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L’Economist e la patente d’indegnità

Unfit, termine inglese che significa indegno, incapace, incompetente, inabile, non opportuno e simili. Ci risiamo. L’autorevole settimanale inglese Economist nell’ultimo numero ha stabilito che il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio è ?unfit? a rimanere nel suo incarico. Immediatamente la sparata dell’Economist, che vede pagliuzze italiche con lodabile puntualità, ma fa muro per mascherare e negare ogni trave anglosassone, ha dato nuova linfa al partito che chiede le dimissioni del governatore.

Qualche anno fa, lo stesso settimanale aveva considerato ?unfit? a governare l’Italia Silvio Berlusconi. Il centro-sinistra compatto, senza riflettere neanche un secondo, si era spellato le mani, aveva festeggiato, tradotto, ciclostilato e regalato a migliaia le copie dell’articolo e quasi ci aveva costruito sopra una fallimentare campagna elettorale. ?Se lo dice l’Economist…?, ?l’autorevole Economist…?, ?viva l’Economist?, ?l’Economist, la bibbia…?, ?l’Economist, che non è certo di sinistra…?. Quest’ultima detta dai capi del centro-sinistra suona particolarmente stonata, perché palesemente rappresenta che essere di sinistra sia per loro diventato un velleitarismo giovanile mentre la custodia del rigore fosse da tempo appaltata alle destre alle quali il settimanale britannico dà voce.L’Economist fa brodo, dunque, l’Economist sarebbe autorevole, se l’Economist parla male di qualcuno questo qualcuno è ?out?. Così si ragiona anche e soprattutto a sinistra nella provincia italiana dell’impero. Ragionassero così le vestali del liberalismo, gli Antonio Polito o i Massimo Teodori, passi pure. Ma chi non ha ancora svenduto il proprio cervello ai dogmi del liberismo, neo o vetero style, che è lo stesso, dovrebbe riflettere sull’origine dell’autorevolezza dell’Economist. Questo settimanale è stato in questi decenni una delle cariatidi che ha sostenuto a spada tratta l’imposizione del neoliberismo anglosassone sul pianeta. Lo ha fatto difendendo sempre e comunque i dettami neoliberali, presentandoli come dogmi di fede.

L’autorevole Economist non ha mai fatto autocritica quando i campioni da lui fino al giorno prima idolatrati, gente come Fujimori, Menem o Collor de Mello scappavano con la cassa. Non ha mai battuto ciglio di fronte all’evidenza dei crimini e disastri del neoliberismo che nei cinque continenti ha creato fame, guerra e dissoluzione sociale.

Questo settimanale, che qualcuno ritiene autorevole, si è sempre spellato le mani per applaudire il dittatore cileno Augusto Pinochet, genocida e ladro, lodando sperticatamente il suo ignobile governo. Può bastare.

Sicuramente Silvio Berlusconi è ?unfit? a governare l’Italia e probabilmente lo è anche Antonio Fazio a governare la Banca d’Italia ma è molto triste che ci sia in Italia qualcuno che sia felice di farselo dire dall’Economist. Anche l’Economist come Berlusconi, ma soprattutto l’Economist, è unfit, indegno eticamente e moralmente per giudicare chicchessia.

Personalmente diffido da chi si affida all’indegno Economist, amico di dittatori sanguinari, sostenitore del complesso militare-industriale che governa il mondo, plaudente verso l’FMI quando questo ordina la chiusura di scuole e ospedali nel terzo mondo in nome dell’ortodossia monetarista, per stabilire chi sia degno e chi no.

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