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Il Corriere della Sera condannato: aveva diffamato la presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner

225px-Cristinakirchnermensaje2010A volte c’è un giudice a Berlino. Il “Corriere della Sera” è stato condannato per diffamazione nei confronti della presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner. In un articolo del 2008 il quotidiano milanese aveva creato ad arte un danno d’immagine alla presidente attribuendole in maniera strumentale un fantomatico shopping nel centro di Roma dove si trovava per il vertice FAO sulla fame. Peccato che Cristina non era ancora arrivata nella capitale italiana.

La costruzione della nota (che non sembra più disponibile in Rete) era di quelle che questo sito ha contestato centinaia di volte: falsa, tendenziosa, offensiva, irridente, intrisa di pregiudizi antilatinoamericani, diffamatoria verso chi sta cercando di risollevare un continente dal disastro imposto dall’Occidente con il neoliberismo e che viene messo alla berlina proprio perché osa criticare le imposizioni dell’FMI. L’articolo, si legge nella sentenza, fomentava con malizia l’idea falsa di cinismo della presidente, impegnata nello shopping compulsivo di gioielli e altri prodotti di lusso: “Fame nel mondo e dolce vita” s’intitolava l’articolo dall’evidente fine denigratorio. L’articolo fu utilizzato anche dalla stampa argentina per attaccare la presidente e in particolare dal giornale di destra La Nación con il quale il Corriere ha un accordo di collaborazione che molte volte ha comportato la diffamazione di dirigenti politici latinoamericani. Il Corriere della Sera, come buona parte del sistema mediatico monopolista italiano, ha molti conti in sospeso contro il governo democratico argentino e si è inoltre espresso apertamente contro i processi per violazioni di diritti umani e la condanna di torturatori, assassini e ladri di bambini del regime civico-militare argentino resi possibili dall’annullamento delle leggi per l’impunità volute dal regime neoliberale e cancellate da Néstor Kirchner.

Subito dopo l’articolo diffamatorio fu chiaro l’abbaglio ma il Corriere, sollecitato, rifiutò di rettificare. Era ampiamente dimostrato che Cristina Fernández non era neanche a Roma il giorno in cui il Corriere della Sera le attribuiva un dettagliato giro in alcuni dei più lussuosi negozi romani terminata in una costosa cena privata. Vi sarebbe giunta, per la prima volta in vita sua, solo 48 ore dopo. Lo scorso 29 novembre Cristina Fernández ha testimoniato davanti ai giudici romani dettagliando il suo soggiorno che non lasciò alcuno spazio ad attività private. Tutto era inventato e tutto tendenzioso per mostrare una presidente intenta in attività frivole e dispendiose al posto di una conferenza sulla fame nel mondo. Ieri la sentenza contro il Corriere della Sera, nella persona della giornalista Fiaschetti e del direttore dell’epoca Paolo Mieli.

Come è accaduto in centinaia di casi nei confronti di dirigenti politici latinoamericani, e come questo sito ha cercato di documentare da anni, la nostra stampa mainstream si sente in diritto di diffamarli impunemente andando molto oltre le legittime differenze politiche per scadere nella diffamazione, nella ridicolizzazione o nell’aperta calunnia. L’Ambasciata argentina a Roma aveva chiesto una rettifica rispetto all’articolo in questione senza che il quotidiano italiano si degnasse di rispondere. «Mi sarebbe bastato -ha commentato Cristina- che avessero ammesso di essersi sbagliati. Non mi hanno degnato di una parola». Nel caso di Cristina Kirchner alla diffamazione politica si aggiunge la denigrazione maschilista. In quanto donna lo strumento per attaccarla è attribuirle continuamente comportamenti frivoli arrivando addirittura a rimproverarne l’avvenenza.

Per chi scrive e per questo sito sentenze come questa sono importantissime e testimoniano quanto necessario sia il lavoro che da anni conduciamo per un’informazione leale sull’America latina integrazionista. L’intera somma del risarcimento, 41.000 Euro, sarà donata all’ospedale pediatrico della Città de La Plata.

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