Sabina Guzzanti, professione donna
Mi è appena arrivata da amici di rete, la lettera di Sabina Guzzanti al Corriere della Sera, e ve la inoltro. Non ho scritto niente sull’8 luglio, intanto perchè non c’ero e non mi piace raccontare o riportare le emozioni di una piazza che non ho vissuto ma ho letto le critiche pesantissime arrivate da tutti i “fronti” a protezione delle cariche democratiche religiose ed istituzionali, nonchè le rivendicazioni di “genere”. Sabina offre un’opportunità di lettura, come donna impegnata nella sua professione che è diventata vita quotidiana. Conclude dicendo approfittatene, io l’ho fatto se volete anche voi…
Doriana
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Caro Direttore, per tutti quelli
scioccati dalla stampa di questi giorni, voglio rassicurare: non siete
impazziti e non sono nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto
semplice, questo sistema fradicio e corrotto vede nell’eliminazione del
dissenso l’unica possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su
Repubblica in relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del
genere si era mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa
cosa, Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che
chiama le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia
assolutamente vietato parlare, come l’ingerenza inaccettabile del
Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei
cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un’esperienza
straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì
l’8 luglio.
Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet
è una piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad
ascoltare e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai
media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel
mio intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno
scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica
del Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite
ancora di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta
come un fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato
fuori il manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e
dell’insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a
continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del
fallimento della manifestazione quando l’unico elemento di insuccesso è
costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti
di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata
percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi
sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che
Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.
Quello che dice potrebbe non essere vero. — L’intenzione di espellere Di Pietro
era già evidente da parte del Pd e non è per me e Grillo che i due si
sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca Casini. Non è una
battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la Carfagna sostenendo che
io in quanto donna non posso attaccare un’altra donna, insultando me
sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità e Carfagna sono due
concetti incompatibili come Previti e giustizia. — È falso che non si
possa criticare il presidente della Repubblica. Si può e ci sono buone
ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere dei cento
costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa criticare
e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per farlo. Ho letto
un po’ dappertutto che il Papa sarebbe una figura super partes. Super
partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su ogni tema,
dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla cucina, con
interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su cui anche la
Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato. — La reazione
furibonda di tutto il mondo politico alle parole di alcuni liberi
pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati importanti ed
efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza politica di una
classe dirigente che in entrambi i poli è nata a tavolino. Gli unici
elementi che hanno una oggettiva radice popolare e sono rappresentati
in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di Pietro.
E crescono.
Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C’è un partito finto, il Pd,
nato senza idee, tranne quella di fondere due partiti per ingrandirsi
con lo stesso criterio con cui si accorpano le banche per essere più
forti. Questo partito votato controvoglia dalla maggioranza dei suoi
elettori si è rivelato fin dai primi passi un soggetto politico
artificiale, che somiglia più a un «corpo diplomatico» che altro. Molti
dei vip che lo hanno sostenuto ora sono colti da attacchi isterici
constatando che non sta in piedi. Dall’altra parte ci sono delle idee
che vogliono essere rappresentate e discusse. Idee davvero alternative
a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel momento in cui si cerca di
costruire un’alternativa, ha la sua porca importanza e fa sì che queste
idee vengano considerate oggettivamente interessanti dall’opinione
pubblica. Per quanto riguarda l’annosa questione: «Può un comico fare
politica?», si tratta anche qui di una domanda che non esiste in
natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque parli a un pubblico fa
politica. È ovvio che la politica in una democrazia la fanno tutti. Ma
la vera domanda che si pone è: può un comico ottenere molto più
consenso politico di un politico? Può il discorso di un comico essere
molto più politico di quello di un politico? I fatti dicono di sì e
tocca abbozzare. Potete anche continuare a menare le mani, ma sarebbe
meglio fare uno sforzo di comprensione. D’altra parte parlo per me ma
credo anche a nome degli altri, le nostre idee sono lì e si possono
usare gratuitamente. Approfittatene.
Sabina Guzzanti
Doriana Goracci su http://www.gennarocarotenuto.it
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