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Clandestini in Parlamento: aveva ragione Silvio

Quel che è giusto è giusto: bisogna saper riconoscere la verità, anche quando questa arriva dall’avversario. Silvio ce l’aveva detto che alle elezioni ci sarebbero stati i brogli, ma non gli abbiamo voluto credere, lo abbiamo preso in giro, ci siamo fatti quattro risate delle sue paure.
Roma, 27 marzo 2008: “ho un solo incubo, quello dei brogli“.
Taormina, 29 marzo 2008: “stiamo mettendo in campo un esercito di 120 mila persone contro gli imbrogli della sinistra“.
Chieti, 9 aprile 2008: “sono sicuro che vinceremo che ce la faremo anche se la sinistra metterà in campo la sua abilità nel fare brogli“.
E invece aveva ragione lui: ci sono stati i brogli!

Se non fossimo stati così prevenuti, lo avremmo saputo anche noi. In fondo anche il ministro dell’interno Amato lo aveva detto: il rischio di brogli elettorali era reale, e il ministero stava predisponendo le misure necessarie ad evitarli.
Ma i brogli ci sono stati lo stesso.

Il protagonista della storia è un neo-senatore, tale Nicola Di Girolamo, eletto nella circoscrizione “estero – Europa”, e la storia… No, la storia non ve la racconto io, che da buon malfidato potrei travisare i fatti, ma ve la riporto prendendo direttamente la documentazione ufficiale reperibile sul sito del Senato.
Prima di lasciare la parola ai fatti, faccio solo una premessa, che peraltro dovrebbe essere superflua: un cittadino che si vuole candidare nelle circoscrizioni “estero”, deve essere residente all’estero, essere iscritto all’AIRE (albo degli italiani residenti all’estero) e certificare la sua residenza al consolato. Ed ora la storia, come descritta dai giudici nei documenti citati.


Il Di Girolamo nella sua richiesta di iscrizione all’A.I.R.E. del Comune di Roma ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143. Tale affermazione, si è subito rivelata falsa in quanto, tra l’altro, nel territorio del Comune di Etterbeek non esiste alcuna Avenue de Tervueren n. 143. […]
Gli ulteriori accertamenti espletati hanno consentito di verificare come il Di Girolamo Nicola Paolo non abbia mai risieduto nel territorio di quei Comuni e come lo stesso non abbia mai presentato, presso gli uffici amministrativi competenti, una domanda finalizzata ad ottenere la residenza e/o un permesso di soggiorno.
Il Di Girolamo risultava assolutamente sconosciuto all’anagrafe belga, per cui alcun diritto collegato alla residenza in tale luogo, avrebbe mai potuto esercitare.
[…]
In data 5.3.2008, sempre presso gli uffici del Consolato, il Di Girolamo si presentava da Mattiussi Aldo, collaboratore amministrativo a contratto, addetto all’ufficio notarile del Consolato d’Italia a Bruxelles, insieme all’amico ed ex collega di quest’ultimo, Cilli Oronzo. Il Mattiussi autenticava la dichiarazione dell’indagato di accettazione della candidatura in cui, sempre falsamente, il Di Girolamo dichiarava di essere residente nel territorio di quella ripartizione elettorale. Il Mattiussi rilasciava all’indagato, pure in mancanza della necessaria delega del Console competente, una certificazione consolare, che lo stesso Mattiussi sottoscriveva “per il Console”, in cui si attestava che il Di Girolamo era residente nella ripartizione elettorale del Consolato di Bruxelles ed era, di conseguenza, iscritto nelle relative liste elettorali. Il Mattiussi rilasciava tale attestazione, malgrado nel sistema informatico dell’anagrafe consolare (a suo dire consultata per il rilascio della citata certificazione, vedi dichiarazione del 30.4.2008), vi fosse l’annotazione che si era, e sin dal 14.2.2008, in attesa dei documenti che avrebbero dovuto attestare l’effettiva residenza del Di Girolamo in Etterbeek.
Cilli Oronzo, sentito in ordine ai fatti dichiarava espressamente quanto segue: “Mattiussi mi chiese di chi era quell’indirizzo forse per sapere se era un indirizzo reale ed io gli dissi che era il mio indirizzo e che il Di Girolamo avrebbe preso quell’indirizzo“.
[…]
In sede di interrogatorio, davanti al P.M. […] il Di Girolamo in questa occasione, evidentemente ormai consapevole che l’indirizzo in precedenza fornito (Avenue de Tervueren 143) non è situato nel territorio del Comune di Etterbeek come da lui più volte affermato nelle false dichiarazioni rese, indicava Bruxelles quale Comune di residenza, mentre il Comune nel cui territorio si trova “Avenue de Tervueren 143? risulta essere Woluwe Saint Pierre, come a lui ben noto per avere presentato, solamente in data 8 maggio 2008, quindi due giorni prima dell’interrogatorio, la richiesta per ottenere la residenza.
[…]
Cilli Oronzo, titolare dell’appartamento situato in Avenue de Tervueren n. 143 Woluwe Saint Pierre […] davanti ai P.M. ha dichiarato che il Di Girolamo non aveva mai risieduto o abitato presso quell’indirizzo; si trattava di un indirizzo di comodo che lui stesso aveva fornito al Di Girolamo su richiesta di un suo amico.
Convocato presso gli uffici della Procura della Repubblica, Cilli Oronzo, dopo aver tentato di confermare la presenza del Di Girolamo nell’abitazione di Avenue de Tervueren n. 143 ha, poi, dichiarato in maniera chiara e precisa quanto segue: “il Di Girolamo sino ad oggi non ha mai abitato a casa mia in Rue de Tervuren 143; è passato qualche volta per vedere la casa ma non vi ha mai abitato“.
[…]
Cilli ha riferito, altresì, che il Di Girolamo pochi giorni prima che scadesse il termine per il voto all’estero lo chiamò per chiedergli di ritirare un plico elettorale a lui indirizzato, presso il Consolato. Il Di Girolamo era stato avvertito dell’arrivo del plico dal Mattiussi . Il Cilli a sua volta ricevuta la richiesta dal Di Girolamo chiamò il Mattiussi per essere sicuro che effettivamente il plico fosse pervenuto al Consolato. Ricevuta la conferma dell’arrivo del plico il Cilli, non trovandosi a Bruxelles, incaricò del ritiro del documento il suo amico Ferrante Dario, persona che occupava di fatto l’immobile di Avenue de Tervueren n. 143. Quest’ultimo si recò in Consolato dal Mattiussi e ritirò, senza apporre alcuna firma per ricevuta, il plico elettorale destinato a Di Girolamo. Il predetto diede incarico al Cilli di far aprire il plico elettorale al Ferrante e di farlo votare a suo nome, assicurandolo che avrebbe fatto pervenire “una delega” che lo avrebbe legittimato, a suo dire, a votare al suo posto. Il Ferrante “votava” al posto del Di Girolamo e rispediva il plico elettorale al Consolato.

E’ talmente chiaro che non c’è alcun bisogno di commentare.
Il giudice fa il suo lavoro, gli interessati confessano, i fatti vengono confermati dai documenti: più semplice di così! Quindi il tribunale trasmette gli atti per competenza al Senato, con la richiesta di autorizzazione a procedere; e di mettere agli arresti domiciliari l’interessato per evitargli di frequentare il Senato che occupa abusivamente.
La giunta elezioni e immunità parlamentari si riunisce, e in tre sedute decide che… il Di Girolamo è un perseguitato politico, per cui l’autorizzazione a procedere viene negata.
C’era da dubitarne?

Una persona produce dichiarazioni e documenti falsi, grazie a questi (e alla “collaborazione” di alcuni amici) si candida senza averne diritto, fa addirittura votare altri al suo posto, viene eletto e va ad occupare abusivamente un posto in Senato. E secondo la giunta (composta da suoi colleghi) è anche un perseguitato!
Vi fa sorgere qualche domanda, sapere il Di Girolamo è del PdL e che nella giunta suddetta sono presenti tutti i partiti (opposizione compresa)?
E vi dice qualcosa il fatto che uno dei legali del Di Girolamo si chiami Carlo Taormina?

Aveva ragione Silvio: alle ultime elezioni ci sono stati dei brogli. Perché non gli abbiamo dato retta?
Mi rimane solo un dubbio: i parlamentari eletti abusivamente, rientrano nella definizione di “clandestino” da cui questo governo vuole liberarci? Sarebbe la prima buona notizia.

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