Femminicidi: non si ferma la violenza contro le donne
Nei primi tre mesi del 2008 ancora 40 donne sono scomparse a Ciudad Juárez, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti. E’ la punta di un iceberg di violenza che tocca tutto il continente e dove nonostante si legiferi, l’impunità resta costante.
A Ciudad Juárez, un paese di frontiera diventato metropoli troppo in fretta, nel 2008 viene denunciata la sparizione di una donna ogni 50 ore. C’è lavoro a Juárez. C’è lavoro soprattutto per le donne, anche se malpagato e non sicuro, nelle maquilladoras, le industrie simbolo della trasformazione neoliberale della frontiera tra Messico e Stati Uniti. Il 25 febbraio, lo denuncia l’associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa (NHDRC) è scomparsa Hilda Gabriela Rivas Campos. Ha, aveva, 16 anni, una ragazzina.
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Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















Vincenza Perilli | 8 aprile 2008 20:30 | Rispondi
Caro Gennaro,
finalmente sono “utente registrato”!
E posso ringraziarti di tener viva l’attenzione anche sui vari femminicidi che si consumano nel mondo, spesso sotto gli occhi indifferenti di molti/e. Proprio qualche ora fa ho ricevuto da una lista di discussione un documento con dati agghiaccianti rispetto alle violenze che si consumano (soprattutto su donne e bambine) in Darfur …
a presto
v.
foscalontana | 8 aprile 2008 21:14 | Rispondi
In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani, molte sono le voci (prima tra tutte l’Onu)per la creazione di Commissioni nazionali per la protezione dei diritti umani. Amnesty International, ha scritto una lettera indirizzata alle candidate e canditati dell’elezioni del 13 e 14 aprile, affinché assumano l’impegno a tutela dei diritti umani.Sono elencate varie categorie lesive di questi diritti,ma il femminicidio non è menzionato.Fino a quando non assumeremo la visibilità di questo “genocidio” di genere,sarà difficile che esso possa assurgere a figura autonoma di reato, e conseguentemente, avere rilevanza giuridica e processuale. Rilevanza indispensabile per chi invoca giustizia.
Debora | 9 aprile 2008 11:41 | Rispondi
A Ciudad Juarez c’è qualcosa di molto molto losco. Seguii, anni fa, uno splendido reportage su RaiTre e ne rimasi letteralmente choccata. Le ragazze rapite vengono ritrovate, morte, con segni di orribili, insensate e lunghe torture. Qui non si tratta di violenze occasionali in un Paese violento: c’è un’ organizzazione sotto. E coperture ad altissimi livelli.
Raffaele Della Rosa | 9 aprile 2008 14:35 | Rispondi
Per quello che so del Messico, leggendo LA JORNADA sono dello stesso parere di Debora. Com’è che nessun “difensore degli embrioni” si fa avanti ??
Gennaro Carotenuto | 9 aprile 2008 15:21 | Rispondi
No, purtroppo non sono d’accordo con Debora e Raffaele. Puo esserci di tutto, traffico d’organi… ma è illusorio pensare che ci sia una causa (un serial killer, un’organizzazione) eliminata la quale i femminicidi finirebbero. Non è così.
Il 90% dei femminicidi dipende dallo scontro frontale con la modernità neoliberale di una cultura patriarcale e violenta soprattutto verso la donna.
La donna che lavora, che esce di casa, che vuole farsi una birra, che vuole piacersi, che magari vuole far propri modelli televisivi non necessariamente positivi (ma per i quali non merita certo la morte) si scontra, in famiglia o fuori di questa, con la violenza degli uomini che sono impreparati ad accettare questa trasformazione.
Non so se Chiara Calzolaio abbia letto questo articolo ma lei che da anni si occupa di Juárez è mille volte più titolata di me a parlarne. In ogni caso consiglio caldamente il suo saggio sul n. 101 di Latinoamerica.
Credo che l’unica cosa che si possa fare di MOLTO concreto è combattere l’impunità, ma sapendo che anche questa è un sottoprodotto culturale che sarà lento a scomparire.
Annalisa Melandri | 9 aprile 2008 19:01 | Rispondi
Infatti, riporto dall’articolo di Chiara Calzolaio, Latinoamerica n. 101:
“A ciudad Juarez i rappresentanti dell’autorità politica a giudiziaria possono permettersi di dichiarare che le donne uccise erano “giovinette” minori d’età delle quali “non si potrebbe affermare se commerciavano o no con il proprio corpo” o che quelle donne “non uscivano esattamente da messa quando sono state aggredite”. Le cause delle violenze vengono ricercate (e individuate) nella condotta delle donne, nei lavori che fanno, nei luoghi che frequentano, negli orari in cui escono, nei modi in cui scelgono di divertirsi, di vestirsi, di “vivere”. Questo atteggiamento, diffuso in molti settori della società’ è espressione di una reazione conservatrice e misogina rispetto ai profondi mutamenti sociali che sono in atto da decenni.”.