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Brasile: a due mesi dalle proteste Dilma Rousseff comincia a recuperare

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Cosa resta delle proteste brasiliane di giugno nel panorama politico in vista delle presidenziali 2014? A basarsi sui sondaggi politici il riflusso è già cominciato e il PT continua ad essere la forza politica più solida del paese. L’attuale presidente, Dilma Rousseff, che aveva goduto a lungo di grande stima popolare, aveva visto crollare la propria aspettativa di voto da un altissimo 57% al 30%. Secondo l’ultimo sondaggio Datafolha è già risalita al 36%.

Non è più la posizione di favoritissima attribuitale a lungo, ma è ancora in condizione di portare a casa la partita, magari al ballottaggio e confermarsi presidente. Ciò soprattutto perché il principale candidato in pectore delle destre, Aécio Neves del PSDB che fu di Fernando Henrique Cardoso, non ha beneficiato affatto di quanto accaduto in favor di telecamera durante la Coppa Intercontinentale di calcio, con il mainstream che vaticinava la fine del progressismo in Brasile. Se a giugno il candidato delle destre era accreditato del 17% oggi langue al 13%. Anche l’altra figura delle destre, José Serra, battuto da Lula nel 2002 e da Dilma nel 2010, non viene accreditato di un possibile ballottaggio.

Stanti così le cose il ballottaggio sarebbe allora tra Dilma e l’ambientalista (senza partito e dai toni un po’ messianici) Marina Silva che nel 2010 ottenne il 20% dei voti e che ora è accreditata del 26% dei voti. Per il momento però Marina ha il grattacapo del mettere insieme entro ottobre le 500.000 firme necessarie per registrare il suo partito personale, battezzato Rete Sostenibile. Probabilmente ci riuscirà e anche in Brasile (come succederà in Cile) avremo una sfida tra due donne, in questo caso entrambe di sinistra.

Da questi dati si evince che il negletto Partito dei Lavoratori, resta l’unica forza politica solida e strutturata sul territorio. Dilma ha annunciato che dalla nuova legge sugli idrocarburi, anche per effetto delle proteste, verranno le risorse per raddoppiare il PIL dedicato all’educazione portandolo al 10%. E il PT ha sempre in riserva Lula da Silva, l’unico che, per popolarità, per tornare al Palácio do Planalto, non dovrebbe neanche passare dal ballottaggio.

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