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Se l’ultimo ostacolo alle unioni civili è il pretesto “utero in affitto”

UteroAffittoOK375Parigi_300Il disegno di legge Cirinnà, che dovrebbe disciplinare le unioni omosessuali in Italia, sarebbe un buon testo per tutele e perfino per prudenza rispetto ai ritardi culturali del paese, se non si configurasse come una sorta di matrimonio di serie B.

Il punto sul quale vorrei richiamare l’attenzione è però un altro. In Francia, nel percorso legislativo verso il “matrimonio per tutti”, il tavolo rischiò di saltare sulla “mère porteuse”, che in italiano suonerebbe “madre portatrice” o meglio “madre surrogata”, e che invece, con un’accezione volutamente non neutra, da noi è “utero in affitto”. Con un salto in avanti non dovuto, alcuni legislatori ritennero che, dovendo garantire alle coppie gay maschili gli stessi diritti di etero e lesbiche in materia di procreazione, fosse necessario mescolare le cose e associare al pieno matrimonio (non è il caso italiano) anche la questione della mère porteuse. La ratio (?) era che se gli uomini non possono portare avanti una gravidanza, ma hanno diritto alla paternità, la legge dovesse garantirgliela. Fu un passaggio insensato e un errore colossale e perfino molti gay erano perplessi se non apertamente contrari, cogliendone inoltre il senso destabilizzante rispetto a un’aspettativa di matrimonio sempre più visto come normalità.

Non voglio discutere di utero in affitto, se non per dire che è palesemente un tema conflittivo, che solo strumentalmente può essere associato alle coppie omosessuali, anzi, e che l’associazione a una transazione economica in materia causa repulsione e paesi come la Spagna o la Gran Bretagna (al contrario di Russia e India) ammettono la surroga dell’utero solo a patto che non ci sia una transazione economica (es: tra due sorelle). Alla fine in Francia non se ne fece nulla e fu palese come il collegamento fosse strumentale e danneggiasse la battaglia per i diritti civili. Fatto sta che in Italia la storia francese rischia di ripetersi in farsa e l’ultima pietra d’inciampo sulla strada della Cirinnà diventa proprio la “mère porteuse” che nella dizione invalsa di “utero in affitto” ha un’accezione biecamente negativa.

Come ha fatto il PD a infilarsi in questo marrucheto? Ne parla il disegno di legge? Assolutamente no. E non è neanche colpa del PD. Prudentemente, quasi pavidamente, questo ha evitato la maggior parte dei temi più sensibili e tanto più avrebbe evitato di caricarsi di un aspetto non necessario come questo. E allora? Per i paladini della famiglia tradizionale e alleati di governo del PD, il NCD, la legge Cirinnà deve esplicitamente prevedere la proibizione dell’utero in affitto. Così, come oggetto di scambio. Ma non c’entra nulla! Non importa. Sapendo che oramai le unioni civili sono in dirittura d’arrivo, pretendono di poter dire di avere almeno evitato la vendita di bambini agli omosessuali. E’ insomma la triste maniera tutta strumentale di cospargere di nuovo fango il campo dove si gioca la partita dei diritti civili.

In un continente dove la maggior parte dei partiti conservatori considerano il matrimonio omosessuale e i suoi succedanei come un qualcosa di passato in giudicato, e la ex-cattolicissima Spagna quasi non si accorge di avere le nozze gay da ormai dieci anni senza che alcun disastro sia accaduto, è una partita dove si gioca anche la residua credibilità in materia del Partito democratico, che fa di tutto per perdersi e apre a peggiorare il minimo sindacale della Cirinnà, e forse dell’intero paese di fare almeno da vagone di coda dell’Europa civile.

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