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Il vangelo della sicurezza del XXI secolo

rom3 Sono tutti cattolici osservanti. Si scandalizzano se vedono un frocio e ancor di più si scandalizzano se vedono un povero. “Ero povero e mi hai accolto” dovrebbe ricordare “il Santo padre che vive in Roma” e invece sta straordinariamente zitto.

Carcere dunque è la soluzione: carcere per l’immigrato sans papiers, carcere per il mendicante, carcere per molti altri soggetti, carcere pure per chi non è d’accordo su dove mettere una discarica. Carcere per chi non ha il nostro stile di vita, carcere per chi è nomade, carcere per chi si droga, carcere per chi è povero, ignorante, carcere per chi è schiavo.

Carcere per tutti, meno per chi dà lavoro servile in nero. Sono io, io povero in condizione di bisogno ad essere la vittima, sei tu, che mi dai lavoro in nero, lo sfruttatore. Tu puoi scegliere, io no. Sono io sfruttato che devo potermi rivolgere allo Stato per esigere giustizia. Ma stranamente c’è carcere per la vittima ma non per lo sfruttatore. Così lo sfruttato, l’immensa schiera, dovrà farsi ancora più complice dello sfruttatore, nei cantieri, nei campi e nelle officine, nei lavori domestici. Forse chiudiamo un occhio per le badanti, che attutiscono (finchè accetteranno stipendi “che gli italiani non accetterebbero”) gli effetti della distruzione dello stato sociale. Che lo sfruttato si nasconda di più, non turbi la nostra vista. “Ero povero e mi hai sfruttato” recita il nuovo vangelo schiavista del XXI secolo.

C’è una lunga storia premoderna di povero come deviante, povero da reprimere, povero da allontanare, da tenere al di fuori della cerchia muraria. Una lunga storia ricacciata indietro dalla nostra modernità che è innanzitutto includente. Come si combatte l’evasione scolastica dei bambini Rom? Con il carcere ai genitori? Se nell’Italia post-unitaria avessimo messo in carcere chi non mandava i figli a scuola avremmo avuto campi incolti e fabbriche vuote. La cifra della modernità sta nell’inclusione, nell’investire per l’inclusione, nella costruzione di una nazione che sia di tutti, nella fine delle differenze per razza, censo, sesso, religione. La cifra della modernità sta nella costruzione di una nazione dove il povero, il rom, l’immigrato, divengano parte della comunità, non nella comunità identitaria, di sangue ma sempre più anche di censo, che pretende la Lega Nord.

Quella modernità, quella costruzione della nazione, che è ancora testimoniata dalla Costituzione repubblicana, sembra oggi alle nostre spalle. L’Unione Europea ci critica, come potete lasciare persone che vivono tra voi da decenni in condizioni infraumane? Rispondiamo che sono loro a non volersi integrare, ma è il forte, non il debole a dover trovare soluzioni. Soluzioni che, come nel Settecento sono trovate nella pura repressione. Repressione con il consenso! Lasciamoli lavorare, pensa, soffocato dai media, perfino chi non ha votato l’attuale governo: legge e ordine. Finalmente! “Lo Stato c’è” ha detto Silvio Berlusconi, tra gli applausi dei media servili. Finora è lo Stato repressore ad essere tornato; ma manca e temo che continuerà a mancare, lo Stato integratore.

Ammettiamo e non concediamo che sia giusto incarcerare il deviante povero, il deviante per necessità, il deviante per ignoranza. Ammettiamo e non concediamo che con la repressione si ottenga una società di regolari, senza clandestinità e senza devianza. Ma se il simbolo della giustizia è una bilancia, uno dei due piatti è vuoto. Proclamati i doveri, dove sono i diritti? Se rispetto le leggi, entro regolarmente, lavoro regolarmente senza protestare (perchè se protesto posso essere licenziato e se sono licenziato sono espulso o ricado nella devianza), quando per questa società smetterò di essere un problema e diventerò cittadino? Silenzio assoluto.

Sicurezza, tutto è sicurezza. Immigrazione uguale sicurezza. Spazzatura uguale sicurezza. E’ sicurezza perfino non volere Roberto Saviano come vicino: quel pericoloso deviante ha denunciato la Camorra e proprio nel mio condominio pretende di abitare? Professionisti dell’antimafia, li chiamavano un tempo con fastidio. Chi è contro la Camorra (non la Camorra) attenta alla mia sicurezza, è lo sragionamento. La Camorra è la normalità. Meglio convivere con la Mafia che con Saviano.

C’è un impoverimento verbale, prima ancora che politico, del concetto di sicurezza. Trasformare gli immondezzai in inviolabili aree militari (e se le violi, manco a dirlo, carcere) rivela la stessa maniera di interpretare la modernità. I nostri soldati dovevano esportare la democrazia, adesso li mettono a guardia della monnezza. Oggi la democrazia si difende difendendo le discariche perchè il problema dei rifiuti sono i cittadini che protestano. Sicurezza, monnezza. Impedite le proteste “Napoli rifiorirà” ha detto Silvio Berlusconi. Metteremo i caschi blu dell’ONU a guardia del percolato e “Napoli rifiorirà”. “Napoli rifiorirà”. “Napoli rifiorirà”.

“Lo Stato c’è” ha detto anche il Presidente spazzino e Napoli è stata ripulita d’incanto, come fu ripulita per Hitler, per Mussolini, per Fanfani (e sarebbe stata ripulita per Stalin se fosse venuto) e prima ancora per Franceschiello. “Lo Stato c’è”, che fa rima con “Silvio c’è”, e andando per sillogismi possiamo concludere che “lo Stato è Silvio”. Se “lo Stato è Silvio” a che serve partecipare? A che serve la Costituzione?

Ma quello Stato che coincide con Silvio non ci ricorda il corpo del Duce che sintetizzava lo Stato fascista. Ci ricorda “l’état c’est moi”, “lo Stato sono io” dell’assolutismo, di Luigi XIV e dei re Borbone. Entri la Corte a Palazzo Reale e si faccia festa. Si dia un po’ di farina al popolo, l’ICI, la detassazione degli straordinari (ma non agli statali), e per i devianti c’è la forca. Feste, farina e forca. Poi venne l’illuminismo, ma da noi, a parte i fuochi dei cassonetti, è tutto ancora spento.

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