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Le 10.000 vittime di Giovanardi e Fini, il proibizionismo complice e una classe politica incostituzionale

finigiovanardi Scrivo con parole povere e da non giurista, ma cosciente che il 95% dei parlamentari in carica, comprese alcune delle più alte cariche dello Stato, abbia parole più povere e meno da giurista delle mie. Scrivo con le lacrime agli occhi per le migliaia di ragazzi incarcerati per uno spinello negli ultimi otto anni, stigmatizzati, traumatizzati, criminalizzati, rovinati da Carlo Giovanardi e Gianfranco Fini nel loro delirio persecutorio di un proibizionismo fallito e complice delle vere narcomafie. Persone, fino a 10.000, spesso ragazzi umili o immigrati, che spesso non hanno potuto pagarsi un legale, chiamate a vivere l’esperienza distruttiva di carceri subumane e che in molti casi si sono tolte la vita.

Più che nel merito è però intollerabile avere un potere legislativo analfabeta, incapace di scrivere leggi (la Fini-Giovanardi e la legge elettorale sono solo gli ultimi due casi macroscopici) conformi alla Costituzione della Repubblica. È intollerabile che la Corte Costituzionale non sia chiamata ad emettere pareri preventivi o a strettissimo giro sulla costituzionalità delle leggi. Otto anni… Lo stesso avviene per i referendum abrogativi, per ottenere i quali i cittadini sudditi sono costretti a raccogliere firme per mesi e solo poi veder bocciato il quesito. È intollerabile che chi si è preso l’abnorme responsabilità di scrivere e firmare (e controfirmare) leggi che si rivelano incostituzionali (suo malgrado o perché le voleva incostituzionali per sfruttarle nell’interim o perché nascoste in decreti) non sia incriminato per attentato alla Costituzione e gettato, lui sì, nell’ultimo fondo di galera.

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