Thursday 09 February 2012, 14:59

Transustanziazione

Se ne sono accorti all’improvviso gli uomini di Veltroni. Quali? Quelli che, se squarci il velo del “siamo il nuovo che avanza“, sono in larghissima parte gli uomini di Prodi, i protagonisti del disastro dell’Unione, il vecchio più vecchio dell’Italia politica. Il 13 e il 14 aprile, sostengono questi campioni della trasparenza, non andremo a votare. Non sono impazziti, no, non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, di una dichiarazione d’astensione. E’ che hanno scoperto l’acqua calda: non andremo a votare – scrive con parole rubate alla teologia cattolica quel miscredente di Paolo Flores d’Arcais su “Micromega” – non lo faremo, perché “andremo a votare con questo sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito «porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà – esso solo – la transustanziazione dei voti in seggi“.

Caspita: transustanziazione! Se lo dici sillabando, fa impressione. Ed è quello che si vuole ottenere: impressionare. Non avendo argomenti per convincere, si cerca di provocare negli elettori di sinistra uno stato d’animo di apprensione e turbamento. Alla legge elettorale naturalmente né il teologo ateo, né altri della sua parrocchia, hanno mai seriamente pensato nei quasi due anni di governo Prodi. Altro c’era da fare e di molto più serio: anzitutto pugnalare nella schiena una sinistra “leale” e realista. Più realista del re. Ora che l’agguato è riuscito, ecco il dito puntato su chi s’è nauseato allo stesso tempo della legge e di chi non ha pensato a cambiarla.

E’ una litania, un rosario recitato con l’arte delle bigotte: parliamoci chiaro, chiedono ora i chierici del berlusconismo democratico, dopo aver preso in prestito Follini, aver ceduto Dini, confermato Di Pietro e messo alla porta Diliberto perché non è compatibile con Colaninno, Caleari e compagnia cantante. Paliamoci chiaro. E lo dicono, conservando gelosamente tra i dirigenti quel modello di chiarezza e trasparenza politica che risponde al nome di Antonio Bassolino. Il ragionamento di Veltroni e compagni, in bilico tra le impennate di Di Pietro, che votò con Berlusconi in difesa di Bolzaneto, e l’estremismo liberista della Bonino, ha l’astuzia bizantina del trasformismo e la malizia stalinista dei comunisti pentiti: c’è un abisso, ripetono ossessivi, tra il valore reale del nostro voto, dopo che l’avremo infilato nelle urne, e quello che gli abbiamo idealmente assegnato concependolo nel segreto della cabina elettorale. Noi, sostiene il “nuovo che avanza” , sceglieremo seguendo uno stato d’animo, esprimendo un’adesione morale, consegnando una delega a quella formazione politica che si impegna a rappresentare il nostro sistema di valori, ma la scelta servirà a ben altro, perché non si tratta di un voto, ma di un fenomeno religioso che la dottrina vaticana chiama transustanziazione. Più che un voto, per Veltroni, Fioroni e Paolo Flores D’Arcais, andiamo ad esprimere un atto di fede. Con sottigliezza teologica, ci spiegano da giorni che se, nonostante le sue malefatte, noi sceglieremo malauguratamente di votare per la Sinistra Arcobaleno perché ci pare più vicina al nostro sentire, meno lontana dalla nostra storia personale e più facilmente distinguibile da tutto ciò che detestiamo nella politica e nella vita quotidiana, se commetteremo questo scellerato errore e voteremo con scienza e coscienza, beh, sia chiaro allora: faremo i conti con i misteri teologici e dalle urne il risultato del nostro voto verrà fuori rovesciato.E’ una verità sconvolgente e val la pena di ricordarla: dal momento che Veltroni e compagni, berlusconiani di sinistra, per quasi due anni hanno ostinatamente “dimenticato” di cancellare la legge elettore voluta dai berlusconiani di destra, accade che, se ci fosse una forte astensione, se a votare andasse anche solo la metà degli aventi diritto, il vincitore conquisterebbe comunque alla Camera dei deputati una forte maggioranza assoluta. Gli basterebbe una percentuale anche inferiore di molto al 30 per cento. Questo serve naturalmente a Veltroni per lanciare l’allarme: se alla Camera la coalizione capeggiata da Berlusconi, con Fini, Bossi, e compagni, prenderà un voto in più di quella capeggiata da Veltroni, potrà formare un governo forte che metterà a rischio la democrazia. Veltroni non lo dice, ma la stessa cosa accadrebbe se il voto in più lo avesse lui. Alla Camera si potrebbe formare un governo forte, che comprenderebbe tra i suoi uomini di spicco quel gentiluomo di Bassolino, una “novità” come D’Alema, che anni fa legittimò Berlusconi con la Bicamerale e che nei Balcani ha stracciato la Costituzione repubblicana, un teodem come Fioroni che ha calpestato nella forma e nella sostanza il dettato costituzionale, regalando alle scuole private i soldi della scuola statale, e Walter Veltroni che a Roma ha trattato i rumeni nella in una maniera a dir poco forcaiola e che, dopo aver preso per lunghi anni lo stipendio dal Pci, paragona Berlinguer a Pol Pot. Questo senza contare che in politica estera vige la regola dell’unanimità bipartizan, per cui – Berlusconi, Prodi o Veltroni conta assai poco – abbiamo continuato e continuiamo ad essere alleati degli israeliani che macellano nobilmente i palestinesi e ce ne andiamo in giro per il mondo ad esportare armi, cannonate e democrazia. Indifferenti e feroci. Tutto questo per i chierici della transustanziazione non conta. Conta la legge elettorale che non consentirebbe scelte e tutto ridurrebbe ad una sorta di referendum tra due diverse concezioni del berlusconismo. Quella “originale” di Berlusconi e quella riveduta e corretta da Veltroni. Con l’attitudine tipica di chi negli ultimi anni ha imparato ad agitare lo spauracchio del terrorismo come arma di ricatto, si pone davanti a chi vota lo spettro di un futuro decennio berlusoniano e si caricano i toni, si usano le tinte fosche, si confondono le idee. Quello che non si dice è che Berlusconi ha già vinto due volte e due se n’è andato. Quelli che l’hanno sostituito – Veltroni e compagni per interderci – non hanno fatto nulla per farlo rimpiangere e gli hanno anche lasciato le televisioni e il conflitto d’interesse. Votate in coscienza, ripete la parrocchia dei chierici veltroniani e però ricordate: darete il Paese in mano a Berlusconi. E’ un vostro diritto, per carità, c’è libero arbitrio, però confessate di essere indifferenti ad una vittoria di Berlusconi e alle sue conseguenze. Non fate finta di non sapere niente,

http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=11533



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