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Vedi Napoli e poi muori

Di sicuro il titolo non è originale, ma di fronte a certe situazioni si rimane veramente senza parole. E in fondo cos’altro ci può essere da dire sul problema dei rifiuti napoletani? Si è detto tutto e il contrario di tutto, si fanno tutte le ipotesi, dalle più ottimistiche alle più cupe, si assegnano le responsabilità un tanto al chilo. Già, le responsabilità…
Io poi non sono un esperto nel trattamento dei rifiuti né nella pianificazione urbanistica, tanto meno nella sicurezza pubblica; quindi perché parlarne? Perché ci sono alcune cose che non mi tornano.
L’altro ieri è stato pubblicato il decreto legge 23/05/2008 n. 90, che contiene tutte le decisioni che il governo ha preso per risolvere l’emergenza rifiuti.
Cominciamo dalle buone notizie.

L’emergenza (se così si può chiamare una situazione che è la norma da ben 14 anni) terminerà il 31 dicembre 2009. L’articolo 19 è perentorio. Al di là dell’apparente paradosso di una emergenza che cessa per decreto, significa che i napoletani dovranno stringere i denti solo per altri 19 mesi. Poi… puff! Tutto sparito.

L’articolo 11 del decreto stabilisce che entro l’anno i comuni campani dovranno raggiungere una quota del 25% di raccolta differenziata e, a seguire, il 35% e il 50% nei due anni successivi. Altrimenti scattano le penali. Che i comuni pagheranno… con le tasse prese ai cittadini. Accidenti, ho sbagliato, questo era l’angolo delle buone notizie.
L’articolo 13 stabilisce che “il ministro dell’ambiente definisce le iniziative, anche di carattere culturale e divulgativo, volte ad assicurare l’informazione e la partecipazione dei cittadini e degli enti pubblici e privati”. Wow! Lastefaniaprestiggggiacomo che divulga un po’ di cultura ai napoletani; ci voglio andare anche io a Napoli!

Magari qualcuno dovrebbe spiegare alla ministra (ma si dice “ministra”?) che è già in ritardo; infatti, appena i cittadini hanno ricevuto le informazioni contenute nel decreto, hanno cominciato subito a partecipare con l’irruenza e la generosità che caratterizza questo popolo. Tanto hanno partecipato che già ieri sera la polizia non sapeva più come contenere il loro entusiasmo, e non ha trovato niente di meglio delle manganellate.
…va bbe’, ho sbagliato angolo un’altra volta. Scusate.

Più avanti, sempre l’articolo 13 ai commi 4 e 5, stabilisce che il ministro dell’istruzione si occuperà di predisporre “tutte le iniziative necessarie a garantire una adeguata informazione sui temi ambientali e attinenti alla gestione ed allo smaltimento dei rifiuti” nonché “di assicurare agli studenti ogni utile informazione in ordine alla corretta gestione dei rifiuti domestici […] anche mediante ricorso ad interventi didattico-educativi integrativi”. Bello.
Cioè: i napoletani sono una massa di ignoranti che non sanno come si trattano i rifiuti, quindi ora glielo insegniamo noi. Ma non sarà per caso che se i rifiuti marciscono per le strade di Napoli, ci deve essere qualche motivo un po’ più grave della semplice ignoranza?

Basta, le buone notizie non mi escono più bene come una volta. Sarà che sto invecchiando… Passiamo a qualcosa di più drammatico.
Il succo di tutto il decreto è in una riga, articolo 9 comma 5: “In deroga alle disposizioni relative alla valutazione di impatto ambientale (VIA)…”. Tutto il decreto è un ricettacolo di deroghe, di eccezioni, di norme che c’erano e che ora a Napoli non valgono più; tutto accantonato in nome dell’efficientismo, della prova di forza, del “vediamo chi ce l’ha veramente duro”.

Così si aprono (o riaprono) nove discariche, tra cui Chiaiano che sta in mezzo alla città, e si mettono in funzione quattro inceneritori, che però si chiamano termovalorizzatori, che così stanno tutti più tranquilli. Il tutto (articolo 2 comma 4) sotto la tutela delle norme che regolano le zone di interesse strategico nazionale. E giù manganellate…
E se non dovesse ancora bastare, può sempre intervenire l’esercito (articolo 2 comma 7). Solo che nell’esercito, più che i manganelli sono abituati ad usare i fucili.

Intanto il governo ha concesso al comune di Napoli 30 giorni per fornire un piano per la raccolta differenziata; la Jervolino, che non dev’essere un’aquila ma parla come un’aquila, ha fatto sapere che le bastano 30 minuti, che il piano è già pronto. Grandioso!
Ho un dubbio. Se il piano era già pronto, perché non l’ha messo in pratica? O quel piano è una cagata pazzesca, oppure lei è un’incapace. In entrambi i casi non vedo un gran futuro per Napoli su questo fronte.

E siccome io sono uno che si fa un sacco di domande, mi viene un altro dubbio. Dal momento che gli amministratori campani degli ultimi 14 anni si sono dimostrati incapaci (e sfido qualcuno a dimostrare il contrario) perché il governo non li manda a casa subito, provvede al commissariamento di comune, provincia e regione, e cerca di rimettere le cose a posto partendo da dentro le amministrazioni locali? E risolve il problema applicando la legge esistente anziché riscriverla?
Davvero è meglio affidarsi ad un supereroe che dovrà necessariamente collaborare (o combattere?) con chi ha già fallito miseramente nell’impresa?

Sarebbero ancora tante le domande, ma voglio chiudere con un argomento che non può essere eluso: la camorra.
Che la camorra controlli tutto il ciclo dei rifiuti (compresi i falò) lo sanno anche i muri; una gestione che frutta moltissimo in termini economici, ma anche sotto il profilo del controllo territoriale e sociale. Io sarò anche pessimista, ma non credo che la camorra sia ben disposta a rinunciare a tutto questo. La cosa quindi si può risolvere in due modi: o si fa la guerra alla camorra oppure ci si fa un accordo. Vorrei tanto trovare una terza via ma non ne vedo.

Come si fa la guerra alla camorra? Potenziando le forze di polizia, dando risorse alla magistratura, rendendo snello il funzionamento della giustizia, dando garanzie ai cittadini onesti che denunciano i delinquenti, difendendo la povera gente. Nel decreto non c’è niente di tutto ciò, e anche guardando alle altre attività intraprese dal governo, oltre che al programma con cui ha vinto le elezioni, su questo fronte troviamo ben poco.

Non starò mica insinuando che il governo abbia fatto un accordo con la camorra? No, non insinuo proprio niente; mi limito a porre delle domande e a cercare le risposte nei fatti.
Il punto è che il governo non ha fatto, non sta facendo e non farà mai alcun accordo con la camorra: non ce c’è alcun bisogno. Ha messo talmente tanta carne sul fuoco e cancellato talmente tante norme, che l’unico rischio per chi si avvicina è quello di fare indigestione.

Sono convinto che in poco tempo la monnezza sparirà dalle strade di Napoli, Bertolaso sarà proclamato eroe nazionale, e Sua Bassezza verrà fatto direttamente santo. Lo vedi che quando ti affidi a gente con le palle i problemi si risolvono? Ci sarebbe da chiedersi perché non l’abbiano fatto durante i cinque anni del loro precedente governo, ma sarebbe veramente impietoso.
Poi tra qualche anno qualcuno potrà cominciare a chiedersi come mai a Napoli e dintorni l’incidenza di tumori, leucemie e malformazioni è molto più alta che altrove. Ma a quel punto gli uomini con le palle se ne saranno già andati, e al popolo napoletano gli toccherà, ancora una volta, fare quello che gli viene meglio: arrangiarsi.

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