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Femminicidio a Niscemi

cultraro_lorena Se sarà confermato così come lo raccontano il fatto di cronaca di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è andata alla maniera del più classico femminicidio: lei, Lorena, 14 anni, era rimasta incinta e il padre del suo bambino, 15 anni, ha chiamato due amici, 16 e 17 anni. L’hanno eliminata strangolandola e l’hanno fatta sparire buttandola in fondo ad un pozzo con una pietra al collo, perchè il suo corpo non risalisse.

Questa la straordinaria crudezza di un caso uguale a tanti nell’incontro/scontro tra sessismo arcaico e sessismo moderno usa e getta. Così usa e getta, oltretutto lei bambina siciliana, uccisa da ragazzi siciliani, da meritare a stento uno spazio tra i titoli in cronaca. A poco serve notare che se i suoi assassini fossero stati stranieri saremmo oggi ossessivamente bombardati da ogni dettaglio macabro e avremo il fiammante Presidente della Camera, Gianfranco Fini, col suo trench stile Bogart, in pellegrinaggio alla sommità del pozzo dove hanno gettato la povera Lorena e saremo aiutati dalle parole coraggiose di Walter Veltroni, nel rompere i tabù della sinistra ed invocare legge e ordine.

La sorte di Lorena è quella delle ragazze di Ciudad Juárez, in Messico, vittime della modernità neoliberale, vittime dell’aver voglia e diritto di uscire di casa in una società colpevolmente impreparata ad accettare la loro presenza al di fuori della sfera casalinga. La sorte di Lorena è quella delle ragazze nigeriane uccise e buttate in giro per il Norditalia dai loro clienti dopo averle usate, che meritano una breve in cronaca o neanche quella a volte. A chi importa di una puttana negra? La sorte di Lorena è quella delle mille Barbara Cicioni, la ragazza di Perugia incinta di nove mesi, massacrata di botte dal marito e per la quale un giudice preistorico dispose l’esame del DNA sul feto per vedere se quel marito non avesse avuto qualche buon motivo (nell’Italia di Pietro Germi le chiamavamo corna) per ammazzarla.

La sorte di Lorena è quella di una società che corre con una gamba che va avanti e un’altra che va indietro. Corre e inciampa, corre e cade rovinosamente, e quando si rialza non vuol capire che è quella sua corsa impossibile, sgraziata, a farla cadere. Inciampa da sola, cade da sola e cerca sempre colpevoli esterni, gli ebrei del caso, i meridionali, i negri, gli immigrati, i rom, i romeni, il nemico, per cadere ancora più rovinosamente.

Hanno un bel dire che le “nostre donne” (nostre?) debbano temere i romeni stupratori. I politici che lo affermano sono in malafede. Mentono e sanno di mentire come affermano tutti i dati, quelli del Ministero dell’Interno e quelli della Caritas a dispetto dei falsificatori di professione, Gianni Riotta ed Emilio Fede che lavorano instancabilmente per ingannare l’opinione pubblica e preparare il terreno ai pogrom. Pogrom dopo i quali, anche se avessimo espulso fino all’ultimo rom, fino all’ultimo romeno, fino all’ultimo extracomunitario, mille Lorena e mille Barbara continuerebbero a morire come a Juárez in quel Messico lontano che la società italiana percepisce falsamente come più arretrato e che forse è solo più moderno.

Verso il fidanzatino quindicenne che uccide perchè non ha più la dignità arcaica di “riparare” ma non ha nemmeno (ancora?) una sensibilità moderna di rispetto e concepisce l’eliminazione fisica del problema, come da copione di diecimila telefilm con i quali è stato bombardato dalla nascita, verso il marito picchiatore che instaura in casa la legge della giungla, verso il ragioniere che va a puttane e si sente libero di prendere loro anche la vita, non c’è pacchetto sicurezza che tenga, non ci sono leggi speciali, rotture di Schengen che servano e non c’è ronda che salvi.

Per quanto arduo e di lunga durata possa apparire c’è solo la cultura che ci può salvare. Se ancora ci si può salvare. Non l’alta cultura, ma la cultura della vita, del rispetto dell’altro, dell’altro donna in questo caso, ma anche dell’altro lavoratore senza diritti, o mille altri esempi. Ovunque ci sia una possibilità di istaurare un rapporto gerarchico (anche solo per forza fisica come avviene tra uomo e donna), un rapporto verticale tra forte e debole, questo va criticato, deve essere oggetto di riflessione e bisogna lavorare per abbattere tale gerarchia.

Sta venendo il momento di fare le nostre ronde, ma diverse dalle loro. Sta venendo il momento del non chiuderci più in casa, ma dell’uscire e tessere reti, non con i nostri simili, ma con quelli che la pensano diversamente da noi. Altrimenti il modello di società che è alla base di questa corsa sgraziata travolgerà tutti noi.

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24 Responses to Femminicidio a Niscemi

  1. Gennaro Carotenuto 14 Mag 2008 at 12:40 #

    A volte fa piacere sbagliare.

    Mi segnala la giurista Barbara Spinelli che alla fine, pur se ventilato dalla stampa, nel caso Cicioni/Spaccino non fu mai materialmente chiesto l’esame del DNA del feto e quindi non fu mai effettuato.

    Segnala inoltre che l’importanza del processo in questione fu data dal fatto che per la prima volta fu ammessa la costituzione dei Giuristi Democratici come parte civile.

    http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20080319194017

  2. Eliolibre 14 Mag 2008 at 12:48 #

    Come non essere d’accordo con te Gennaro! Lorena è un’altra vittima di questa nostra cultura che ha dimenticato del tutto i valori umani per sostituirli con il vuoto più assoluto. E quando i mezzi dell’informazione sono in mano ai personaggi da te citati e chi crede di rappresentare chi intende opporsi a tale scempio applaude ai discorsi di Berlusconi, stringe la sua mano ed è pronto a collaborare, come ombra, con i peggiori personaggi che L’Italia poteva meritarsi, la speranza di un futuro migliore si fa veramente vana. E tante Lorena continueranno a pagare il conto ad una società basata sul nulla.

  3. Serra Mattia 14 Mag 2008 at 13:25 #

    “E tante Lorena continueranno a pagare il conto ad una società basata sul nulla”

    No Elio. Purtroppo, tante Lorena pagheranno il conto di ogni individuo basato sul nulla che è all’interno di una società in gran parte buona, giusta e leale ma invisibile. Non alimentiamo il fatto che L’Italia sia stereotipata nel male, non è cosi. Bisogna lottare per cambiare le persone prima di una nazione..

  4. Celia 14 Mag 2008 at 14:49 #

    Bhè Mattia mi pare che i fatti di questi ultimi tempi ti diano torto e dimostrino che il problema dei giovani, che dovrebbero essere il ns.futuro, è strettamente legato all’abisso di volgarità e degrado in cui il ns.paese è sprofondato.
    La colpa non è di sicuro dei giovani ma di chi c’è stato prima e di come è stata gestita la loro educazione e il loro stile vita.
    Sono persone a costituire la società e quindi il paese.

  5. Doriana Goracci 14 Mag 2008 at 15:59 #

    E’ una di quelle giornate, in cui mi sento allo stremo, nauseata.
    Ieri seppure per pochi minuti, seppure solo on line ho visto e sentito troppe immagini, mi sono entrate nello stomaco a bloccarlo, da Napoli da Niscemi da Roma e poi il Lontano, la Cina l’India l’Oriente: che più?
    Tu Gennaro, fai tornare coi piedi per terra, quando dici “Sta venendo il momento di fare le nostre ronde, ma diverse dalle loro. Sta venendo il momento del non chiuderci più in casa, ma dell’uscire e tessere reti, non con i nostri simili, ma con quelli che la pensano diversamente da noi. Altrimenti il modello di società che è alla base di questa corsa sgraziata travolgerà tutti noi…”
    E’ una pratica per me, un’abitudine mai dismessa, oggi mi pesa uscire, sto a letto come malata e forse un po’ lo sono, dentro.

  6. michele sarto 14 Mag 2008 at 17:59 #

    La crudeltà ormai sta giungendo ovunque anche tra i ragazzi di 14/15 anni e certi fatti ti fanno pensare, perchè non ci credi che possano succedere veramente e invece esistono.
    Di solito non sono un disfattista, ma credo che in questo nostro periodo il mondo si stia piegando per capovolgersi e il web secondo me aiuta a creare mostri del genere.
    Vorrei segnalare un articolo che mi in parte mi ha incuriosito e in parte spaventato sull’utilizzo di internet. Sarebbe bello che venisse pubblicato anche qua:
    http://www.blogonomy.it/2008/05/13/ultime-dal-weba-proposito-di-gio/

  7. Serra Mattia 14 Mag 2008 at 19:00 #

    Scusami Celia ma non sono d’accordo, o almeno lo sono solo in parte.
    E’ vero che la società Italiana è sull’orlo del baratro, ma è altrettanto vero che se persone come me e come te e come tante altre riescono a non farsi intaccare fino al midollo dal lato negativo della società ci pososno riuscire anche glialtri. Per questo dico che gioca un ruolo molto importante l’individuo in se e la sua capacità di saper scegliere e questo Paese, come dici tu è stato costruito da persone, anche persone come Antonio Gramsci ( giusto per farne uno a caso ) o Peppino Impastato, dobbiamo forse incudere anche loro e noi nel lato malato della società?

    In sintesi: parte della società ( buona parte) è malata di per se, con l’aggiunta di individui intaccati da essa o perchè lo vogliono e perchè non riescono a fare altrimenti.

  8. Gennaro Carotenuto 14 Mag 2008 at 21:56 #

    Animo Doriana!
    Proprio tu che sei una di quelle donne indispensabili!

  9. Annalisa Melandri 14 Mag 2008 at 22:52 #

    Mattia, non è solo l’Italia stereotipata nel male, purtroppo è un male molto più diffuso e generalizzato e ha a che fare, secondo me direttamente con il progresso. Quanto è diventato facile uccidere per giovani e giovanissimi, le nuove generazioni oggi hanno uno stato alterato di coscienza rispetto ai valori e ai principi fondamentali e la televisione è la principale responsabile di questo disastro.

  10. Eliolibre 14 Mag 2008 at 23:47 #

    Doriana, anche a me viene la nausea, anch’io ieri sera ero allo stremo. Però oggi mi sono alzato presto ed ho imbracciato le mie “armi” e sono tornato a lottare. Stasera mi sento stanco ma un poco più sollevato, non sarò stato determinante per cambiare le cose, ma a furia de sembrar semillas….

  11. Celia 15 Mag 2008 at 11:49 #

    x Mattia
    Forse io sono troppo pessimista ma è la situazione a livello globale a preoccuparmi.
    Certamente sento più vicina a me quella italiana ma come Annalisa credo che il problema sia molto più profondo.
    Insieme al progresso tecnologico ci siamo trovati ad una completa perdita di valori essenziali per un vivere civile.
    Non voglio dire che tutti sono già caduti nel baratro ma se non rifletti bene con l’aiuto di questo genere di tv e stampa ci vuole un attimo a farsi intaccare.
    La dimostrazione?Tutti quelli che hanno votato Lega.

  12. Giovanni Bigazzi 15 Mag 2008 at 12:11 #

    Veramente un caso inquietante, tipico di una società civile al collasso.
    Si può scommettere che se i colpevoli fossero stati stranieri ci sarebbe stato il finimondo.
    Per quello che riguarda il caso Cicioni a Compignano di Marsciano, resta il tipico caso, molto diffuso nelle campagne umbre ma anche nel resto d’Italia, di violenza quotidiana del marito-padrone. Una normalità quotidiana che fa notizia solo quando ci scappa la morta ed il buon Vespa può costruirci il suo bel plastico.
    Abito lì vicino, mi ricordo che anche il quel caso i primi ad essere additati come i probabili colpevoli dell’omicidio furono dei fantomatici ladri “slavi”.
    Ma la cosa più scioccante furono le conclusioni uscite sul caso da un consiglio comunale straordinario a porta aperte. In un comune apparentemente progressista, dove ci fu il ballottaggio tra Ds e Rifondazione, e quando il marito era già stato arrestato, il tema principale fu la sicurezza derivante “dall’emergenza stranieri”, quando il reale problema erano le violenze domestiche. Semplicemente vergognoso!

  13. Serra Mattia 15 Mag 2008 at 13:37 #

    x Celia ed Annalisa:

    Forse non mi sono spiegato al meglio 🙂
    Sono d’accordo con voi che progresso teclologico e società in se abbiano contribuito alla situazione in cui ci troviamo.
    Dico solo, che c’è un problema aggiuntivo: l’individuo.
    Se io e voi e tanti altri che scrivono qua, riusciamoa non farci “plagiare” da questa società, perchè non dovrebbero riuscirci gli altri?
    Forse qualcuno con propria volontà si fa plagiare, ma altri vengono risucchiati da questa situazione disastrosa, forse…

  14. Raffaele Della Rosa 15 Mag 2008 at 14:20 #

    “un consiglio comunale straordinario a porta aperte. In un comune apparentemente progressista, dove ci fu il ballottaggio tra Ds e Rifondazione”
    su quell’APPARENTEMENTE si gioca tutto. Anche le sberle elettorali.

    Ho 62 anni, in tempi come questi, 62 anni pesanti, pesanti, pesanti…capisco Doriana. Molti giorni sono a tirare avanti, vivere è ben altro.
    Ma non mi piace, NON MI E’ MAI PIACIUTO, sentir criticare i giovani. Non ci si può limitare a dire che la colpa non è loro. Occorre che NOI ci assumiamo responsabilità che sono nostre. E nostre restano, sia che ce le assumiamo sia che non ce le vogliamo/sappiamo assumere.
    Abbiamo lasciato, per opportunismo, che la storia degli anni 70 e 80, mi riferisco alle straordinarie lotte sociali, al loro spegnersi, alla deriva lottarmatista; abbiamo lasciato che la storia di quegli anni la scrivessero i procuratori della repubblica, i giornalisti alla Ciai ed alla Mieli, ed anche alla Biagi, pace all’anima sua.
    Abbiamo lasciato senza risposta il pentitismo dei Sofri (che non mi risulta essere da anni un giovanissimo) e poi ci lamentiamo….ma di che ? con quale diritto ?
    Ho anche il privilegio e la fortuna di frequentare 30nni non omologati, certo non molti, ma anche se ineffettuali, per ora, testimoniano delle nostre irresponsabilità e delle possibili prospettive, se loro, sapranno mettere una oezza sui buchi che noi abbiamo lasciato aperti.

  15. Annalisa Melandri 15 Mag 2008 at 17:06 #

    @Mattia, intanto per quello che mi riguarda appartengo già ad un’altra generazione, e posso dire di essere cresciuta in un paese molto diverso da quello nel quale stanno crescendo i miei figli. I miei dieci anni sono stati molto diversi da quelli che saranno i dieci anni dei miei figli, e se io adesso riesco a non farmi “plagiare” come dici tu, credo che sia difficilissimo per loro, per lo meno molto di più di quanto lo sia stato per me. Le famiglie contano fino a un certo punto, io stessa a volte mi sento impotente educativamente parlando e non è una bella sensazione. E’ che corre tutto troppo in fretta, ci sono cose sulle quali io mi trovo impreparata, figuriamoci loro…

  16. Celia 15 Mag 2008 at 18:10 #

    x Annalisa e Mattia
    Questo è uno dei motivi per cui ancora la scelta di avere un figlio non l’ho fatta.
    So che può sembrare egoista ma mi guardo intorno, figli di colleghe o amiche e non è bello quello che vedo.
    Ha ragione Annalisa, la famiglia conta sì ma è limitata.
    Se lo vuoi crescere a modo tuo, magari diventa un bimbo discriminato dagli altri perchè non ha l’ultimo giochino elettronico o non ha l’ultimo capo firmato.
    E allo stesso tempo io non ci sto a farlo crescere in una società svenduta completamente al consumismo.
    Che dire Mattia secondo me ci vuole tanta forza di idee e coraggio per non farsi omologare da questa società che ha tutto e pretende tutto a livello materiale ma che si sta svuotando anno dopo anno di valori essenziali per vivere.
    Il problema è che per molti è più facile lasciarsi andare….

  17. Annalisa Melandri 15 Mag 2008 at 22:09 #

    Mi hai capita al volo Celia e ti assicuro che crescerli a modo mio è impossibile e alla fine boh, non saprei nemmeno quanto sia giusto. Che risolvo tirando su un emarginato?

  18. Annalisa Melandri 15 Mag 2008 at 22:16 #

    Tanto per fare un esempio fresco fresco, ieri mi ha “rimproverata” perchè l’ho mandato in gita (9 anni, terza elementare) con la macchinetta fotografica “usa e getta”, 27 foto, 5 euro, mi sembrava adeguato all’età e alla circostanza. L’unico della classe. Gli altri avevano la digitale con telecamera x le riprese e l’i-pod (io sono arretrata, lo confesso, vagamente so a cosa serve) per la musica. A nove anni. Ancora mi devo riprendere.

  19. emanuele 15 Mag 2008 at 23:09 #

    Mi permetto di dissentire: ho 30 anni suonati e lavoro coi bambini da quando ne avevo 17, sono stato istruttore minibasket e animatore in centri sociali. I bambini sono sì bombardati dalla televisione, ma io non lo ero meno di loro. Ricordo a memoria qualsiasi cosa passata in tv dai primi anni ’80 ad oggi. Sono nato e cresciuto, e vivo tuttora, in un quartiere popolare della mia città, alcuni miei amici si sono bruciati con la droga, qualcuno è in galera, ma altri hanno un lavoro o come me hanno studiato. Allora qual è la differenza reale tra me e loro e tra la mia generazione e quella odierna?
    La famiglia.

    La mia era un filtro tra le schifezze del quartiere (e vi assicuro che qui negli anni ’80 l’eroina girava a pacchi…) e della tv e i valori sani. Senza la mia famiglia non sarei laureato, non avrei i valori che ho e il senso critico che ho. E badate che non sono un ragazzo modello, ho finito il liceo in 7 anni e l’università in 8.
    Ho giocato per strada qui nel quartiere, ho fatto a pugni, visto gente bucarsi, rubare motorini, fare risse, ubriacarsi.
    Ma io avevo altri esempi e i miei genitori mi indicavano quelli da seguire: gli insegnanti, gli educatori etc.
    Eppure non sono mai stati ultra-apprensivi, ma allo stesso tempo hanno cresciuto un ragazzo diverso dagli altri: emarginato?
    Certo!
    E con orgoglio, perchè il mio carattere e la mia personalità si sono formati lottando contro l’omologazione.
    Frequentavo il liceo più fighetto della città ed ero un proletario, venivo da un quartiere pessimo e non vestivo alla moda. Ho sofferto? Sì, ma avevo i miei genitori che mi spiegavano perchè vestire alla moda non è indispensabile, perchè le cose guadagnate sono meglio di quelle rubate. Oggi se ho le spalle larghe lo devo al confronto con la vita di strada e con quella dei fighetti: tra le due ho trovato la mia via. E come me ne conosco tanti. Percià care mamme e cari genitori, non smettete mai di crederci, anche se fare il genitore è molto, molto difficile.

  20. Raffaele Della Rosa 16 Mag 2008 at 00:31 #

    Grazie a Emanuele. Un trentenne (giovane non vuol mica dire lattante) che ha detto cose che io tante volte non ho il coraggio di dire agli adulti. Eh sì perchè io non ho figli…ed allora sono oggetto insieme di compassione e di tantissima invidia.Ma anche di censura. “Tu che ne sai dei ragazzi d’oggi?? ” ed io che dei ragazzi di oggi (ma anche di quelli di ieri non so moltissimo) zitto.

    Il fatto è che
    1) fare il genitore credo sia sempre stato difficilissimo. Oggi non credo lo sia di più, se non per il fatto che il modo in cui uno lo fa è considerato sindacabile in primis dai figli e poi dal resto della società.
    2)Le responsabilità pesano e nessuno se le vuole assumere. Che ci sia la televisione e che, più nel male che nel bene, la tv abbia un peso nell’orientare i consumi nella società dei consumi, era cosa nota anche un bel po’ di tempo prima che certe signore e signori decidessero di diventare mamme e babbi. A parte i genitori bambini la gente dovrebbbe sapere cosa succede quando in casa arriva un nuovo telespettatore, una nuova telespettatrice.
    A 9 anni ho avuto in dono una Comet Bencini….in un paese dove la fotocamera era ancora un attrezzo poco diffuso…la fotocamera è sempre meglio di una consolle di videogiochi…che poi il pupo se aveste dei vicini che posseggono una Ferrari ciascuno, la vorrebbe anche lui….beh normale…meno normale è che qualcuno gliela compri, pur pensando che sia sbagliato…insomma assumersi delle responsabilità è talmente scomodo che perfino il Capo ha chiesto l’aiuto di dio e di Veltroni….figuriamoci noi poveri mortali 🙂 😉

  21. Annalisa Melandri 16 Mag 2008 at 00:33 #

    “Perciò care mamme e cari genitori, non smettete mai di crederci, anche se fare il genitore è molto, molto difficile…”
    Grazie Emanuele. Ci provo ogni giorno a non smettere di crederci, è molto difficile è vero, in alcune situazioni soprattutto lo è molto ma molto di più, ma è vero, mai smettere di crederci.

  22. Celia 19 Mag 2008 at 17:50 #

    Grazie Emanuele per il tuo racconto.
    Vedo che siamo coetanei ma capisco benissimo Annalisa.
    Bisogna tirare fuori tanti “NO” con la dovuta spiegazione che certamente subito non capiranno ma poi sì come ho fatto io e come abbiamo fagtto in tanti della ns.generazione.
    Il problema è che non so sembra essere diventato un peso di dire dei no ai figli…almeno questo è quello che ho notato e non parlo per esperienza visto che non sono ancora mamma.
    Sembra che le “bizze” dei figli al giorno d’oggi non si vogliano e quindi come soluzione ultima mamma e papà hanno adottato il sistema dei “sì” all’infinito crescendo poi dei figli che come conseguenza saranno superficiali ed egoisti.
    Questa è la mia impressione e paura.

    x Annalisa:
    continua così con le tue macchinette usa e getta, da grande capirà il bene che li vuoi.
    Certo ora si sentirà un pò emarginato per non avere le cose che hanno gli altri ma credo che in futuro ti ringrazierà come ho fatto io con i miei “odiati” genitori che mi dicevano sempre “se non si può, non si può”!
    🙂

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