giovedì 02 settembre 2010, 18:54

Eroi: c’era Vittorio Mangano a Salò?

Il Paese si divide fra la venerazione di un cadavere siliconato (ha la barba: non è Alba Parietti) e la venerazione di Beppe Grillo, mentre governanti e giornalisti scoprono che è il 25 aprile: ohhh, è il 25 aprile, dicono, basta denigrarlo. Basta? Risatina del pubblico di Buona Domenica. Ma se abbiamo appena cominciato. Dateci il tempo di riscrivere la storia. Magari lo fa Ciarrapico. Perché, l’ha detto oggi Berlusconi, bisogna capire Salò. Facciamone un dibattito in studio, modera Giletti. Bisogna capire Salò? Dipende: fra gli eroi di Salò c’era anche Vittorio Mangano?

Venerare il cadavere no, ma del secondo V-day di Grillo condivido alcune cose, anche se non vado in giro con lo sguardo perso nel vuoto mormorando i nostri dipendenti i nostri dipendenti.

Primo: l’ordine dei giornalisti che non sa espellere Betulla va abolito, nessun dubbio. Secondo: la legge Gasparri è un mostro e va cancellata al più presto, anche se cancellarla non servirà a restituire una informazione libera. Chi l’ha scritta è al governo e mai ha dimostrato di sapersi migliorare. Dunque ne farà un’altra, peggiore (Aboliremo anche quella, se sarà ancora possibile raccogliere firme nelle piazze).

Terzo: sono perplesso sull’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Non si possono mettere sullo stesso piano Il Manifesto e Il Campanile di Mastella. Non si può eliminare il finanziamento sia per giornali d’opinione che vendono e sono distribuiti nelle edicole sia per fogliacci imbrattati che vengono regalati o finiscono al macero. Non sarebbe difficile controllare chi ha davvero diritto al finanziamento e chi no. D’accordo, non controllerà mai nessuno, o controllerà Gasparri, e continueremo a regalare soldi pubblici a cumuli di spazzatura (non quella di Napoli, quella non c’è più). Però il rimedio mi sembra peggiore del male: senza finanziamento pubblico ogni giornale diventa schiavo della pubblicità. E quando sei schiavo di telefonini e automobili, addio inchieste. Senza finanziamento, Il Manifesto scomparirebbe e potremmo scegliere, in edicola, fra Vanity Fair e Oggi. E’ questo che vogliamo?

Titoli del Tg2: potremmo risolvere il problema del finanziamento pubblico con una cordata di imprenditori italiani che salvano l’editoria. O scende in campo Piersilvio. I figli di Berlusconi guidano la cordata. Fine del tg2.

Quarto: non condivido per nulla la scelta della data. Di più: la scelta della data mi indigna. Il 25 aprile è un’altra cosa, grazie.

Ciò che però diverte è il contorno, insalata marcia attorno al piatto V-day: gli imbarazzanti articoli con cui la stampa di regime cerca di denigrare l’uomo Grillo. Il tentativo di Facci sul Giornale (Giuseppe Piero Grillo sessuomane finisce al pronto soccorso, Grillo che perde gli incisivi in una zuffa, Grillo che si fa le basette coi capelli, Grillo che copia Pippo Franco, Grillo che non era quello bravo perché quello bravo era Orlando Portento, Grillo che raccoglie le molliche per impanare la carne) fa quasi più tenerezza che schifo. Ovvio che lo pubblichi Il Giornale. Stupisce invece che un blog che ha fatto la storia del web in Italia, Macchianera, si abbassi a ospitare una simile cialtronata. Ma tant’è. L’articolo su Panorama punta a denigrare il ragioniere Giuseppe Grillo milionario, come se fosse una colpa guadagnare soldi, come se la gente che va agli spettacoli subisse una estorsione. Con sviste colossali come quella di infilare in tasca a Grillo pure i soldi pagati a meetup.com e al suo merchandising. Sì: state assistendo al giornale liberista di Berlusconi che fa la morale a Grillo perché è ricco.

Si sa: se non sei in grado di confutare le idee, cerca di distruggere l’uomo. Almeno fossero in grado di farlo. Invece no, sono solo patetici. Invitiamoli a Porta a Porta a discutere con Castelli così sappiamo che liceo hanno fatto.



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RSS Feed for This Post 3 Commenti

  1. dangp | 25 aprile 2008 22:54 | Rispondi

    Il Manifesto è una cooperativa, non rientra nel quesito referendario e quindi non subirà i tagli dei finanziamenti.

    Quesito referendario

    «Volete voi che siano abrogate
    - la legge 25 febbraio 1987, n. 67, recante “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria” limitatamente all’art. 9 comma 6 il cui testo letterale è il seguente “Alle imprese editrici di quotidiani o periodici che attraverso esplicita menzione riportata in testata risultino essere organi di partiti politici rappresentati in almeno un ramo del parlamento è corrisposto: a) un contributo fisso annuo di importo pari al 30 per cento della media dei costi risultanti dai bilanci degli ultimi due esercizi, inclusi gli ammortamenti e comunque non superiore a 1 miliardo e 500 milioni per i quotidiani e 300 milioni per i periodici;
    b) un contributo variabile calcolato secondo i parametri previsti dal precedente comma quinto per i quotidiani, ridotto ad un sesto, un dodicesimo o un ventiquattresimo rispettivamente per i periodici settimanali, quindicinali o mensili; per i suddetti periodici viene comunque corrisposto un contributo fisso di 200 milioni nel caso di tirature medie superiori alle 10.000 copie.”
    - la legge 7 agosto 1990, n. 250, recante “Provvidenze per l’editoria e riapertura dei termini, a favore delle imprese radiofoniche, per la dichiarazione di rinuncia agli utili di cui all’articolo 9, comma 2, della legge 25 febbraio 1987, n.67, per l’accesso ai benefici di cui all’articolo 11 della legge stessa”
    - la legge 5 agosto 1981, n. 416 recante “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria” limitatamente agli artt. 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 32, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41»

  2. Annalisa Melandri | 25 aprile 2008 23:07 | Rispondi

    Complimenti Antonio…ottima panoramica su un panorama desolante.

  3. Vanamonde | 27 aprile 2008 10:24 | Rispondi

    Condivido quasi tutto quanto è scritto nell’articolo, meno tanta sicurezza sull’abolizione dell’Ordine. Condivido il fatto che è una vergogna la mancata espulsione di Betulla, ma un Ordine che non funziona andrebbe riformato non abolito.
    Abolire l’Ordine significa abolire la figura del giornalista professionista, con tutte le garanzie che questa comporta. Siamo sicuri che la qualità della stampa italiana migliorerebbe? C’è di che dubitarne.

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