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Argentina: spazzatura L’Espresso

chavez_cristina Esser contro la pena di morte di Tarek Aziz (il ministro degli esteri di Saddam Hussein) non vuol dire aver voglia di andarci a cena o, se si dirige un settimanale, affidargli una rubrica e farlo passare per un autorevole opinionista. Eppure è quello che fa, lo abbiamo più volte denunciato, l’Espresso con Moisés Naím.

Naím come Tarek Aziz, probabilmente non ha mai ammazzato personalmente nessuno, ma era un ministro chiave nel governo di Carlos Andrés Pérez, che nell’89 fece ammazzare forse 10.000 persone in un giorno solo con il Caracazo, colpevoli di protestare contro il Fondo Monetario Internazionale del quale l’economista Naím era ligio esecutore.

E quindi Moises Naim è responsabile di crimini contro l’umanità e per quelli essere giudicato, non fare l’opinionista. Insomma tanto impresentabile è Naím che tanto vale che L’Espresso la prossima bustina di Minerva la faccia scrivere a Radovan Karadzic, magari nella sua nuova veste di santone new age.

Ovviamente per l’Espresso Naím fa gioco perchè scrive peste e corna dei governi integrazionisti latinoamericani. Tutto questo cappello mi si perdoni e valga come riassunto delle puntate precedenti per far notare che questa settimana nel settimanale c’è un reportage (pp. 82-85) da Buenos Aires a firma Antonio Carlucci (noto per descrivere la Bogotà di Álvaro Uribe come fosse Stoccolma), pensato, scritto e realizzato solo per tirare una vagonata di letame contro il governo argentino. Con un linguaggio di altri tempi si sarebbe definito un proditorio attacco.

Tagliando e cucendo solo ed esclusivamente punti di vista antipatizzanti e dell’opposizione sempre denigratori, irridenti fino all’insulto, il pezzo è una infinita sequenza di luoghi comuni, chiacchiere da cortile e affermazioni false e tendenziose, o puro gossip come quello che vuole (e che dà il titolo al pezzo) Cristina Fernández e il marito litigare continuamente, sbattere porte… Ovviamente non manca la chiamata alle armi dei lettori democratici dell’Espresso. Come fossimo ancora alla fine degli anni ’40 e l’ambasciatore dell’Unione Sovietica andasse ancora sotto braccio con quello degli Stati Uniti, i peronisti Nestor e Cristina non sono altro che fascisti oppure socialisti da archeologia, populisti, assistenzialisti…

Il cuore del pezzo è fatto per esempio col punto di vista de la Nación, il giornale che appoggiò tutte le dittature e tutta la corruzione neoliberale, morti per fame incluse. E’ come dire chiedere a Feltri di Prodi e fare il gioco delle tre carte per far passare Feltri come indipendente, ma cosa importa a L’Espresso. Solo a me continua a stridere del perchè un giornale che in Europa si considera di centro-sinistra in America latina vada compitando rapito, e faendoli passare come dogmi di fede, opinioni ed interessi della destra dura e pura.

Ovviamente gira gira la colpa principale di Cristina e Nestor non è essere fascisti. Quella serve per far fumo nei lettori distratti. La colpa di Nestor e Cristina è sempre quella: essere parte fondamentale del progetto integrazionista latinoamericano ed essere alleati del Venezuela. I toni, per chi ha visto in Argentina i morti per fame, sono da rabbrividire, come quando Carlucci definisce quelle dell’FMI “trasparenti scelte di politica economica” che i Kirchner hanno eluso per “affidarsi ai dollari di Hugo Chávez”.

Questo perchè, è qui si arriva al sublime per chi ricorda i tempi di Martinez de Hoz e di Carlos Menem, con Chávez i Kirchner possono “occuparsi della cosa per loro più importante, la caja”. Ovvero, ammesso e NON concesso, che siano corrotti i Kirchner sarebbero corrotti da Chávez e il baluardo contro la stessa sarebbe l’FMI. Ho letto bene? Sì, Carluccio passa il segno: “l’Argentina è nata con la cultura del lavoro e della decenza. [Con i Kirchner] il lavoro è stato sostituito dai sussidi e la decenza con la corruzione”.

Avete capito bene, per l’Espresso la corruzione in Argentina l’hanno inventata i Kirchner (e Chávez). Mi sbrodola il percolato da tutte le parti.

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