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Argentina, dopo 40 anni arriva la giustizia per i fucilati di Trelew

Con tre condanne all’ergastolo l’Argentina ha saputo fare giustizia per i 18 fucilati di Trelew. I 18 prigionieri politici, ragazzi e ragazze soprattutto peronisti e montoneros ma anche militanti del marxista PRT e della guerriglia di questo, l’ERP, nell’agosto del 1972 avevano tentato di fuggire dal carcere nell’estremo Sud australe dove erano detenuti. Fallita la fuga (solo in sei giunsero a Santiago dove ottennero l’asilo di Allende), inermi e disarmati, furono messi al muro e fucilati a sangue freddo. Era la prova generale del Terrorismo di Stato che tra il 1976 e il 1978 si portò via i 30.000 desaparecidos nell’ambito del Plan Condor.

Dopo l’annullamento delle leggi d’impunità volute durante la notte neoliberale, l’Argentina di oggi è un modello mondiale nel rispetto dei diritti umani e nella ricostruzione della memoria coniugata con la giustizia. In questo momento almeno 650 repressori stanno scontando le loro pene in carceri comuni e circa 3000 sono processati. Non c’è nessun paese al mondo, dalla Germania per i nazisti, all’Italia con i suoi armadi della vergogna, agli Stati Uniti con i suoi crimini nei cinque continenti, alla Spagna che ha preferito dimenticare i suoi “grandi cimiteri sotto la luna”, al Sud Africa che ha processato ma non sanzionato i crimini dell’Apartheid, che abbia saputo fare quello che sta facendo l’Argentina.

La lotta popolare di decenni di madri, figli, gruppi per i diritti umani, movimenti sociali che in questi 40 anni non hanno mai abbassato la testa nel rivendicare che non c’è democrazia possibile senza giustizia, senza sanzione materiale per i crimini contro l’umanità, rende orgogliosi, pieni di speranza e rende ancora di più quei 30.000 lottatori sociali, assassinati durante la dittatura e cancellati durante il regime neoliberale, il seme e il motore dell’Argentina e dell’America latina futura.

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