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Quasi un runner…

A ferragosto ho corso per la prima volta 15km senza fermarmi. L’ho fatto in un tempo improbabile ma era il segno che le mie caviglie stavano smettendo di tormentarmi. A fine mese, al secondo tentativo, ho quasi abbattuto il muro delle 2h. Era ancora tantissimo ma l’idea di correre per due ore consecutive mi entusiasmava. Ancora pochi mesi prima era impensabile.
Una decina di giorni dopo quel muro è stracrollato, 1h50’. Cominciavo a essere intorno ai 7’20” al km, ancora troppo per un vero runner ma… ero della partita anche io e, in quella specifica partita che ognuno combatte con se stesso, me la stavo giocando alla pari.
In ottobre ho riprovato ad arrivare a 15km con più continuità, tre volte a distanza di un settimana, il 14, il 22 e il 30, stamane. E’ stato un giorno speciale: sono arrivato a 213km di corsa nel mese di ottobre battendo il record di luglio, quando mi ero fermato a 206. Ho cominciato, come spesso mi succede, in maniera molto legnosa. Non capirò mai perché passo i primi km a ripetermi che oggi no, oggi proprio non ce la posso fare. Sarà stata la nebbia fitta e l’ora antelucana, ma mi succede anche col sole. Col passare dei km mi sono sentito sempre meglio fino a non aver più voglia di smettere. Per strada saluto tutti, anche quelli che corrono in giacca a vento in questo meraviglioso e tiepidissimo ottobre italiano. Gli anziani rispondono tutti, i giovani molto meno, le ragazze quasi mai… L’antropologa della famiglia potrebbe spiegarmi perché. Intanto arriva un punto che ti sembra di poter andare avanti all’infinito. E’ bellissimo quel momento. Endorfine libere!
Macina macina e per poco, una ventina di secondi, non facevo il mio record sui 10km senza rendermene conto. È poco meno di 1h04’ (6’23” al km per la precisione). Quei tipi mingherlini che ci mettono 40’ si farebbero un sorrisino per la mia titanica lotta contro l’ora. Ma ognuno sfida e vince o perde contro se stesso. Dicono che metterci meno di un’ora vuol dire aver superato il “test del moribondo”. Quel 59’59” è un muro che abbatterò presto, lo tengo d’occhio, ma oggi volevo andare più lontano.
Ho tirato fino a 16,5km. Chi si interessa a me mi chiede perché corro sempre multipli di 5 più uno. Sei, undici, sedici… ventuno. Terrò il segreto. I cinque km finali andavo in scioltezza intorno ai 6’15” e una mezza tentazione di arrivare alla mezza maratona (in fondo sarebbero stati 4,5km in più) ce l’avevo. Non avessi avuto ricevimento… Ho fermato Endomondo a 1h42’08”, pari a fare 15 volte 6’49”. Per me è una meraviglia. Il tutto in magliettina e pantaloncini in mezzo a una nebbia fitta quasi londinese. Da ferragosto a ora ho guadagnato 40’ ma quello che più mi piace è che domattina albeggerà ancora, mi rimetterò le scarpe e ricomincerò.
Certo, il mio collega Lul mi è ancora mezz’ora avanti. Il mio amico Claude, che faceva la mezza in un’ora e 40’, lo vedo col cannocchiale. Ma il mio collega Angelo mi sa che lo vedo già in fondo al viale. Non importa. Corro con -non contro- me stesso e i margini di miglioramento sono tanti quanto il piacere di ridurli… Dopo cinque mesi di attività quasi quotidiana, dopo novecento km alle spalle, un paio di Brooks sfondate in 500 km e un paio di Adidas da… sfondare il più presto possibile, la corsa è parte della mia vita. E’ uno dei piaceri della vita. Mi rendo conto che mi venga più facile fare più km che andare più veloce. Forse avrei bisogno di guardarmi intorno, chiedere consiglio, un coach per capire come, ma, in generale, ed è la cosa più importante, mi sento felice.