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Oscar Giannino, il valore legale del titolo di studio e il trattamento Boffo

La memoria del web difficilmente inganna. Almeno fino alle 4.36 dell’11 febbraio la scheda biografica del candidato premier di “Fare per fermare il declino” recitava: «Oscar Giannino è laureato in giurisprudenza ed economia e ha conseguito il diploma in Corporate Finance e Public Finance presso la University of Chicago Booth School of Business». Non solo non aveva il Master a Chicago ma non era neanche laureato e, essendo perciò un millantatore, si becca per contrappasso il nostro personalissimo #tacimiserabile (che è l’hashtag con il quale Giannino suole apostrofare i nemici del popolo).

Oscar Giannino, il fondamentalista devoto della “mano invisibile del mercato” è anche un fervente sostenitore dell’abolizione del valore legale del titolo di studio. Da ieri sappiamo meglio perché ce l’ha così tanto con chi le lauree se le suda magari nelle decrepite e sottofinanziate università pubbliche del centro-sud Italia. Eppure il suo caso, oggi in prima pagina, lascia  spazio anche per altri dubbi e riflessioni.

Al di là di ciò è evidente che nessuna università seria, né italiana né straniera, possa aver concesso un titolo a Oscar Giannino, un estremista neoliberale dalle poche ma inossidabili certezze che (alcune perle) insultò il presidente democratico della Bolivia, Evo Morales, dandogli del “narcoindio fuori di testa”, che sostenne pubblicamente (come fosse un ultras dell’Hellas Verona) che i problemi di Napoli deve risolverli il Vesuvio, per il quale Fukushima sarebbe stata la prova del nove sulla sicurezza del nucleare e che esercitava il suo volgare machismo contro Ségolène Royal rea di voler rafforzare lo stato sociale francese.

Personaggino discutibile Oscar Giannino; ma due cose vanno dette. Non cessa infatti di causare dubbi lo zelo con il quale il Chicago Boy Luigi Zingales ha scoperto, proprio a cinque giorni dal voto, di non potersi più accompagnare con un personaggio con il quale andava a cena da anni. A pensar male si fa peccato -diceva il divo Giulio- ma come mai, proprio nel momento in cui Fare stava diventando un problema per Berlusconi, soprattutto in Lombardia e Veneto, gli arriva questa (meritata) pugnalata alla schiena?

L’indubbia sinergia tra l’uscita di Zingales e gli interessi de il Giornale e Libero, che si sono tuffati sul caso come ai bei tempi della casa di Montecarlo e del caso Boffo, non rialza la credibilità di giornali che hanno creduto che Ruby fosse la nipote di Moubarak e hanno difeso perfino il Trota Bossi per la sua laurea taroccata in Albania e ora si scandalizzano per un master millantato, così come non rende più decente un economista per il quale il modello pensionistico ideale sarebbe quello instaurato in Cile da Pinochet. No, solidarietà a Giannino no, ma non siamo così ingenui…

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