L’etica di Fidel e l’immoralità di chi anche in Italia giustifica ideologicamente i sequestri estorsivi delle FARC
Fidel Castro, in un articolo di ieri, ha ribadito una volta di più che niente giustifica i sequestri estorsivi operati dalle FARC in questi anni: “sono comportamenti crudeli che nessun proposito rivoluzionario può giustificare”.
Tra la lucidità e l’etica del comandante e le posizioni ideologiche (senili o imberbi, come corrisponde) uguali e solo apparentemente contrarie a quelle di Bush e Uribe, che nel difendere a oltranza le FARC difendono solo la guerra per la guerra (quella stessa guerra per la terra dove i paracos stanno espellendo milioni di contadini colombiani dalle loro terre e contro la quale le FARC nulla possono), vi è un abisso. Innanzitutto morale e culturale.
Saranno capaci, poveracci, di scrivere che anche Fidel, dopo Chávez ha tradito i veri rivoluzionari che sono solo le FARC?
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















tuco | 5 luglio 2008 22:49 | Rispondi
Egregio Signor Carotenuto,
per onorare la verità sulle sue dichiarazioni, basate su una estrapolazione di alcuni tratti del discorso del Comandante ritengo giusto riportare integralmente il passaggio a cui lei fa riferimento nelle vive parole di Fidel. Con un po’ di attenzione si può facilmente intendere che la frase da lei citata e del tutto decontestualizzata. Innanzitutto nell’intero passaggio c’è una appassionata critica dei metodi dell’imperialismo nordamericano in Colombia con tutto il suo carico di orrore, cosa da lei del tutto ignorata. Inoltre il Comandante individua in Manuel Marulanda un leader di chiara impronta comunista, mettendo cosi a tacere varie insinuazioni su presunte deficienza ideologiche delle FARC-EP. Quelle stesse FARC-EP, tra l’altro, da lei paragonate alle BR negli anni settanta in Italia – assurdamente, vista la totale differenza del contesto temporale, geopolitico e culturale di queste due esperienze di lotta armata di orientamento marxista-leninista – prima che il Comandante Chavez ne chiedesse il riconoscimento politico in quanto forza belligerante. Entrando, poi, nel merito del passaggio cruciale, la critica di Fidel alla detenzione di civili e militari è in maniera lapalissiana incentrata sulla questione della tattica militare, dunque da considerarsi una critica costruttiva dell’agire guerrigliero, e non certamente di criminalizzazione come alcuni settori di certa “sinistra” fanno scimmiottando i lacchè dell’imperialismo:
El bombardeo en horas de la madrugada del primero de marzo de un campamento en suelo ecuatoriano donde dormían guerrilleros colombianos y jóvenes visitantes de diversas nacionalidades, con uso de tecnología yanqui, ocupación de territorio, tiros de gracia a los heridos y secuestro de cadáveres como parte del plan terrorista del gobierno de Estados Unidos, repugnó al mundo.
El 7 de marzo tenía lugar la Reunión del Grupo de Río en la República Dominicana, donde se condenó enérgicamente el hecho, mientras el gobierno de Estados Unidos lo aplaudía.
Manuel Marulanda, campesino y militante comunista, jefe principal de esa guerrilla creada hace casi medio siglo, vivía todavía. Fallece el 26 de ese mismo mes.
tuco | 5 luglio 2008 22:50 | Rispondi
Ingrid Betancourt, debilitada y enferma, así como otros cautivos en precarias condiciones de salud, difícilmente podrían resistir más tiempo.
Por elemental sentimiento de humanidad, nos alegró la noticia de que Ingrid Betancourt, tres ciudadanos norteamericanos y otros cautivos habían sido liberados. Nunca debieron ser secuestrados los civiles, ni mantenidos como prisioneros los militares en las condiciones de la selva. Eran hechos objetivamente crueles. Ningún propósito revolucionario lo podía justificar. En su momento, será necesario analizar con profundidad los factores subjetivos.
En Cuba ganamos nuestra guerra revolucionaria poniendo de inmediato en libertad y sin condición alguna a los prisioneros. Entregábamos a la Cruz Roja Internacional a los soldados y oficiales capturados en cada batalla, ocupando solo sus armas. Ningún soldado las depone si lo espera la muerte o un tratamiento cruel.
Observamos con preocupación cómo el imperialismo trata de explotar lo ocurrido en Colombia para ocultar y justificar sus horrendos crímenes de genocidio con otros pueblos, desviar la atención internacional de sus planes intervencionistas en Venezuela y Bolivia, y la presencia de la IV Flota en apoyo de la línea política que pretende liquidar totalmente la independencia y apoderarse de los recursos naturales de los demás países al sur de Estados Unidos.
tuco | 5 luglio 2008 22:51 | Rispondi
Son ejemplos que deben ilustrar a todos nuestros periodistas. La verdad en nuestros tiempos navega por mares tempestuosos, donde los medios de divulgación masiva están en manos de los que amenazan la supervivencia humana con sus inmensos recursos económicos, tecnológicos y militares. ¡Ese es el desafío de los periodistas cubanos!
Fidel Castro Ruz
Julio 3 de 2008
4 y 26 p.m.
Link dell’intera riflessione: http://www.granma.cubaweb.cu/secciones/ref-fidel/art27.html
Gennaro Carotenuto | 6 luglio 2008 01:05 | Rispondi
Caro Tuco, il problema sono i sequestri, non la guerriglia evidentemente.
E altrettanto evidentemente ci sono molti che non hanno la sensibilità del comandante su temi così delicati.
Circolo Bolivariano Mariategui Napoli | 7 luglio 2008 17:14 | Rispondi
Opportunismo socialdemocratico e oligarchie filoimperialiste: due facce della stessa medaglia.
http://napoli.indymedia.org/node/4749
Gennaro Carotenuto | 7 luglio 2008 18:00 | Rispondi
Fo da sempre fatica a leggere il linguaggio di testi come questo. Ma comunque mi ripeto:
1) una cosa è la guerriglia e ben altra sono i sequestri estorsivi. La prima ha una legittimità che non mi sento di discutere (ma politicamente sì), mentre i secondi mi trovano irriducibilmente contrario. Che è esattamente quello che ha affermato Fidel.
2) Quando Chávez ha chiesto la liberazione unilaterale e senza condizioni di tutti i sequestrati, in certi ambienti si è parlato di “tradimento di Chávez”. Giocate alla guerra, tanto i morti ce li mettono i colombiani (e le stesse FARC).
3) Hernando Calvo Ospina e Stella Calloni sono entrambi miei cari amici e sono d’accordo al cento per cento con loro, quasi a prescindere, direbbe Totò… L’articolo che citate di Hernando è un bell’articolo di delusione del comportamento della Betancourt. Ma per essere delusi da qualcosa prima bisogna essere stati speranzosi. Che è quello che è stato Hernando fino ad una settimana fa. Ovviamente qualcuno sapeva sempre già tutto da prima… beato lui…
4) Le etichette si mettono al supermercato sulle scatole di biscotti e sulle lattine di tonno. Anche in questo caso nutro profonda ammirazione per chi sa sempre come etichettare gli altri: chi è borghese e chi no, chi è rivoluzionario, chi è socialdemocratico (e quindi socialfascista?)…
Circolo Bolivariano Mariategui Napoli | 7 luglio 2008 20:21 | Rispondi
Ci fa assai piacere.
1) questa è la questione su cui ruota l’intervento sovra postato. Intervento nel quale è abbondamente sviscerata e articolata la questione;
2) che in certi ambienti si sia parlato di “tradimento di Chavez” o meno è una responsabilità ed una valutazione che si assumerà chi lo ha fatto e se c’è chi ha avanzato delle critiche a Chavez, come James Petras, evidentemente l’ha fatto perchè non ritiene che nessuno sia il ‘papa ex cathedra’, che si chiami esso Chavez, Marulanda o Fidel;
3) non può che farci piacere la sua cara amicizia con giornalisti e intelletuali tanto seri e impegnati nei processi rivoluzionari e, visto che adesso è d’accordo al cento per cento con loro, a prescindere, come diceva Totò, ci farebbe assai piacere se questo dichiarato accordo ideale si evincesse nei sui scritti futuri; sarà che abbiamo bisogno anche noi di ripetizioni di italiano, ma ci risulta difficile, fino ad ora, scorgere queste supposte identità di vedute;
4) le etichette, talvolta, le mettono anche certi giornalisti, ed oltre ad appiccicarle sulle scatole di tonno, le cambiano pure con una certa agilità, come si fa con le etichette dei prezzi sui prodotti in tempi di crisi. Così, senza farsi troppi problemi, quelli che alcuni giorni prima erano descritti alla stregua di una banda di criminali “che sopravviveva a se stessa…” dopo che qualche leader “ex cathedra” ha preso posizione, si trasformano progressivamente fino a diventare nientepopodimenochè una legittima guerriglia.
Ovviamente intorno alla quale politicamente si può discutere, mica stiamo parlando di Fidel o Chavez…
5) Non sappiamo quale etichetta sia più adeguata per identificare questa attitudine. Quella con su scritto opportunismo socialdemocratico o quella con la dicitura opportunismo socialfascista? Non lo sappiamo, la storia ci risponderà.
Raffaele Della Rosa | 8 luglio 2008 02:30 | Rispondi
la storia…la storia…la storia certe volte a taluni (non le FARC, che sono e restano un fatto serio, serissimo, direi, sia pur discutibile), la storia a taluni al massimo fa una pernacchia, o, per lo più, tace. Pietosamente.
tuco | 8 luglio 2008 22:02 | Rispondi
Carissimo Raffaele
Mi verrebbe da chiederti cosa ne penserà la storia di qualcuno che interviene in una discussione su dei contenti solo per sciorinare insulti dal sapore (per citarti) abbastanza pietoso.
E ancora, cosa ne penserà di chi cambia registro da un giorno all’altro senza provvedere a fare un minimo di autocriica?
C.R.