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Lo storico Luciano Canfora: “Rivalutazioni striscianti da bloccare subito”. il suo commento alle affermazioni di Alemanno sul fascismo modernizzatore

Dal Corriere della Sera:

«Rivalutazioni striscianti da bloccare subito»

Data di pubblicazione: 12.05.2008

Autore: Guerzoni, Monica

Nell’intervista a Luciano Canfora il commento alle affermazioni sul fascismo “modernizzatore”. Dal Corriere della Sera, 12 maggio 2008 (m.p.g.)

Avrà pure prosciugato le paludi e realizzato il quartiere del-l’Eur, ma non si può affermare che il fascismo abbia modernizzato l’Italia. E bisogna andarci cauti con le «rivalutazioni striscianti» avverte Luciano Canfora — storico e saggista — perché se si legge la storia restando alla superficie si rischia, via via, di «mettere in pericolo l’architrave della Repubblica».
Il Ventennio «fondamentale» per la modernizzazione. Concorda con Alemanno, professore?
«Posso fare una premessa?».
Prego.
«L’autoproclamazione del sindaco, che dice di non essere fascista, vale fino a un certo punto. Può darsi anche che si sia pentito, ma una persona adulta non cambia repentinamente i propri convincimenti profondi. Rispettiamo l’autoconversione, però conserviamo un punto interrogativo sulla sua profondità».
Alemanno superficiale?
«La conferma della superficialità è proprio nella sostanziale rivalutazione del bilancio positivo del fascismo. Ricordo che nei primi anni ’90 Berlusconi e Fini tracciarono un bilancio positivo del fascismo fino alle leggi razziali del ’38. È una frase buffa, perché il fascismo sin dal ’19 proclamò di essere razzista. Un dato che non può essere camuffato».
Però Alemanno parla solo della modernizzazione. Secondo lei non ci fu?
«Il sindaco riecheggia notizie prese di qua e di là. Gli storici dicono che negli anni ’30 l’intera Europa vide un processo di modernizzazione, connessa al grande sviluppo industriale e al capitalismo maturo. Si sarebbe prodotto comunque, indipendentemente dal regime politico».
Mussolini prosciugò le paludi, fece edificare l’Eur e realizzare le infrastrutture.
«Anche Cesare aveva pensato modifiche di quel tipo. Fa parte dell’esercizio del potere dare corpo a un piano di lavori pubblici in un’epoca di relativa pace, ma non può essere il biglietto da visita di un regime. C’è un campo in cui è doverosa l’osservazione critica e cioè i fortissimi passi indietro dal punto di vista del principio di rappresentanza. L’Italia fascista fu imbrigliata nel corporativismo e le donne ottennero il diritto di voto solo dopo la Liberazione».
Non avrà paura che si torni ai figli della lupa, al sabato fascista, al salto nei cerchi di fuoco…
«In quegli aspetti c’è una forma supplementare di equivoco. Nessuno è contrario all’educazione completa, anche fisica. Ma nel caso del fascismo, con cose tipo libro e moschetto, si fece un uso distorto del culto del corpo e della violenza».
Nulla da rivalutare, dunque?
«Questo tipo di rivalutazione strisciante è nell’aria e bisogna stare attenti ai manuali per le scuole, dove prima o poi qualcuno comincerà a infilare questi concetti. Noi abbiamo una Costituzione scritta che discende direttamente dalla Resistenza e dalla lotta di liberazione, attenti a non mettere in pericolo l’architrave della nostra Repubblica».

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