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Un ersatz – l’editoriale di Horacio Verbitsky di oggi su Papa Francesco

pagina12_2628963-240È molto importante l’editoriale di oggi di Página12 firmato Horacio Verbitsky che torna ad accusare Papa Bergoglio. Lo pubblico di seguito in traduzione e invito a leggere. Sulla questione Verbitsky/Bergoglio non ho un giudizio definito. Ho maturato negli anni un grande rispetto professionale per Horacio Verbitski, che ho conosciuto superficialmente, e che accusa Bergoglio, come ne ho molto per Adolfo Pérez Esquivel, il premio Nobel, che conosco bene, che invece oggi lo difende ma otto anni fa lo accusava.

Dopo aver per primo in Italia denunciato la bufala della foto del puerile partito “Bergoglio=demonio” mi sembra che oggi il dovere informativo sia dare spazio a critici seri come Verbitsky che sono oramai schiacciati dalla corazzata informativa del mainstream per delegittimare ogni voce critica sul nuovo pontefice. Ieri in diretta a Radio3 ho ritenuto di correggere chi (ritengo in totale buona fede) aveva affermato che i due gesuiti Yorio e Jalics fossero ancora attualmente desaparecidos, un’informazione che critici frivoli del nuovo papa stanno facendo girare senza alcuna serietà. Se un sequestro di cinque mesi non è affar da poco, non si può confondere questo con l’assassinio e la sparizione. Von Wernich assassinava, Primatesta o Tortolo erano mandanti di crimini contro l’umanità ma, fino a prova contraria, non c’è alcuna evidenza di morti a causa di denunce o altre azioni di Jorge Bergoglio.

Più di ciò va però affermato che il dibattito sullo sterminio in Argentina e sul ruolo della chiesa cattolica è troppo importante perché venga edulcorato dalla ragione di Stato dell’elezione di un alto prelato di quella chiesa al soglio pontificio. È uno dei timori di Verbitsky nell’editoriale in questione.

Oggi il Corriere della Sera ha schierato a difesa del papa Rocco Cotroneo. Come sanno i lettori di questo sito, è un personaggio delegittimato in molti sensi ma soprattutto dal fatto di dichiararsi pubblicamente contrario ai processi contro torturatori, assassini, ladri di bambini e quindi per l’impunità per le violazioni di diritti umani. Questo è il livello del nostro mainstream. L’intervento in merito del capo ufficio stampa del Vaticano, Padre Lombardi, configura poi l’imposizione di una verità unica da “pensiero unico” che semplicemente criminalizzi il dubbio e cancelli ogni spazio di discussione non solo e non tanto sulle responsabilità del singolo, Jorge Bergoglio, ma di tutta la chiesa cattolica argentina (gc).

tr. it. di Carla Mannocchi, l’originale qui

Tra le centinaia di telefonate ed e-mail ricevute, ne scelgo una. “Non ci posso credere. Sono così sconvolta e tanta è la rabbia, che non so cosa fare. Ha ottenuto quello che voleva. Sto vedendo Orlando [Yorio, uno dei due sacerdoti sequestrati, deceduto nel 2000] nella sala da pranzo di casa, qualche anno fa, mentre dice “vuole diventare papa”. E’ la persona giusta per nascondere il marciume. E’ esperto nell’occultare. Il mio telefono continua a squillare, Fito mi ha chiamato piangendo” L’email è firmato da Graciela Yorio, sorella del sacerdote Yorio Orlando, che ha denunciato Bergoglio come responsabile del suo rapimento e delle torture che subì per cinque mesi del 1976. Il Fito che l’ha chiamata piangendo è lo sconsolato Adolfo Yorio, altro fratello. Hanno dedicato molti anni della loro vita nel continuare a sostenere le accuse di Orlando, teologo e sacerdote del terzomondo [i sacerdoti aderenti alla teologia della liberazione che hanno pagato con decine di desaparecidos], morto nel 2000 con l’incubo di quello che ieri si è avverato. Tre anni prima, l’incubo [Bergoglio] era stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires, e questo preannunciava il resto.

Orlando Yorio non ha potuto conoscere la dichiarazione di Bergoglio dinanzi al Tribunale Federale 5. Lì disse di aver appena saputo dell’esistenza di bambini appropriati dai militari alla fine dittatura. Ma il Tribunale Federale 6, che ha giudicato l’appropriazione sistematica dei bambini dei desaparecidos, ha ricevuto documenti che provano che già dal 1979 Bergoglio sapeva ed è intervenuto almeno in un caso su richiesta del superiore generale dei gesuiti di allora, Pedro Arrupe. Dopo aver sentito il racconto dei familiari di Elena de la Cuadra [al suo caso ci riferiamo qui], rapita nel 1977, al quinto mese di gravidanza, Bergoglio consegnò loro una lettera per il vescovo ausiliare di La Plata, Mario Picchi, chiedendogli di intercedere presso il governo militare. Picchi scoprì che Elena aveva dato alla luce una bambina, che è stata regalata ad un’altra famiglia. “Ce l’ha una coppia a posto e non si può tornare indietro”, disse alla famiglia.

Nelle dichiarazioni scritte nella causa della ESMA, per il sequestro di Yorio e del gesuita Francisco Jalics, Bergoglio disse che non esistevano documenti sui desaparecidos nell’Archivio Episcopale. Ma il suo successore e attuale Presidente, José Arancedo, spedì al Giudice Martina Forns una copia del documento che ho pubblicato qui, riguardante l’incontro tra il dittatore Videla ed i Vescovi Raul Primatesta, Juan Aramburu e Vicente Zazpe, nel quale dialogarono con estrema franchezza sul dire o non dire che i detenuti scomparsi erano stati assassinati, perché Videla voleva proteggere chi li aveva uccisi. Nel suo classico libro “Chiesa e Dittatura”, Emilio Mignone ha citato Bergoglio come esempio dei “pastori che consegnano le loro pecore senza difenderle né salvarle”. Bergoglio mi raccontò che in una delle sue prima messe da arcivescovo avvistò Mignone e tentò di avvicinarlo per dargli delle spiegazioni ma il presidente fondatore del CELS alzò la mano per indicargli di non avanzare.

Non sono sicuro che Bergoglio sia stato scelto per coprire il marciume che ha ridotto all’impotenza Joseph Ratzinger. Le lotte interne della curia romana seguono una logica così tanto imperscrutabile che si potrebbe sostenere che i fatti più oscuri sono da attribuire allo spirito santo, sia le operazioni finanziarie per le quali la Banca del Vaticano è stata esclusa dal clearing internazionale perché non compie con le regole imposte per controllare il riciclaggio del denaro sporco, sia per le pratiche pedofile in quasi tutti i paesi del mondo, che Ratzinger nascose dai tempi del Sant’Uffizio e per le quali ha chiesto scusa come Pontefice. Nemmeno mi sorprenderebbe se Bergoglio, pennello in mano e scarpe usurate, intraprendesse una crociata moralistica per sbiancare i sepolcri apostolici.

Ma quello che so di certo è che il nuovo vescovo di Roma sarà un “ersatz”, la parola tedesca alla quale nessuna traduzione fa onore, un surrogato di qualità inferiore come l’acqua mischiata alla farina che le madri indigenti usano per ingannare la fame dei loro figli. Il teologo brasiliano della liberazione Leonardo Boff, che Ratzinger escluse dall’istruzione e il sacerdozio, sperava che venisse eletto il francescano dagli antenati irlandesi Sean O’Malley, che sostiene la diocesi di Boston, che ha dichiarato fallimento per le troppe indennizzazioni pagate ai bambini abusati dai preti. “E’ una persona molto legata ai poveri perché ha lavorato per molto tempo in America Latina e nei Caraibi, sempre in mezzo ai poveri. E’ il segno che può essere un Papa diverso, il Papa di una nuova tradizione” ha scritto il sacerdote. Ma nella sedia apostolica non siederà un vero francescano ma un gesuita che si farà chiamare Francesco, come il poverello di Assisi. Un’amica argentina mi scrive agitata da Berlino che per i tedeschi, che non conoscono la sua storia, il nuovo Papa è terzomondista. Che grande confusione.

La sua biografia è quella di un populista conservatore, come lo furono Pio XII e Giovanni Paolo II: inflessibili nelle questioni della dottrina ma con un’apertura verso il Mondo e soprattutto verso le masse espropriate. Quando celebrerà la sua prima messa in una strada di Trastevere o nella stazione Termini di Roma e parlerà delle persone sfruttate e prostituite dai potenti insensibili che chiudono il loro cuore a Cristo; quando i giornalisti amici racconteranno che ha viaggiato in autobus o nella metropolitana; quando i fedeli ascolteranno le sue omelie recitate con le gesta di un attore e nelle quali le parabole bibliche si fondono con la parola semplice del Popolo, ci sarà chi andrà in delirio per il tanto sognato rinnovamento della Chiesa. Nei tre lustri che l’hanno visto a capo dell’Arcidiocesi di Buenos Aires ha fatto tutto questo e più di questo. Ma al contempo ha cercato di radunare l’opposizione contro il primo Governo che ha adottato una politica favorevole ai settori che tanto gli stanno a cuore e ha accusato il Governo di essere cristallizzato e conflittuale perché ha dovuto combattere con le instancabili accuse che gli venivano mosse.

Ora potrà farlo in altra scala, che non vuol dire che dimenticherà l’Argentina. Se Pacelli ha ricevuto i fondi dell’intelligence americana per puntellare la democrazia cristiana ed impedire la vittoria comunista delle prime elezioni del dopoguerra e se Wojtyla è stato l’ariete che ha aperto il primo buco nel muro europeo, il Papa argentino potrà compiere lo stesso ruolo su scala latinoamericana. La sua passata militanza nella Guardia di Ferro, il fare populista che non ha dimenticato e con il quale potrebbe persino adottare cause storiche come quella delle Malvinas/Falkland, gli permettono di sfidare la guida di questo processo, per apostrofare gli sfruttatori e predicare mitezza agli sfruttati.

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