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Che Guevara – il corpo e il mito

da www.offnews.it

Il 18 e 19 giugno, al Festival Arcipelago, a Roma, un documentario racconta come il corpo di uno degli uomini più famosi del pianeta sia stato nascosto per trent’anni. E poi l’incredibile storia di Roberto Savio, giornalista RAI licenziato per aver ricordato il vero pensiero del “Che”

Il corpo glorioso del Che

La morte del Che

Che Guevara – Il corpo e il mito, il documentario che ripercorre la “seconda vita” del rivoluzionario sudamericano che morì a 39 anni. Una seconda vita altrettanto lunga visto che le ricerche dei suoi resti durarono per trent’anni, fino al 1997.

Dall’uccisione di Ernesto Guevara, nell’Ottobre del 1967, fino al 1997, anno del

ritrovamento dei suoi resti, eventi di politica internazionale hanno influenzato il destino

del corpo del più famoso guerrigliero della storia rendendo impossibile il

ritrovamento. Solo quando finisce la Guerra Fredda e cade l’Unione Sovietica, che

vedeva nella figura di Guevara un pericoloso nemico, è possibile guardare dietro il mito

del Che e iniziare a cercare quel corpo scomparso per trent’ anni.

In tutti quegli anni il “fantasma” di Che Guevara ha continuato ad influenzare i destini e

le vite di molte persone: dai militari coinvolti nella sua uccisione, ai compagni

sopravvissuti, ai giornalisti che cercavano la verità, ad un’intera generazione che

affrontava il ‘68 esponendo il poster con l’immagine stilizzata del Che.

Dalla caduta dell’Unione Sovietica, il mito del Che non ha mai ai smesso di crescere.

I grandiosi funerali a Cuba, che a trent’anni dalla morte è riuscita a garantirsi “il

possesso” dei resti dell’eroe nazionale, non servono a lasciar “riposare in pace”

il guerrigliero.
Di fatto, 40 anni dopo la morte e 10 anni dopo la scoperta dei resti, i contadini di Valle Grande in Bolivia continuano a votarsi a “San Ernesto”, gli stessi militari boliviani che combatterono contro di lui continuano a chiedere un riconoscimento ufficiale, l’immagine di Che Guevara è tornata ad accompagnare le manifestazioni di protesta.

Il film, diretto da Raffaele Brunetti e Stefano Missio, si sviluppa su tre livelli: il racconto fatto da tre persone ognuna delle quali ha avuto un coinvolgimento di diretto con la storia del corpo del Che; le immagini degli scavi, del ritrovamento e dell’analisi del corpo e dei funerali a Cuba tra il 1995 e il 1997; materiali di repertorio, in gran parte inediti, degli anni che vanno dal 1967 al 1997.

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