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Meno male che Renzi c’è?

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Non ho votato per il Partito Democratico e non penso di salire sul carro del vincitore. Tuttavia l’enfasi negativa con la quale da sinistra è stato accolto il risultato delle Europee, come se una sconfitta del PD sarebbe stata foriera di chissà quale “tanto peggio”, mi lascia turbato. Matteo Renzi non è né la reincarnazione di Silvio Berlusconi né di Amintore Fanfani, come viene descritto da molti. È invece figlio di trent’anni di slittamento liberale dei partiti socialdemocratici, coevo al crollo del socialismo reale. A tale fenomeno la sinistra europea non ha saputo replicare, come invece è accaduto in America latina. Renzi è figlio di Tony Blair, con l’aggravante di essere in ritardo di 17 anni. Troppo Giddens e troppo poco Krugman. Rappresentarlo come un cavallo di Troia del nemico è dunque un comodo espediente che evita di confrontarsi col fatto che invece, che ci piaccia o no, Matteo Renzi è figlio della nostra storia, del nostro album di famiglia e della nostra democrazia.

In questo senso è puerile la pretesa che, in un partito nato dall’accordo tra ex-comunisti e cattolici democratici, questi ultimi debbano autorelegarsi al ruolo di utili idioti, raccattando voti al centro ma restando subalterni alla sinistra tradizionale. La realtà dell’ultimo quarto di secolo dimostra il contrario, come il ritardo in tema di diritti civili dimostra. Tali frustrazioni però non cambiano la sostanza: Matteo Renzi viene da una storia politicamente nobile e tutt’altro che subalterna. Non è né dell’Opus Dei né di CL ed è legittimamente il capo di un partito che continua a essere la magna pars della metà che sta a sinistra nell’emiciclo parlamentare. La rendita di posizione di Renzi, che il “cattolico adulto” Romano Prodi poté usare in minima parte, permette di spostare verso il PD una quota forse decisiva di un mondo variegato che durante tutto il XX secolo ha incrociato quello della sinistra tradizionale anche su equilibri ben più avanzati di quelli attuali. O credete che divorzio e aborto siano divenuti legge senza il voto di tanti cattolici? È un mondo che, l’ultima volta che stava per coniugarsi con la sinistra su di una piattaforma critica del neoliberismo, fu deliberatamente massacrato nelle strade di Genova nel 2001. Fu o non fu la Rete Lilliput, i ragazzi delle parrocchie, uno degli obbiettivi principali della repressione contro quella stagione di movimenti?

La negazione della complessità del cattolicesimo politico e della sua relazione viva con la storia della sinistra, oltre al mettersi in una posizione scettica nei confronti di qualunque modernizzazione della quale la sinistra tradizionale non sia alla testa, è il ritorno dell’eterno mito, comodo, consolatorio e sterile, del sentirsi avanguardia cosciente. È un mito che, declinato all’oggi, si riduce da un borbottio bartaliano da social network. La rappresentazione di Renzi come un alieno è inoltre l’eterna ripetizione del gioco sul quale sono campati i generali delle cento sconfitte, i D’Alema e compagni, che hanno costruito le loro carriere usando “il pericolo Berlusconi” per legittimarsi. Negli ultimi due anni, per restare in sella, hanno spostato il bersaglio sul “pericolo Renzi” prima e sul “terrore Grillo” poi. È così che siamo arrivati al tracollo delle politiche 2013 manovrato dal Colle nelle larghe intese.

In un paese che si fa rappresentare in Europa dal nazista Borghezio è un errore esiziale considerare milioni di elettori potenziali come nemici, o minorati al seguito di un pifferaio di Hamelin, che sia Renzi o Grillo. Gli elettori del M5S sarebbero fascisti o incapaci di intendere e di volere? I renziani e il PD sono traditori del proletariato? Personalmente percepisco Matteo Renzi, dal quale mi dividono mille cose, come un grande passo avanti rispetto a un Enrico Letta che creava meno scandalo ma che una legittimazione popolare non si sognava neanche di chiederla. Letta, come D’Alema, non ha mai vinto un’elezione in vita sua, Renzi ne può vincere.

Qual è il problema della legittimazione popolare di Matteo Renzi? Forse l’incapacità della sinistra tradizionale di uscire dai circoli dello “zero virgola”? Tutto ciò ricorda l’Argentina, dove il movimento peronista da 70 anni rappresenta le masse popolari ma è demonizzato perché si è sostituito nella rappresentanza ai partiti marxisti tradizionali. O la demonizzazione del chavismo, il gatto che più topi ha acchiappato negli ultimi 15 anni nell’interesse delle classi più svantaggiate. No, Renzi non è il Chávez italiano, ci mancherebbe, ma la polemica piccolo borghese sul presunto vendersi di milioni di persone per 80€ simboleggia un’incomprensione non dissimile. E se i topi non li acchiappa Renzi oggi in Italia chi li acchiappa? Fassina? Vendola?

Cosa c’è di così intollerabile nella grande vittoria del PD di domenica? Avreste preferito Grillo al 41% per gridare ad un paese ingovernabile? O ancora a Berlusconi? Capisco che molti si sentono più a loro agio di fronte a grandi sconfitte, e che altri si sarebbero sentiti meglio se Tsipras avesse preso il 3.99% invece del 4.03. Cosa c’è di negativo nell’aspettativa di una stabilità politica governata dall’unica forza politica capillarmente presente su tutto il territorio nazionale? Nei tempi di fango che ci sono toccati, quelle poche migliaia di voti che hanno permesso a Tsipras di fare il Quorum configurano il meno peggio dei mondi possibili, con una sinistra in grado di competere col centro per condizionare il maggior partito del paese. Per condizionarlo bisognerà far politica, alleandosi col PD o costruendo un forte polo alternativo come Syriza, non lamentarsi del destino cinico e baro.

Il quadro politico italiano ed europeo uscito dal voto di domenica resta fosco se non pericoloso ma anche foriero di novità. Anche per la forza attrattiva di Renzi il centro non è mai stato così contendibile per la sinistra. La destra, finché non avrà seppellito la mummia di Berlusconi, può andare verso molte ricomposizioni diverse, non tutte democratiche. Di sicuro non andrà verso una modernità liberal-conservatrice, che in Italia non esiste come testimonia la sparizione di Scelta Civica che conferma che quello di Monti fu davvero un golpe, non contro Berlusconi ma contro la rappresentanza democratica. Il successo di Lega e Fratelli d’Italia (quel tre e dispari pesa più del quorum di NCD) testimonia il pericolo di destre neo-fasciste, lepeniane, antieuropee, in molti modi eversive che permangono sopra il 10% e che potrebbero lanciare un’Opa su tutta la destra post-berlusconiana. Nella strutturale debolezza dei liberal-conservatori non è assurdo vedere in quella galassia un futuro possibile per le destre. In palio ci sono milioni di voti grillini che potrebbero rifluire nei prossimi anni. Sono personalmente convinto che un nutrito numero di questi voti si conquistano da sinistra, anche da sinistra del PD, ma è una battaglia aperta innanzitutto perché il M5S non l’ha ancora persa. In tutto questo non riesco a capire in cosa la forza di un Renzi possa far più danni dei suoi predecessori e, di sicuro, chi vuole sostituire alla vocazione maggioritaria un destino minoritario quella battaglia neanche la comincerà.

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