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America Latina: riecco la destra di Miguel Bonasso (Buenos Aires) da “il manifesto” del 25 Marzo

L’ultra-destra liberal-liberista di Stati uniti, Europa e America latina si ritroverà domani a Rosario per un mega-evento che sarà presieduto dallo scrittore Mario Vargas Llosa e prevede gli interventi di due dei politici a lui vicini: l’ex-premier spagnolo José Maria Aznar e il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri.Il conclave, presentato sotto il manto di un seminario pseudo-accademico, si pone in realtà due obiettivi molto concreti: la riorganizzazione continentale delle forze neo-liberiste e l’attacco contro quello che loro definiscono il «populismo» di molti dei nuoi governi della regione, da Chávez a Morales, da Correa fino ai Kirchner.
Non sono semplici supposizioni. Uno dei principali finanziatori del seminario è la Faes, la Fundacion para el analisis y los estudios sociales organicamente legata al Partido popular spagnolo e presieduta da Aznar. La Faes è uno dei sostenitori dichiarati di Propuesta Republicana (Pro), il partito di Macri e lavora attivamente per far fallire il progetto kirchnerista nelle elezioni del 2011. L’ostilità del Pp verso Cristina Fernández de Kirchner è direttamente proporzionale alle dimostrazioni di appoggio e simpatia che la presidente ha dato all’odiatissimo Hugo Chávez.
L’incontro si aprirà oggi e durerà fino a venerdi a Rosario, città argentina governata dai socialisti in una provincia governata dai socialisti. Ci saranno nomi di un certo peso, come l’ex-sottosegretario Usa per l’America latina Roger Noriega, l’ex-premier spagnolo Aznar, il messicano Vicente Fox, gli uruguayani Julio Maria Sanguinetti e Luis Alberto Lacalle, il boliviano Jorge Quiroga, l’ecuadoriano Osvaldo Hurtado e il salvadoregno Francisco Flores, tutti ex-presidenti.
Il munifico invito, che non ha badato a spese, è arrivato anche a dei fossili dell’anti-castrismo professionale, come il cubano Carlos Alberto Montaner e il cubano-argentino Armando Ribas, in allegra compagnia con altri rinomati convertiti dall’ultra-sinistra latino-americana, come l’ex-ministro degli esteri di Fox, Jorge Castañeda, o l’ex ministro dell’economia di Pinochet, Hernan Büchi (per non parlare di Vargas Llosa).
Gli Usa puntano molto sull’incontro di Rosario: fra i partecipanti e gli organizzatori ci sono vari think-tanks conservatori, come la Heritage Foundation, la Atlas Economic Research Foundation o il Cato Institute. Anche la Germania ci ha messo il suo peso con la fondazione neo-liberista Friedrich-Naumann-Stiftung, rappresentata dal deputato federale Wolfgang Gerhardt e dal direttore Harald Klein.
La destra boliviana invierà due prominenti nemici di Evo Morales: il presidente del senato, Oscar Ortiz, e il governatore di Cochabamba, Manfred Reyes Villa. Perché Chávez non si senta ignorato, gli organizzatori hanno invitato due cospiratori in servizio permanente effettivo: il dirigente studentesco Yon Goicoechea e Marcel Granier, presidente-proprietario di RCTV, l’emittente televisiva che promosse il golpe del 2002 e la cui concessione, scaduta in maggio e non rinnovata, ha scatenato un’intensa campagna mondiale sugli «abusi contro la libertà d’espressione” nel Venezuela chavista.
Anche la delegazione argentina è di lusso. Oltre a Macri, fra gli altri, Ricardo López Murphy, la cui gestione di 15 giorni come ministro dell’economia durante l’infausto governo di Fernando de la Ráa si ricorda con raccapriccio; il sostenitore della dittatura militare Claudio Estribano, editorialista del giornale La Nación; l’imprenditore e deputato Francisco de Narvaez; l’economista della scuola ultra-liberista austriaca Alberto Benegas Lynch.
A organizzare l’evento di Rosario è la Fundacion Internacional para la Libertad guidata dal talentuoso romanziere Mario Vargas Llosa, candidato trombato alla presidenza del Perù nel ’90 e attivo agitatore degli anni ’60 e inizio ’70 di quelle stesse idee progressiste che poi è passato a combattere con la tenacia del convertito. L’istituzione che presiede è intimamente legata alla Faes e quindi al Pp spagnolo. Già dai tempi di Lino Gutierrez, il cubano-americano che fu ambasciatore in Argentina fra il 2003 e 2006, la Fondazione Libertad mantiene stretti vincoli con l’ambasciata Usa. Come ha riconosciuto l’attuale ambasciatore, Earl Anthony Wayne, «la nostra ambasciata ha stabilito rapporti duraturi con la Fondazione Libertad» in quanto ferma sostenitrice «dei principi del libero mercato» e «della democrazia in Argentina», e «pilastro della democrazia nella regione».
L’incontro di Rosario s’intitola «Le sfide dell’America latina» e come sottotitolo reca «Fra gli errori istituzionali e le opportunità dello sviluppo». E’ poco probabile che fra i diversi tavoli previsti si analizzi perchè le ricette che loro (ri)propongono abbiano provocato il collasso dell’Argentina nel 2001 e meno ancora quali siano stati «gli errori istituzionali» dei politici ferventi sostenitori del neo-liberismo negli anni ’90 che hanno spinto tanti latino-americani a votare per modelli alternativi. O «populisti» come li definiscono. Però il fatto che gli invitati a Rosario siano dei falliti non può far sottovalutare la loro pericolosità e la loro volontà, sostenuta da mezzi enormi, di rivincita.

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