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Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

yoani-300x225Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita?

Ci sono poche cose insopportabili più del “come volevasi dimostrare”. Eppure… Già lo scorso 5 aprile avevo avvisato (dissociandomene senza malintesi possibili) dell’atto di ripudio contro Yoani Sánchez, puntualmente verificatosi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Avevo ingenuamente offerto in alternativa la mia disponibilità a tenere a Perugia un seminario universitario sulla figura dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, che studio da molti anni e sul quale ritengo di aver molto da dire, sulla recente campagna elettorale, che ho vissuto in prima persona a Caracas, su Nicolás Maduro, che ho avuto occasione di conoscere proprio nel mio ultimo viaggio, magari arricchendolo con le mille conversazioni con amici cubani sulle difficili riforme nell’isola. Cose complesse, non contenibili in slogan, come non è contenibile in slogan lo iato tra la storia della Cuba di oggi, pienamente parte del processo integrazionista latinoamericano e quella dei vetero-procubani a prescindere. Questi pretenderebbero che Cuba non cambiasse mai in un revanscismo uguale e contrario a quello dei banditi amici di Yoani che stanno a Miami. La differenza è che i primi sono innocui e a Yoani fanno gioco permettendole di passare da vittima. I secondi sono pericolosissimi come testimoniò il caso di Fabio di Celmo, l’italiano assassinato a Cuba e per l’assassino del quale nessun governo italiano si è mai degnato di chiedere l’estradizione.

Hanno preferito cancellare il seminario. Smaniavano per l’atto di ripudio, che noia un’occasione di condivisione di conoscenza. E così si sono fatti il loro spettacolino retrò a base di “yankee go home” offrendo un pessimo servizio innanzitutto alla Rivoluzione cubana, che può fare a meno di tali pasdaran che ne umiliano la complessità e le persistenti ragioni per riproporre una stantia contrapposizione frontale dalla quale Cuba in ogni modo tenta di sfuggire e che riesce perfino a far fare bella figura ad un personaggio opaco come Yoani Sánchez. Io ovviamente ero già lontano da Perugia, nonostante qualche disinformatore antilatinoamericano abbia provato diffamatoriamente a chiamarmi in causa.

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita? Neanche l’ultimo dei miei studenti in scienze della comunicazione sarebbe stato così grossolano come i contestatori di Yoani. Neanche il più dogmatico dei difensori cubani della rivoluzione poteva pensare che fosse utile a quella causa il solo fumo del sospetto di voler mettere a tacere Yoani. Chi ha dato il passaporto a Yoani se non il governo cubano? Anche induttivamente come vi salta in mente di impedirle di parlare? Bisognerebbe essere addentro a certi dibattiti, alle sofferte riflessioni di un Abel Prieto e di decine di intellettuali cubani sulla voglia di aprire, di liberare, anche il sistema mediatico e il dramma delle difficoltà di farlo rispetto ad un nemico che resta pericolosissimo.

Rispetto alla cappa oppressiva della disinformazione e della propaganda mainstream contro il grande continente progressista, che contributo credevano di dare i protagonisti della gazzarra della Sala de’ Notari? Rispetto alla verità su quella Yoani che Ruggero Po di Radio Rai chiama “Olgiata Habanera”, la ricca signora che fa la dissidente negandosi al telefono e facendo rispondere dalla cameriera credono di avere aggiunto qualcosa? È così che pensate di diffondere informazione contro-egemonica? Sarà il destino cinico e baro il responsabile del fatto che le vostre istanze siano del tutto marginali?

Risultano -e chiudo- particolarmente tristi ed irricevibili le critiche al Festival Internazionale del Giornalismo e ad Arianna Ciccone. Non è forse la rassegna perugina ad aver rotto lo scorso anno il neo-maccartismo italiano contro Gianni Minà che ho potuto intervistare nella bella cornice del Teatro del Pavone facendone uno degli eventi chiave del Festival 2012? Arianna Ciccone andava bene lo scorso anno e invece è una nemica del popolo quest’anno? Ma per favore!

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6 Responses to Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

  1. malcolm 1 mag 2013 at 01:58 #

    Ma io non ci vedo niente di male nel contestare una persona chiaramente al soldo degli USA. Vedo che già in un’ altro articolo lei carotenuto ha criticato le proteste anche veementi contro la sanchez.secondo me se una persona getta fango in malafede è giusto criticarla: cos’è allora i precari non dovevano contestare Brunetta alle conferenze e agli incontri pubblici quando propugnava maacelleria sociale perchè se no diventava un martire e i contestatori i cattivi? Questa è lotta sociale e ognuno la combatte coi propri mezzi, se gli intellettuali come lei usano la parola scritta, la gente normale dovrà pur fare la sua parte a proprio modo, o no? cordiali saluti

  2. Paolo Rossignoli 2 mag 2013 at 08:49 #

    Caro Gennaro, condivido il post di malcolm, ognuno contesta con gli strumenti che si ritrova.
    L’azione si è resa quasi necessaria, visto che ad un “festival del giornalismo” viene invitata una “falsa giornalista”, senza porre nessun contradditorio alle sue menzonie e meschinità, cose che contribuiscono,insieme ad altre mille, a giustificare il seguire di un criminale bloqueo nei confronti di Cuba.
    Necessario inoltre, perchè nessun giornalista si sarebbe esposto, nel “tempio” del giornalismo italiano, non dico nel difendere la Rivoluzione cubana, ma nemmeno nel criticare l’invito ad una falsa giornalista e tanto meno chiederle di fare chiarimento sulla falsa intervista ad Obama.
    Conosciamo entrambi molto bene quanto sia, l’ordine dei giornalisti, una sorta di setta incriticabile e intoccabile…
    un abbraccio

  3. Eliobonomi 2 mag 2013 at 10:57 #

    Come non condividere quanto scritto da Gennaro Carotenuto? Con l’infantilismo politico continueremo a farci solo del male, i successi e le problematiche della Revoluciòn ed i difficili cambiamenti in atto vanno analizzati profondamente se veramente vogliamo aiutare l’isola che resiste a continuare la sua battaglia per l’indipendenza e la definitiva liberazione del continente latinoamericano.

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