Thursday 24 May 2012, 05:43

Bastardi irlandesi!

UnionEuropea Per trent’anni gli irlandesi hanno avuto il meglio dall’Unione Europea. Hanno saputo prendere a piene mani decine di miliardi di Euro in fondi di coesione che sono serviti per modernizzare e rendere ricco il paese più povero d’Europa, dal quale tutti fuggivano.

Adesso hanno deciso che a loro non conviene più e bloccano tutto nel più antidemocratico dei referendum.

Le conseguenze, come per tutti i No all’Europa, sono esiziali. Resta infatti intatta l’impalcatura burocratica che a parole i contrari (di destra e di sinistra) aborrono.

Ma per la destra antieuropea, come la nostra Lega Nord, quella irlandese è una vittoria vera, mentre per la sinistra antieuropea si tratta di una vittoria di Pirro.

Salta infatti ogni prospettiva di Europa politica, ovvero l’unica possibilità di “un altro Occidente possibile” che possa avere la massa critica per tener testa, in quanto Europa, agli Stati Uniti e alle altre grandi aggregazioni, Cina in testa.

Oltretutto il referendum irlandese rappresenta davvero il contrario della democrazia: lo 0,5% della popolazione dell’Unione (tanti sono gli irlandesi che hanno votato) si arrogano il diritto per decidere per tutti.

E si arrogano questo diritto impunemente perché vantaggi e svantaggi dati dall’Unione Europa non sono messi in discussione dal loro voto. Solo si impedisce, e probabilmente per sempre per la nostra generazione, all’Europa di divenire finalmente un soggetto politico.

Ha ragione allora il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: chi vota contro l’Europa esca dall’Unione e ne paghi le conseguenze. Ma a troppi conviene che dell’Europa resti solo il libero mercato. Non foss’altro per potersene lamentare.



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RSS Feed for This Post 16 Commenti

  1. alfredo | 13 giugno 2008 22:50 | Rispondi

    Premetto che sono senza dubbio d’accordo con il Presidente che chi vota contro l’Europa debba uscire dall’Unione,se non altro per questione di coerenza (e di onesta’intellettuale).
    Ma davvero dobbiamo guardare all’Europa come alla possibilita’ di “un altro Occidente possibile?”.
    E’ una domanda che non vuole essere affatto polemica,che pongo piu’ a me stesso che agli altri.A me sembra che le nostre esigenze (da Europei)non differiscano affatto da quelle americane:la conquista continua di nuovi mercati,condizione credo indispensabile per mantenere i privilegi di cui godiamo nei confronti del resto del mondo.
    Sul Suo sito,e su altri,leggo spesso dei fermenti in America Latina,ai quali guardo con
    speranza.Forse e’ l’ultima possibilita’di realizzare che “un’altro Mondo e’ possibile”.
    Ma in America Latina mi sembra che i criteri guida di quei fermenti siano abbastanza distanti,se non all’opposto,da cio’ che ci muove in Europa (e in genere in Occidente).
    Come e’ possibile conciliare queste due visioni del Mondo cosi’diverse fra loro?

  2. Gennaro Carotenuto | 14 giugno 2008 01:40 | Rispondi

    Brevemente: non riesco a pensare ad altra cosa che a una “politica estera europea” come luogo dove differenziarsi dagli Stati Uniti nello scacchiere dei grandi temi, pace e guerra innanzitutto (su altre cose, come il ruolo delle multinazionali hai senza alcun dubbio ragione).

    Finora l’Europa del diritto di veto e del voto all’unanimità del quale da sempre si fanno non a caso paladini innanzitutto i britannici, ha voluto dire l’impossibilità reale di differenziarsi dagli SU.

    Quando Francia e Germania hanno avuto la straordinaria forza di dissociarsi sull’Iraq, gli SU li hanno sostituiti con polacchi e cechi (i nuovi europei di Rumsfeld). Ma con Francia e Germania contrarie e un’Europa che si fosse potuta esprimere con una sola voce e una sola difesa, nessun soldato europeo avrebbe combattuto in Iraq.

    Poi la UE è quel che è, ma se dovessimo convenire che l’Occidente è irriformabile, sarebbe drammatico.

  3. Duffy | 14 giugno 2008 09:00 | Rispondi

    Gennaro, ti darei pienamente ragione, se non fosse che in questi giorni mi sono imbattuto in questi due articoli. E che quindi il mio pensiero non e’ piu’ cosi’ uniforme.

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4713

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4708&mode=&order=0&thold=0

    Soprattutto la questione della subdola reintroduzione della pena di morte.

    Vorrei una tua opinione.

    Ciao

    Michele

  4. subcomandante | 14 giugno 2008 10:58 | Rispondi

    Io, e con me tutto il mio partito(PdCI) siamo sempre stati favorevoli all’Europa Politica Unita. Temo però che questa posizione fosse dettata dal profondo ottimismo che una situazione (purtroppo) superata ci dava. In altre parole la situazione dell’Iraq è irripetibile, perchè solo in Iraq si scontravano interessi economici singoli di Franci, Germania s USA. Se avessimo avuto una politica estera Comunitaria saremmo andati in guerra tutti, come europei. Di fatti in Afghanistan c’è tutta europa, il Kosovo era assolutamente voluto dall’Europa etc. Angela Markel oggi è possibilista sul ripensamento per l’Iraq, berlusconi dice di tornarci, Sarkozy mi sembra molto poco gaullista ma molto bushista. Insomma l’europa è strutturalmente permeabile ai poteri forti e ai loro bisogni, schiacciarsi sull’Europa è decisamente un errore strategico sil lungo periodo, perchè non siamo capaci di modificarne le politiche Basti pensare al caso delle 45 ore, neanche la Cipro comunista ha votato contro, si è astenuta. Il che è tutto dire. L’Europa che soregrà non sarà autonoma, ma grgaria degli USA, non a caso la NATO non è in discussione.

  5. Proinsias | 14 giugno 2008 14:38 | Rispondi

    Dice che chi vota contro l’Europa debba uscire, ma noi irlandesi abbiamo votato contro Lisbon, non contro l’Europa.

    Abbiomo il diritto di riminare in Europa e non pensiamo di uscire.

    E vero che solomente 1% di Europa ha votato (ancora) ma se le altri paesi in Europa mancano la democrazia non e la colpa nostra.

    Ricordi che le franchese e le olandesi anno votato contro la costituzione, che era molto simile al Lisbon.

    Finalmente, bisogno capire che non siamo ‘bastardi’.

  6. Antonio Castellarin | 14 giugno 2008 14:53 | Rispondi

    Sull’autonomia di una UE rispetto agli USA avrei molti dubbi, con l’allineamento sulla NATO, pressoche’ unanime. La Yugoslavia (con tutte le guerre e morti e indipendenze etniche e pulizie altrettanto etniche) e’ stata smantellata dal condominio USA-UE (con gli ascari vaticani). Gli interventi in Afganistan, e le attuali grandi manovre sull’Iran, non fanno prevedere niente di buono. Pensare ad una bonta’ delle classi dirigenti europeee ripetto a quelle americane e’ una pia illusione.
    Sullo 0,5%, che poi e’ l’ 1%.
    Sul trattato si sono espressi solo gli irlandesi, perche’ nella democratica EUROPA, un trattato di quell’importanza (come prima la costituzione) non si ritiene di sottoporlo a voto perche’ le popolazioni sono “immature” per potersi esprimere con un voto, dimostrando, se ancora c’erano dei dubbi, l’involuzione autocratica in tutta Europa, ben rappresentata qui in Italia, dai capi partito che sono dei monarchi.

    Ritenere un “lusso” il fatto che le popolazioni di TUTTA Europa si pronuncino, con una testa un voto, per me’ e’ sconvolgente, come e’ sconvolgente che nessuno oggi in Italia sia insorto contro l’uso dell’esercito in funzione di ordine pubblico, quasi fossimo in una nazione in stato di assedio, che fa il paio con le altre due perle quella relativa al diritto di sciopero con permesso governativo e la settimana lavorativa di 65 ore.

    Ridateci Bava Beccaris e le truppe coloniali, esperte in repressione nei territori oltremare (Afganistan, Irak, Kossovo, Libano, ….. Iran)

    Caro Carotenuto, per te’ e’ normale l’uso dell’esercito per l’ordine pubblico? (non ricorda qualche stato dell America Latina anni 10?) E’ normale che un Sacconi parli di limitazione del diritto di sciopero?

  7. Antonio Castellarin | 14 giugno 2008 15:03 | Rispondi

    Nella frase
    -(non ricorda qualche stato dell America Latina anni 10?) anni ’70 e non anni 10. Scusate.

  8. Gennaro Carotenuto | 14 giugno 2008 16:10 | Rispondi

    Caro Proinsias,
    spero che dal testo dell’articolo si capisse che il titolo è un’invettiva, una provocazione e non un insulto.

    Caro Antonio,
    metti insieme molte cose e alcune non hanno nulla a che vedere con la UE.

    In brevissima:

    1) Nessuno si può aspettare (o sarebbe ingenuo aspettarsi) che in un’Europa neoliberale, dove governano gli Aznar o i Blair o i Berlusconi, l’UE possa essere meno neoliberale.

    2) Pertanto considerare la UE (anche Lisbona) come l’origine o il simbolo del neoliberismo vuol dire sbagliare il bersaglio.

    3) La politica estera europea, una volta non più sottoposta all’unanimità o ai veti (soprattutto britannici) che la paralizzano, può scegliere di allinearsi o meno a quella degli SU. Oggi o si allinea oppure semplicemente non esiste. Considero questo un punto decisivo.

    4) Non sono convinto, ma il discorso merita un ragionamento più esteso, dalla questione dell’indispensabilità del referendum, sia nazionale che comunitario.

    Non è incongruente che le maggioranze anticomunitarie siano la sommatoria di destre e sinistre più o meno radicali che votano NO spesso con motivazioni opposte?

    5) Considero indispensabile l’Europa politica, probabilmente limitata all’attuale zona Euro (con qualche variazione). Ovviamente chi non la vuole agirà e penserà diversamente, ma dal mio punto di vista escludere i paesi che votano contro (ripeto con motivazioni non univoche) sta divenendo indispensabile.

    Chi non vuole andare avanti esca e lasci andare avanti gli altri, che c’è di strano?

  9. Antonio Castellarin | 14 giugno 2008 16:46 | Rispondi

    Anch’io sono d’accordo sulla necessita’ di un’Europa politica, come sono d’accordo sulla limitazione all’area a “chi ci sta”, continuo pero’ a ritenere che su questioni importanti come queste tutti i cittadini, se cittadini si devono ritenere, debbano in prima persona pronunciarsi e non in modo surrettizio attraverso governi e o parlamenti nazionali.

    Sul fatto delle incongruenze delle sommatorie, sono appunto sommatorie ma non incongruenti, ed e’ disonesto stupirsi e lo spiego con un esempio.

    Se ci fosse una richiesta di voto sulla pena su un reato, ora punito con l’ergastolo, ci puo’ essere un voto contrario sia di chi vuole la pena di morte come di chi vuole limitare la pena a poniamo 20 anni.

    E’ disonesto intellettualmente farne una sommatoria, come per suggerire che gli estremi si toccano, e’ piu’ facile che due centri si tocchino.

  10. subcomandante | 14 giugno 2008 18:05 | Rispondi

    Penso che ci siano degli errori di fondo:
    1)la maggioranza dell’europa appoggiava al guerra in iraq. Saremmo andati in guerra se ci fosse stata una politica estera europea comunitaria.
    2)Questa costituzione, con la bolkenstein, le 65/60 ore settimanali etc, è irricevibile. Non si può pensare di limitare la sovranità dei cittadini nell’esprimersi su questi temi. Io sono favorevole ad una europa unita (politicamente) sotto una costituzione diversa, non per questo debbo andarmene. Penso che un’europa diversa sia possibile, e penso sia nostro preciso dovere fare di tutto perchè sia diversa. Se la classe politica basasse i propri programmi anche sull’idea di europa che ha, non ci sarebbe bisogno di referendum, calcolando che di come volgiamo l’europa i politici non parlano mai, né i programmi dei spiegano cosa vogliono in materia d’europa se eletti, credo il referendum sia uno strumento democratico.

  11. Fabio Pappalardo | 14 giugno 2008 18:29 | Rispondi

    Bisogna avere il coraggio di sostenere la proposta di Altiero Spinelli. Non si può aspettare la ratifica di tutti gli stati. Raggiunta un’adeguata maggioranza di popolazione e di stato un trattato europeo dovrebbe poter entrare in vigore, lasciando il compito al Consiglio europeo di stabilire le relazione con gli stati che non lo vogliono ratificare.
    D’altronde, malgrado la disinformazione continua sull’Europa il sistema è estremamente democratico.
    C’è un Parlamento democraticamente eletto dai cittadini europei, che ha voce determinante su quasi tutti gli atti normativi (e con Lisbona nel 99,9% dei casi) e sul bilancio dell’UE. Il potere legislativo viene condiviso con i rappresentanti degli stati membri (il Consiglio dei ministri dell’UE). In pratica il sistema è molto simile ad un sistema bicamerale, con in una camera i rappresentanti degli stati e nell’altra i rappresentati del popolo (come negli Stati Uniti d’America). La Commissione, che si vede attribuito il potere d’iniziativa legislativa, è l’organo preposto a rappresentare l’interesse comune europeo.
    QUando si negozia un nuovo trattato, questo tratttato viene firmato dai rappresentanti degli stati membri, viene votato e approvato dal Parlamento e viene approvato dagli stati secondo le loro regole. In Italia la Costituzione vieta che ci sia un referendum, in Irlanda invece la Costituzione lo rende obbligatorio.
    LA scelta dei costituenti è stata molto felice perché un trattato internazionale è un attto necessariamente complesso e di difficile comprensione. Proprio per questo si è ritenuto che la democrazia rappresentativa in questo caso, fosse piùà efficace di quella diretta.
    Chiudo con due parole sulla presunta reintroduzione della pena di morte in Europa. Purtroppo è l’ennesima falsità. Uno dei valori comuni degli stati membri è proprio il divieto di pena di morte. Nessuno stato membro prevede la pena di morte. Gli stati candidati devono abrogarla se vogliono entrare a far parte dell’UE.

  12. Fabio Pappalardo | 14 giugno 2008 19:05 | Rispondi

    P.S. Il Trattato, in versione consolidata (cioè integrando le novità nel testo attualmente vigente) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea ed è disponibile online http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ:C:2008:115:SOM:IT:HTML

    Per una presentazione sintetica delle novità:
    http://europa.eu/lisbon_treaty/glance/index_it.htm

    Sulla disinformazione sui temi europei, mi permetto di rinviarvi al mio:
    http://www.gennarocarotenuto.it/2413-disinformazia-europa

    e in inglese alla raccolta euromyths
    http://ec.europa.eu/unitedkingdom/press/euromyths/index_en.htm

  13. Eliolibre | 14 giugno 2008 20:44 | Rispondi

    Bisognerebbe fare due europe, una di destra e l’altra di sinistra e dare ad ogni cittadino, indipendentemente dalla nazionalità, la libertà di scegliere a quale aderire. Si finirebbe finalmente di fare e disfare ed ognuno si sentirebbe coinvolto nella costruzione di qualcosa in cui crede. Immaginatevi i sostenitori del liberismo come farebbero a sopravvivere senza la possibilità di imporre a tutti le loro scelte, cioè i loro interessi?

  14. Guliano_Scopalacqua | 15 giugno 2008 04:48 | Rispondi

    Fabio Pappalardo dice:

    “Chiudo con due parole sulla presunta reintroduzione della pena di morte in Europa. Purtroppo è l’ennesima falsità. [omissis]”

    Peccato che invece la pena di morte, in forma non assoluta ma comunque effettiva, sia stata introdotta attraverso l’utilizzo dei “casi eccezionali”, buoni per tutte le stagioni.

    Cito testualmente le “SPIEGAZIONI RELATIVE ALLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI”, ultimo aggiornamento, di cui è possibile scaricare una copia presso il sito dell’Unione Europea (formato PDF): http://tinyurl.com/64ttrl

    [...]

    3. Le disposizioni dell’articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli summenzionati della CEDU e del protocollo addizionale e, ai sensi dell’articolo 52, paragrafo 3 della Carta, hanno significato e portata identici.
    Pertanto le definizioni «negative» che figurano nella CEDU devono essere considerate come presenti anche nella Carta:

    a) articolo 2, paragrafo 2 della CEDU:

    «La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:

    a) per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale;

    b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta;

    c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione.»;

    [...]

    Mi aspetto di esser classificato come complottista, oppure si opterà per la classica chiosa: “se lei non ha intenzione di commettere illegalità, non ha nulla da temere” che va tanto di moda nelle sue mille varianti.

    Poniamo che “un governo a caso” stabilisca che una semplice manifestazione di dissenso in piazza possa essere equiparata ad una sommossa (le recenti disposizioni sulle discariche a Napoli, coperte da segreto di stato e piantonate dai militari, forniscono uno spunto in tal direzione). Basterebbe poco per passare da uno stato di democrazia, a qualcosa di “leggermente restrittivo dei diritti umani”.

    Al Prof. Carotenuto, che leggo spesso, anche se non sempre condivido le Sue opinioni, talvolta un po’ riduttive, consiglio l’ultimo articolo dell’”Ottimo Giulietto” (Chiesa, N.d.r), per citare una sua definizione: http://tinyurl.com/4w8bp4

    Saluti,
    Prof. Guliano Scopalacqua

  15. Fabio Pappalardo | 15 giugno 2008 10:48 | Rispondi

    1- Nel codice penale italiano attualmente in vigore non è punibile chi commette un reato (incluso l’omicidio) per legittima difesa, per stato di necessità, nell’esercizio di un diritto o nell’adempimento di un dovere, per uso legittimo dell’armi (se si tratta di un pubblico ufficiale).
    Ciò non significa che in Italia sia in vigore la pena di morte. Anzi la pena di morte non è ammessa dalla Costituzione Italiana.
    Le spiegazioni alla Carta europea dei diritti fondamentali non fanno altro che riprendere queste eccezioni, peraltro comuni agli stati che hanno sottoscritto la Carta e a quelli che aderiscono all’Unione Europea.
    Le ipotesi del Prof. Scopolacqua possono essere attuata a livello nazionale senza bisogno alcuno del Trattato di Lisbona. Mi preme sottolineare comunque che non basterebbe un “governo a caso”, ma che ci vorrebbe un “parlamento a caso”, visto che il potere legislativo è nelle mani del parlamento.

    2- Per quanto riguarda la Carta europea dei diritti fondamentali è stata ratificata dall’Italia il 26/10/1955. E’ attualmente già in vigore nel nostro paese e non ha bisogno del Trattato di Lisbona per essere applicabile. Lo sanno bene le centinaia di persone che alla luce della giurisprudenza sulla durata ragionevole del processo hanno ottenuto dei cospicui risarcimenti per la lentezza delle giurisdizioni italiane.

    3- A livello di Unione europea, comunque, sono previste delle sanzioni per gli stati membri nei quali vi siano violazioni gravi e persistenti dei principi principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri.
    Come già detto un nuovo stato che voglai aderire all’UE non può prevedere la pena di morte. E nessuno la può reintrodurre.

  16. Antonio Castellarin | 17 giugno 2008 10:07 | Rispondi

    Consiglierei, per chi conosce lo spagnolo, di leggersi l’articolo di Carlos Taibo (Carlos Taibo e’ professore di Scienze Politiche nella Universidad Autónoma de Madrid)
    ¿Maldita Irlanda? di Carlos Taibo (17-06-2008)
    su Rebelion http://www.rebelion.org/noticia.php?id=68965&titular=%BFmaldita-irlanda?-

    Che finisce con :
    Se, come molti temono, il trattato di Lisbona, nonostante tutto, andra’ avanti, presto risultera’ evidente che la distanza tra i cittadini e le elites politiche della UE comincia ad essere inquietantemente allarmante.

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  1. Da Europa sì, Europa no | Reset Italia | giu 15, 2008

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