Thursday 09 February 2012, 21:27

Argentina: spazzatura L’Espresso

chavez_cristina Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.

Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.

E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.

Ovviamente per l’Espresso Naím fa gioco perchè scrive peste e corna dei governi integrazionisti latinoamericani. Tutto questo cappello mi si perdoni e valga come riassunto delle puntate precedenti per far notare che questa settimana nel settimanale c’è un reportage (pp. 82-85) da Buenos Aires a firma Antonio Carlucci (noto per descrivere la Bogotà di Álvaro Uribe come fosse Stoccolma), pensato, scritto e realizzato solo per tirare una vagonata di letame contro il governo argentino. Con un linguaggio di altri tempi si sarebbe definito un proditorio attacco.

Tagliando e cucendo solo ed esclusivamente punti di vista antipatizzanti e dell’opposizione sempre denigratori, irridenti fino all’insulto, il pezzo è una infinita sequenza di luoghi comuni, chiacchiere da cortile e affermazioni false e tendenziose, o puro gossip come quello che vuole (e che dà il titolo al pezzo) Cristina Fernández e il marito litigare continuamente, sbattere porte… Ovviamente non manca la chiamata alle armi dei lettori democratici dell’Espresso. Come fossimo ancora alla fine degli anni ’40 e l’ambasciatore dell’Unione Sovietica andasse ancora sotto braccio con quello degli Stati Uniti, i peronisti Nestor e Cristina non sono altro che fascisti oppure socialisti da archeologia, populisti, assistenzialisti…

Il cuore del pezzo è fatto per esempio col punto di vista de la Nación, il giornale che appoggiò tutte le dittature e tutta la corruzione neoliberale, morti per fame incluse. E’ come dire chiedere a Feltri di Prodi e fare il gioco delle tre carte per far passare Feltri come indipendente, ma cosa importa a L’Espresso. Solo a me continua a stridere del perchè un giornale che in Europa si considera di centro-sinistra in America latina vada compitando rapito, e faendoli passare come dogmi di fede, opinioni ed interessi della destra dura e pura.

Ovviamente gira gira la colpa principale di Cristina e Nestor non è essere fascisti. Quella serve per far fumo nei lettori distratti. La colpa di Nestor e Cristina è sempre quella: essere parte fondamentale del progetto integrazionista latinoamericano ed essere alleati del Venezuela. I toni, per chi ha visto in Argentina i morti per fame, sono da rabbrividire, come quando Carlucci definisce quelle dell’FMI “trasparenti scelte di politica economica” che i Kirchner hanno eluso per “affidarsi ai dollari di Hugo Chávez”.

Questo perchè, è qui si arriva al sublime per chi ricorda i tempi di Martinez de Hoz e di Carlos Menem, con Chávez i Kirchner possono “occuparsi della cosa per loro più importante, la caja”. Ovvero, ammesso e NON concesso, che siano corrotti i Kirchner sarebbero corrotti da Chávez e il baluardo contro la stessa sarebbe l’FMI. Ho letto bene? Sì, Carluccio passa il segno: “l’Argentina è nata con la cultura del lavoro e della decenza. [Con i Kirchner] il lavoro è stato sostituito dai sussidi e la decenza con la corruzione”.

Avete capito bene, per l’Espresso la corruzione in Argentina l’hanno inventata i Kirchner (e Chávez). Mi sbrodola il percolato da tutte le parti.



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  1. Raffaele Della Rosa | 30 luglio 2008 12:18 | Rispondi

    Commovente la costanza con cui molti, tra cui tu, continuano a volersi autoconvincere che REPUBLICA ed ESPRESSO siano di centro-sinistra….

    io credo che non sia estremismo ingiurioso e declamatorio definirli di centro, laico ed antiberlusconiano.

    Figurati a me sembra (ma ovviamente mi sbaglio, come sempre) di seguire l’evangelico UNICUIQUE SUUM…

  2. Raffaele Della Rosa | 30 luglio 2008 12:20 | Rispondi

    Sarebbe un po’ come credere che Bertinotti Diliberto Vendola ecc. ecc. siano comunisti, ovvero seguaci di Marx Engels Luxemburg Gramsci Mao Che Guevara… :-)

  3. Gennaro Carotenuto | 30 luglio 2008 12:46 | Rispondi

    Il problema Raffaele non è quello che per me o per te è un periodico di centro-sinistra ma come viene percepito comunemente.

    Un mio ottimo studente di Storia del Giornalismo, al quale credo di aver dato anche la lode, ha sostenuto che secondo lui in ogni caso la Repubblica continui ad essere una voce fuori dal coro. Io non posso che prederne atto.

  4. Luca Romeo | 30 luglio 2008 19:26 | Rispondi

    Il tuo studente ha ragione, infatti è fuori dal coro del centro-sinistra…

  5. Luca Romeo | 30 luglio 2008 19:27 | Rispondi

    P.s.
    Centro-sinistra internazionale, non certo italiano…

  6. alberico | 30 luglio 2008 19:28 | Rispondi

    un ottimo studente ma non gli avrei dato la lode perchè significa ,secondo me da profano che gli manca un pezzo e anche il migliore e poi se fossi in te mi sentirei anche un pò male,perchè il problema sta proprio là ne prendiamo atto e poi?
    Scusami ma non voglio screditare il tuo lavoro me ne guarderei bene,leggo molto di te e dei tuoi articoli mi hai aperto un pò la mente su certe cose specie l’americalatina ma spiegaglielo non prenderne solo atto.
    Con affetto Alberico…
    e forza Napoli

  7. francescarb | 31 luglio 2008 00:00 | Rispondi

    francesca – 25 anni – Roma

    L’informazione corrente e maggioritaria sull’America Latina è irrimediabilmente drogata,l’effetto che ha prodotto e continua a produrre è quello di anestetizzare lo spirito critico verso il quale un lettore fedele e fiducioso si aspetterebbe di essere stimolato dal giornale a cui affida il proprio sguardo sul mondo giorno dopo giorno.
    E invece l’informazione è regolarmente parziale -vedi la restituzione ad opera di Carlucci dell’immagine di una Cristina Fernández che disperatamente scimmiotta Evita a plaza de mayo-, inaffidabile -vedi il grado di attendibilità dei reportage… fantastici (!!)(nell’etimo di ‘fantasiosi’)del sig. Jordi Valle- , dotata com’è della fisionomia artificiale degli interessi in gioco.
    Quando non si tratta di autentica disinformazione.

    Le possibilità per sottrarsi a questo massacro della verità sono quelle che prevedono un esplorare, rovistare tra le cose che si collocano sotto la superficie patinata delle pagine, anche quando dotate di un ingombrante blasone, e introiettare criticamente ciò che si dice dalle parti di chi conosce realmente ciò di cui si parla, che ha calpestato il suolo della verità, e ha deciso di darle l’esatto valore.
    Gianni Minà, in occasione della presentazione di un numero di Latinoamerica a Roma disse che lo strumento più importante per un giornalista sono le scarpe. Camminare, e consumarle disperatamente, interrogare gli eventi fino al parossismo,
    poi schiarirsi la voce, o prendere in mano una penna, e raccontarle, con onestà.
    Lezione tristemente estranea alla stampa nostrana, che chissà, un giorno forse si farà carico delle sue responsabilità, e tornerà a posare gli occhi sulla verità.

  8. Antonio Castellarin | 31 luglio 2008 15:38 | Rispondi

    Non c’entra con la notizia nello specifico, ma molto sul cosa e come si danno notizie sull AL.
    http://www.jornada.unam.mx/2008/07/31/index.php?section=mundo&article=031n1mun

    ? Revela ante la fiscalía que 18 alcaldes de Bolívar fueron elegidos por influencia de las AUC
    Ex jefe paramilitar confiesa a detalle matanzas en regiones de Colombia
    Afp y Dpa
    Bogotá, 30 de julio. El jefe paramilitar desmovilizado Enrique Banquez Martínez confesó ante la justicia colombiana que esos grupos de ultraderecha colgaron de árboles y degollaron, al son de la música, a más de 60 campesinos en la región de El Salado, en febrero de 2000. Más aún, “jugaron futbol” con las cabezas de las víctimas en la plaza del pueblo.

    La confesión fue hecha ante la fiscalía de la ciudad de Barranquilla por Banquez (alias Juancho Dique), quien se acogió al proceso de negociaciones entre el gobierno de Álvaro Uribe y las Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), que entre 2003 y 2006 permitió la desmovilización de cerca de 32 mil integrantes de esos grupos…..
    ……Dijo que “mientras mataban, los otros, de puro ocio, tocaban gaitas, tamboras y violines. Eso fue durante la matanza que duró entre tres o cuatro horas”, agregó este hombre, que además participó en otros 565 homicidios al citar diversas masacres como la de enero de 2001 en el caserío de Chengue, en el departamento de Sucre , que dejó 27 víctimas…….según una controvertida negociación con el gobierno de Uribe para poner fin a 20 años de actividades de las AUC, que en ese lapso cometieron unos 9 mil (novemila) asesinatos, principalmente entre la población civil………Una computadora incautada a Jorge 40 dio inicio al sonado caso de la parapolítica, llamado así por los nexos de varios políticos del oficialismo con los paramilitares, por lo cual la Corte Suprema de Justicia investiga a casi 70 congresistas, de los cuales 32 están en prisión……
    Gennaro, per favore, dacci TUTTA questa notizia in italiano con commento, rompiamo l’omerta’.

  9. Gennaro Carotenuto | 31 luglio 2008 21:42 | Rispondi

    Alberico:

    1) che repubblica sia o meno fuori dal coro è un punto di vista. E un docente non giudica il punto di vista di uno studente.

    2) gira gira, se uno pensa a Repubblica come l’unico grande giornale critico del governo, può considerarlo una voce fuori dal coro. Certo è una lettura un po’ superficiale, ma…

  10. Luca Romeo | 1 agosto 2008 12:19 | Rispondi

    ” E un docente non giudica il punto di vista di uno studente.”

    Magari fosse sempre così… Trovi pure quelli che non ti fanno passare l’esame se usi un sistema di calcolo diverso (ma egualmente corretto) da quello che loro hanno spiegato a lezione…

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