Non si chiudono in gabbia le idee
Me ne sto zitto e se la salute non è quella d’un tempo, tutto sommato, è un bene e mi sento protetto. Passo il tempo tornando a Montesquieu, Locke, Kant e Spinelli, ai rari libri che amo, “perché cultor di pochi libri vivo“, come insegnava Foscolo ai miei anni giovani e lontani, e mi piace pensare che il senso d’oppressione che mi inquieta, nasca da una febbre ostinata e dal filo d’asma che ne deriva stringendomi la gola. E’ però non inganniamo noi stessi.
L’inquietudine che mi percorre come un lieve e fastidioso flusso di elettricità è strettamente legata alla mia bella Napoli che brucia se stessa e i campi dei rom, all’ossessione per la sicurezza che s’è montata ad arte nel Paese, cercando una scorciatoia “legale” al bisogno di autoritarismo di cui il neonato governo è sempre più apertamente l’espressione minacciosa e concreta. Un governo che, conquistata la maggioranza, non mostra interesse per le regole della democrazia, non teme di scontentare anche quelli che l’hanno voluto e, questo più di tutto preoccupa, nasce tra gli elogi sconcertanti del capo dello Stato e gli applausi convinti d’una evanescente opposizione.
Alla sua prima e significativa uscita pubblica, il quarto Ministero Berlusconi – sempre più mi sento straniero in casa mia – non solo ha saputo scandalizzare l’Europa e costringere alla protesta la Chiesa cattolica e quella protestante, ma ha modernizzato la protervia fascista. Se Mussolini scelse il Parlamento per portare il suo aperto attacco alla democrazia – “potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli” – Berlusconi, che grazie a Veltroni il Parlamento l’ha già in pugno, ha voluto affondare il colpo direttamente nel tessuto vivo e pulsante del paese – “non sarà tollerata l’opposizione di gruppi minoritari organizzati” – e minaccia di galera non semplicemente l’immigrazione clandestina, che pure sarebbe da sola una minaccia inaudita, ma ampi strati sociali, i tanti che stanno male e i dissidenti che ne interpretano la sofferenza. In un Paese che si avvia all’autarchia ideologica di fronte all’Europa liberale e socialista, che vede in azione squadristi e razzisti, il progetto politico che sottende il tema della sicurezza rivela con chiarezza la sua natura reazionaria e il suo vero obiettivo: la democrazia. Tutto questo – e qui vedi aprirsi l’abisso – mentre Fassino, il “liberale” che fa l’opposizione col ruolo di ministro degli esteri del governo “ombra“, arzigogola sull’opportunità di dichiarare reato penale l’immigrazione clandestina, perché ci costringerebbe a tenere in carcere il clandestino tutto il tempo necessario a un processo, e non esita a dichiarare: “la lotta alla clandestinità è un impegno comune. La vera cosa su cui dobbiamo concentrare tutti gli sforzi è migliorare i meccanismi di espulsione“. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, coglie nel segno quando descrive la tragedia di questi tempi: un governo che attenta alla solidarietà umana; una opposizione che ne lamenta la scarsa efficienza” [1].
Una banale influenza dura poco e, sebbene la salute non sia quella d’un tempo, ritroverò le forze sufficienti per parlare a me stesso e allora mi dirò che, se in testa hai un’idea che consideri giusta, se i tuoi principi, il tuo modo d’essere, la tua maniera di concepire i rapporti tra gli uomini, sono messi in discussione dalle leggi del branco e dalle logiche del profitto, se tutto questo accade, non puoi tirarti indietro. Ovunque, nel Paese, le coscienze avvertite si sono messe all’opera: ovunque, con con la pacata consapevolezza di un’irriducibile passione civile, si passa parola, si chiama a raccolta la democrazia, si invoca uno sforzo supremo di opposizione e contrasto culturale e sociale. La limpida tradizione socialista e le radici più nobili dell’Italia liberale non hanno più alcuna rappresentanza nel guscio vuoto cui è ridotto il Parlamento, ma sono ben vive nel corpo del Paese. La dove si scenderà in piazza per dire no a questo nuovo fascismo, per scardinare col coraggio delle coscienze libere la gabbia di intolleranza e razzismo nella quale si intende chiudere la democrazia, di certo ci sarò. E saremo in tanti. E’ antica sperimentata lezione della storia, benché la reazione la ignori da sempre: non si chiudono in gabbia le idee[2].
[1]Scendano in piazza i veri democratici, Il Manifesto 21-05-2008].
[2] Nota della redazione: Nel momento in cui inseriamo questo articolo, giunge notizia di scontri violentissimi in atto da stanotte a Chiaiano, in provincia di Napoli, di sette arresti effettuati tra i manifestanti e di processi per direttissima avviati già stamattina al Tribunale di Napoli.
L’articolo è uscito sulla rivista on line “Fuoriregistro”. Chi fosse interesssato può “conoscerla” utilizzando il seguente link:
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11693
Giuseppe Aragno su http://www.gennarocarotenuto.it
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