza armata venezuelana è fedele al governo legittimo e che il 58% dei cittadini del paese è favorevole alle elezioni presidenziali nel 2018. Perciò il golpe soave fallirà, sicuramente dopo le elezioni del 30 luglio, quando una parte della popolazione del paese andrà a votare per i suoi rappresentanti alla assemblea costituente e si vedrà chiaramente che quelle della opposizione sono delle semplici menzogne, a cui la stampa, diciamo così, internazionale ha dato un risalto partigiano.

  6. PROF. Pietro 16 Lug 2017 at 23:43 #

    Conosco il Venezuela da dove sono ritornato solo ieri. Sono pienamente d’accordo con quanto scrive il sig. Alvise e trovo sconcertante come si possa in qualche modo mantenere una distacco (se non giustificare) dai fatti di violenza che avvengono in questo paese. La popolazione è in massima parte contraria a tale regime militare con forti legami con il narcotraffico. La repressione avviene attraverso forze paramilitari se non direttamente attraverso la Guardia Nazionale bolivariana.

    • nino 17 Lug 2017 at 15:27 #

      prof. pietro, mi sa tanto che i tuoi studi non si sono interessati del venezuela. Perchè se avessi studiato, avresti capito che non c’è nessun regime militare, poichè il governo di maduro, nonostante la illegittimità del plebiscito, organizzato dall’opposizione, non ha impedito il voto, dove, è bene precisarlo, avrebbe partecipato solo il 37% degli elettori venezuelani. Sette milioni di persone su un totale di 19 milioni. Il 63% degli elettori, nonostante la popolazione, come dici erroneamente, sia in massima parte contraria a tale regime militare,ha preferito non votare nel plebiscito dell’opposizione. Questo ti dice qualcosa?

    • mirko 17 Lug 2017 at 22:05 #

      Per favore argomenti le sue tesi, per esempio i legami col narcotraffico. Che a votare siano andati solo 7 milioni di persone mi fa presumere che la maggioranza della popolazione sia con Maduro. Il referendum è stato un clamoroso fiasco.

    • Javier Montes de Oca Rodríguez 29 Lug 2017 at 00:57 #

      Ud. es un grande también. Muchas gracias.

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