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Il disastro dei Marò e l’Italia che non capisce di essere insignificante

MaroLa catastrofe diplomatica sui due fucilieri di Marina (a questo punto vittime di una vicenda più grande di loro) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, rimandati precipitosamente indietro dopo aver millantato che non dovessero più tornare nel paese dove devono rispondere dell’accusa di omicidio, sancisce la definitiva retrocessione dell’Italia nella serie B della politica internazionale di un mondo dove ormai siamo del tutto marginali. Presunzione, pressapochismo, colonialismo mentale che diventa razzismo strisciante, il cantarsela e suonarsela autoconvincendosi di avere ragione come se le balle che politici e giornalisti italiani raccontano tutti giorni all’opinione pubblica contassero qualcosa al di fuori dei nostri ristrettissimi confini, testimoniano di un paese che non è solo allo sbando ma è anche incapace di prendere atto del suo posto nel mondo.

Speriamo -poco- che questa batosta terribile del dover rimandare indietro i due marinai, dopo aver giurato e spergiurato che a buon diritto dovevano restare in Italia giustificando così la violazione di un impegno preciso preso col governo Singh, serva da lezione. Se invece di pretendere di rappresentare una realtà virtuale avessimo preso atto dell’accaduto e delle nostre responsabilità, se avessimo avuto davvero rispetto per le vittime e per le sorti dei nostri soldati, saremmo oggi in una situazione completamente diversa. Per un anno non ci ha sfiorato neanche per la testa l’idea che un fatto grave, penalmente rilevante accaduto in un paese del sud del mondo potesse comportare una sanzione. Fatte salve le differenze del caso (che ci sono) è come quando un nostro pedofilo viene arrestato a stuprare bambini in Brasile o in Thailandia. Immediatamente, per la nostra stampa, questo diventa un buon padre di famiglia da difendere da corrotti giudici terzomondisti che, per corruzione o malanimo, se la prendono proprio con lui.

Se non avessimo avuto il pregiudizio d’aver ragione in quanto italiani, una cosa ben  diversa dalla presunzione d’innocenza, se non avessimo trasposto al contesto internazionale la logica berlusconiana di difendersi dai processi e non nei processi, avremmo potuto puntare su una difesa legale che puntasse sulla preterintenzionalità, sul malaugurato incidente e forse avremmo ottenuto una condanna mite, magari da scontare in parte in Italia. Non siamo gli Stati Uniti, puoi fare il prepotente se te lo puoi permettere. Adesso, per la nostra tenebrosa imperizia, i due marinai rischiano davvero di pagare un prezzo abnorme.

Il corpo diplomatico, ultimo ridotto della nostra aristocrazia di sangue, esce con le ossa rotte. Il Ministro Terzi di Santagata, esponente di tale élite, è riuscito ad offendere e a metterci contro l’opinione pubblica di un paese di un miliardo d’abitanti e ha coperto di ridicolo la nostra diplomazia e il paese tutto. Anche le potenze di serie B possono avere la loro dignità ma l’Italia esce da questa vicenda senza onore. Sarà bene chiedere le dimissioni di questo avventizio della diplomazia, anche fossero cinque minuti prima di quelle del governo Monti.