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Querelare l’audience

La cosa buffa della baraonda che si è creata in questi giorni, tra accuse, indignazioni bipartizan e non, minacce di azioni politiche, valzer di poltrone, querele e consuete pecorine prego-si-accomodi-pure, talmente prevedibili da non destare nessun scalpore, è che Marco Travaglio quelle stesse cose, in TV, le aveva già dette su La7, il 4 maggio 2008, ospite di Crozza Italia (dal minuto 01:40 al 01:50).

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Non è la stessa cosa, ovvio. La7 non è un servizio pubblico e poi Crozza va in seconda serata. Chi vuoi che lo veda. Perché il problema, è chiaro, non è il contenuto delle frasi di Travaglio. Non è quel tono da narciso sbruffone che interferisce col taglio documentale che un giornalista dovrebbe sempre mantenere (da Crozza, Travaglio parla come un comico, canticchiando a ritmo di Il cielo è sempre più blu). Non c’entra neanche il mezzo in sé: La7, pubblica o privata che sia, è pur sempre una TV. Il vero problema è l’utenza. Fazio va in prima serata sabato e domenica, anche con un discreto share. Siamo di fronte a un caso di querela all’audience.

La preoccupazione, evidentemente, era impedire che qualche ignaro telespettatore per sbaglio sintonizzato su RAI 3 potesse prendere quelle parole per vere. Meglio subito attaccare, urlare allo scandalo e al linciaggio mediatico comunista.
Ma in verità credo che l’unico risultato ottenuto dal centrodestra (e dal PD. Thanks Anna, we love you) sia stato quello di rafforzare una posizione già solida. Basta guardarsi in giro per vedere che a difendere Travaglio sono sempre gli stessi. Non si sono aggiunte posizioni nuove o diverse. Questo perché quel popolino che compone una grossa fetta di elettorato di destra non guarda Fazio, legge poco i giornali e se proprio vuole tenersi aggiornato segue il TGCOM. Le speranze di guarigione sono affidate a Le iene e Striscia la notizia. Ecco, sarebbe stato curioso vedere Travaglio dire le stesse cose da Ricci. Così invece rischiamo di suonarcela sempre gli stessi.

Certo che Travaglio è ormai una presenza assidua di programmi, blog, spettacoli “comici” o “satirici”. Luttazzi, Guzzanti, Fazio, Crozza, Dandini, Grillo: li sta collezionando tutti. Nell’album di figurine, gli mancano solo Zelig e il Bagaglino (e speriamo non arrivino mai). Quando l’informazione si ammala, la satira si veste da infermiera.

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