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Il paese del biscotto

ap_13191822_47230 Parlo di calcio. L’Italia ha fatto un punto in due partite beccando quattro gol e facendone uno solo con un terzino. L’esperienza del Campionato Europeo di Calcio 2008 finora è pertanto fallimentare, ma potrebbe essere ancora salvata battendo la Francia in un vero derby che replica la finale di Berlino 2006.

Battere la Francia potrebbe non bastare a passare il turno, ma battere la Francia (nel senso di “paliatone”) anche senza qualificazione, darebbe un senso e una dignità all’Europeo (non si può vincere sempre) ben maggiori che magari essere poi eliminati ai quarti. Eppure, davanti all’eccitante sfida (replica delle finali del 2000 e 2006) con la Francia di martedì c’è chi butta lì: anche un 1-1 (squallido) ci basta a patto che…

E qui viene il punto. Appena il 10% dello spazio dedicato al prosieguo del campionato Europeo è dedicato alla necessità di battere la Francia, e al come, visto che non sarà facile. Al contrario il 90% dei commenti (ma bravo Roberto Donadoni che non ci casca) paventa un imbroglio contro di noi da parte dell’Olanda. Se fossi olandese, dopo il 3-0 dell’altro giorno, sarei incerto tra l’offendermi e fare un pernacchione agli italiani: cavoli vostri.

La verità è che chi parla (e scrive) male, pensa male. E chi paventa sempre l’antisportività altrui è il primo antisportivo. Ovvero è evidente che se fosse l’Italia ad essere nella condizione dell’Olanda, l’italiano medio (e il giornalista medio, e il dirigente sportivo medio) si sentirebbe in diritto di decidere se vincere o perdere l’ultima partita secondo convenienza e non secondo sportività. Un paese che fino a martedì (almeno) si avvita intorno a questo assurdo dibattito, è un paese oramai disonesto nell’anima che si prepara un alibi perfetto per non fare l’unica cosa indispensabile: battere la Francia e quell’antipatico di Domenech!

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