Tibet: la retorica dei valori olimpici come la retorica dell’esportazione della democrazia
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C’è un paese che possiede l’arma atomica. C’è un paese che possiede armi di distruzione di massa da distruggere il pianeta. C’è un paese che possiede armi chimiche e batteriologiche. C’è un paese che reprime il dissenso. C’è un paese dove i diritti civili basici, la salute, l’educazione, sono garantiti solo se paghi. C’è un paese che viola i diritti umani, usa la pena di morte e la tortura. C’è un paese che ha un esercito enorme, ben addestrato e ancor meglio armato. C’è un paese che sistematicamente manipola l’informazione. C’è un paese che ha fatto investimenti enormi all’estero e può tenere per le palle l’economia di mezzo mondo. C’è un paese che invade altri paesi e altri potrebbe invaderne in futuro.
No, questo paese non sono gli Stati Uniti d’America, anche se rispettano tutte queste caratteristiche e ainda mais. Questo paese è la Cina. La Cina che in questi giorni continua a tenere con il pugno di ferro il Tibet, che, fuor di retorica, è un paese pacifico e pacifista fino a sembrare imbelle nella sua dignità. La lezione del Dalai Lama, così altra e stridente rispetto ai toni muscolari soliti merita profonde riflessioni.
C’è un solo paese al mondo che ha buoni motivi geopolitici per appoggiare la Cina nella difesa della sua (presunta) integrità territoriale. Questo paese è la Russia, che a torto o ragione vede la frammentazione di stati come un fucile puntato. C’è una potenza virtuale che è l’Unione Europea che da un lato, a uso e consumo delle proprie opinioni pubbliche virtualmente sensibili (a patto di non toccar loro il portafogli), fa la voce pacatamente grossa, e dall’altro rassicura il governo cinese.
Poi c’è la grande potenza, gli Stati Uniti idealisti di George Bush, quelli dell’esportazione della democrazia, quelli dei diritti umani da imporre armi alla mano, quelli del diritto a sparare il primo colpo in nome della sicurezza e della democrazia. Il paese del libero mercato che da anni tiene sotto sequestro, con un tratto di penna, enormi capitali di paesi musulmani sospettati di qualunque cosa. Quelli che in nome della democrazia impongono dittature a Islamabad come al Cairo o organizzano colpi di stato, a Jakarta come a Caracas. Quelli che in nome della democrazia e della (nostra) sicurezza bombardano senza pensarci due volte fabbriche di aspirina a Mogadiscio, ospedali a Belgrado, scuole a Baghdad o a Kabul, accampamenti di studenti a Lago Agrio.
E’ su tutti i giornali del mondo un intenso bla bla bla sul boicottare i Giochi Olimpici previsti a Pechino la prossima estate. Non si capisce perché si chieda all’industria dell’intrattenimento sportivo quello che non si chiede all’industria informatica, oppure a quella tessile. E soprattutto non si capisce perché l’industria dell’intrattenimento sportivo debba fare da foglia di fico ad uno storico fallimento ideologico.
Da foglia di fico alla straordinaria ipocrisia rivelata sotto i nostri occhi di un governo, quello di George Bush, che si è preteso impero ma che al dunque fa la stessa vocina della UE. Allora era tutta retorica quella del Nuovo secolo americano per la quale “la forza militare dove supportare i principi morali”, quella per la quale i nemici della democrazia e dei valori statunitensi dovevano essere scovati e colpiti ovunque si annidassero. Quella per la quale dovevano essere colpiti militarmente sulla base dell’infinita superiorità militare statunitense. Quella per la quale dovevano essere colpiti economicamente, sulla base dell’infinita superiorità economica del liberismo statunitense.
Si rivela davanti ai nostri occhi, proprio nel quinto anniversario dell’invasione dell’Iraq, la vera essenza della politica estera statunitense e del neoconservatorismo. Un grande quaquaraqua di sciasciana memoria. Un irresponsabile che ha fatto fuori l’ONU perché pretendeva di sottoporre il mondo alla legge del più forte. Ovviamente il quaquaraqua pensava di essere lui il più forte e di poter dominare il mondo. Lo teorizzava: “la leadership americana è un bene per tutto il mondo”. Lo teorizzava e nella pratica è debole e con la forza non ha piegato nessuno, al massimo ha fatto fuori qualche dittatore ad un prezzo di sangue umanamente insopportabile. Dov’è l’immenso potere di Wall Street, della Federal Reserve? Perché non bloccate i capitali cinesi invece di bloccare la finale dell’hockey su prato? Eppure per anni ci avete inondato con la retorica che il nemico della democrazia andava colpito nei suoi interessi economici e che voi potevate farlo ovunque e comunque.
Ma soprattutto, avanti, soldato d’America! Per anni ci hai promesso di esportare la democrazia in punta di baionetta. Ma erano solo fanfaronate da miles gloriosus, da spaccone da bar che se la fa sotto di fronte ai cattivoni veri.
Il nuovo secolo sarà cinese, e non ci piacerà.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
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Beppe Bravi | 19 marzo 2008 08:02 | Rispondi
Gia’… come se le Olimpiadi non fossero uno degli affari piu’ mastodontici a livello economico…
Eliolibre | 19 marzo 2008 10:20 | Rispondi
Sugli eventi in Tibet, sicuramente riprovevoli, vorrei però invitare i lettori di questo blog a non cadere vittima delle solite campagne propagandistische che hanno come unico fine quello di creare “il nemico cattivo” e le condizioni per distruggerlo. Se valutiamo attentamente quello che è successo nei Balcani, nell’Unione Sovietica prima e nei Paesi ex sovietici, poi, potremmo incominciare a renderci conto di quali strategie l’”impero del bene” sia in grado di utilizzare per distruggere gli avversari pericolosi. Ed in questo momento tra gli avversari pericolosi, insieme a Chàvez, Cuba, Iran, Corea, ecc. al promo posto c’è sicuramente la Cina. Io non sono sicuramente tra quelli che si augura un futuro dominato dai cinesi, vorrei un futuro dominato dalla pace, dalla solidarietà e dalla giustizia, ma ripeto il mio invito a non sottovalutare gli avvenimenti di questi giorni, destabilizzare il nemico dall’interno è stata l’arma vincente utilizzata dagli Stati Uniti fin dall’inizio della loro storia. Qualche mese fa ho scrito sul mio blog un pezzo della storia che riguarda le aggressioni Usa alla Cina alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e parlo anche di come venne utilizzata la “dissidenza” tibetana. Se qualcuno vuole andarselo a leggere lo trova a questo indirizzo:
http://wwwmondolibero.blogspot.com/2008/02/memoria-viva-cina-1945-anni-60.html
stefano76 | 19 marzo 2008 11:24 | Rispondi
Mi dispiace corregere Gennaro Carotenuto,ma il Tibet non è uno stato,la questione tibetana è stata più volte affrontata dal governo di pechino da 300 anni a questa parte (la Cina non nasce nel 1948…e nemmeno il Tibet,ma forse si tende a far nascere la storia quando più conviene)) Non mi dilungo sulla necessità di realismo politico nel mondo d’oggi che vede trionfare guerre unilaterali e utilizzo di armi di distruzione di massa (mica il solo possesso…) Non credo che sarà il secolo cinese, come questo non è il quarto americano,ma attendo con ansia di vivere in un mondo in cui l’equilibrio di potenza mitighi l’appetito dei soliti noti.E questo non significa sacrificare i diritti umani dei tibetani (o dei kossovari,strana simmetria:adesso la minoranza serba cosa fa?) dacchè il Tibet è territorio cinese. Si leggano gli scritti e gli studi di Enrica Collotti Pischel. Lo strumento del post purtroppo non consente l’approfondimento che il tema necessita.
Saluti
Noantri | 19 marzo 2008 13:19 | Rispondi
Sì, sono anche io molto d’accordo col commentatore precedente: i Giochi Olimpici sono quasi esclusivamente un gigantesco fattore economico, esattamente come l’industria tessile o alimentare. Mi meraviglio che non lo si sia pensato.
Poi volevo aggiungere, leggendo il primo paragrafo di questo articolo si nota come, eliminando necesseriamente alcuni passaggi come, per esempio, quello sulle armi nucleari o sull’invasione di altri territorio, non solo, in questo modo, è possibile pensare agli Stati Uniti ma a qualsiasi altro Paese del Mondo, per esempio l’Italia:
“C’è un paese che reprime il dissenso. C’è un paese dove i diritti civili basici, la salute, l’educazione, sono garantiti solo se paghi. C’è un paese che viola i diritti umani, usa la pena di morte e la tortura. C’è un paese che ha un esercito enorme, ben addestrato e ancor meglio armato. C’è un paese che sistematicamente manipola l’informazione.”
L’Italia sputata.
[Ste]
trotzkij | 19 marzo 2008 14:26 | Rispondi
Sicchè, per affermare i ‘valori democratici’, gli USA dovrebbero bombardare con armi atomiche la Cina? Saresti contneto e felice? Presumo di sì.
Quindi, se il pacato feudatario mancato dalailama, a libro paga della CIA, (186000 dollari annui) secondo il tuo modesto parere, ha tutto il diritto di organizzare l’opposizione violenta contro la Cina Popolare. Ma allora dimmi, perchè i più moderni, rispetto al tuo amatissimo dalailama, latifondisti del Venezuela e i separatisti Crucegni dovrebbero essere condannati? Perchè, per coerenza, non espimi solidarietà a costoro, condanni Chavez, Correa e Morales, e chiedi il boicottaggio del petrolio venezuelano? Hanno ragione nel chiedere la distruzione della Bolivia, per esempio, come della Jugoslavia.
Perchè se riconosci questo diritto all’agente della CIA e beniamino di Hollywood, dalailama, gli altri citati, a maggior ragione, hanno diritto ad opporsi all’oppressione nazionalista’ degli indiani Chavez Frìas e Evo Morales. Non è questione di chiarezza e di coerenza? E per favore, non rispondere che sono questioni diverse, perchè non lo è. Soprattutto, non lo è per Washington e i suoi manutengoli.
A.Lattanzio
Ps. Cmq Evviva la Repubblica Popolare Cinese, che a quest’ora, se ci fossero stati solo i sinistri arlecchini ad opporsi agli USA, sarebbero esplose non so quante bombette atomiche…
Celia | 19 marzo 2008 17:53 | Rispondi
Ah Noantri, in Italia cmq la pena di morte ancora non c’è, per fortuna.
Anch’io credo che ci sia una grossa manipolazione di informazione.
Il problema è che la Cina tiene per i testicoli (passatemi il termine) gli Usa visti i grossi investimenti che hanno fatto e vista la crisi statunitense degli ultimi mesi.
Ora, non so se il Dalai Lama sia a libro paga della Cia come scrive Trotzkij (non che mi stupirei), certo è che il fatto della ribellione a pochi mesi dalle olimpiadi è abbastanza strana.
Gennaro Carotenuto | 19 marzo 2008 19:34 | Rispondi
Io rifiuto la logica de “il nemico del mio nemico è mio amico“.
Se la Cina è nemica (ed ho molti dubbi che lo sia) degli Stati Uniti non è per questo mia amica.
Non ci sto a guardare tutto con gli occhi dell’ideologia (anche perché non ce l’ho) e a sapere sempre dove sta il bene e dove sta il male. Voglio analizzare una notizia con la mia testa e sbagliare con la mia testa. Chissà quante volte sbaglio e sbaglierò ma non voglio griglie mentali nelle quali incasellare il mondo.
Non ci sto per esempio, e di questo sono sicuro, a difendere i sequestri estorsivi delle FARC, perché sono “compagni” e sfido chiunque a dire che siano un’invenzione della CIA. Non ci sto a chiudere gli occhi sulla Cina, perché dovrei?
Soprattutto diffido di chi non ha mai dubbi e chi non la pensa come lui è senz’altro un traditore.
I banditi esistono, e li ho sempre denunciati per quel che potevo, come chi mi legge sa e vedi alla voce Ciai, Nocioni, Sansonetti, Cavallini, Giannino… li ho denunciati SEMPRE con fatti, numeri e cifre.
Ma pensare nel 2008 che la Cina non sia una galera e che gli operai stiano meglio che a Manchester al tempo di Marx, o che il Tibet non sia oppresso, o che viva la Cina perché adesso farà un mazzo così agli amerikani, francamente testimonia solo paraocchi complici.
Sì, per non eludere nessuna domanda: il Tibet esiste da millenni ed è tenuto con la forza dalla Cina, mentre invece l’indipendentismo di Santa Cruz in Bolivia è un’invenzione recentissima finanziata e fomentata dagli Stati Uniti per impedire il cambio. Sono due cose NON comparabili.
Infine, secondo me è un lettore poco attento (o in alternativa poco intelligente) chi scrive che auspico un intervento militare statunitense contro la Cina.
Raffaele della Rosa | 19 marzo 2008 20:02 | Rispondi
D’accordo con Gennaro. Non ce lo vedo proprio a bandire guerre. Non polemizzerei mai sul sito di uno che crede alle guerre giuste. Semplicemente non ci scriverei. Punto e basta.
Per il resto credo che molti di noi siano talmente poco statalisti da auspicare che chiunque possa metterein discussione i propri governanti senza essere criminalizzato.
Quindi prima della libertà dei tibetani, viene, prioritariamente la libertà di organizzazione sindacale e politica PER TUTTI.
Cinesi, Turchi, Iraqeni ecc. ecc., anche americani degli USA, che in quanto a libertà sindacali mica son tanto all’avanguardia….per non parlare del resto.
Sono poi D’ACCORDISSIMO con la demistificazione del professionismo sportivo. Si tratta di spettacolo e di intrattenimento. Il resto son fregnacce.
Per questo i tifosi son quello che sono. Aleinati che più alienati non si può. Tifosi del Napoli compresi, ben si intende ehhhh…
andbene | 19 marzo 2008 20:52 | Rispondi
Notizia molto pertinente alla discussione in corso.
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_19/messaggio_monaco_di_lahsa_8e64bc1c-f5c9-11dc-9514-0003ba99c667.shtml
marco d. | 19 marzo 2008 21:16 | Rispondi
Secondo me per un attimo, a causa di una ideologia, si è perso di vista la cosa più importante. I morti. Questo va al di la del torto o della ragione. Della storia. Di chi viene usato da chi. Chi è il terrore e chi il terrorizzato. Non si può giocare in un terreno insanguinato.
ivo serentha | 19 marzo 2008 22:52 | Rispondi
La situazione in Cina fa rabbrividire non solo per la situazione in Tibet,un regime votato al capitalismo più becero,un inquinamento distruttivo,i mancati diritti per i lavoratori chissà per quanti anni ancora,la pena di morte con processi sommari,espropri terrieri repressi nel sangue se la popolazione accenna ad una minima protesta.
Ma la vergogna più incredibile è stata d’avergli assegnato i giochi olimpici, in un paese del genere non hanno senso,prima la democratizzazione con tutti i suoi difetti poi questo riconoscimento.
Da parte mia anche se sarà risibile, saranno le Olimpiadi che non esistono, ad agosto non me ne interesserò, poichè partecipare assistendo alla riprese televisive, equivale anche se in minima parte a riconoscere il criminale potere politico di quel paese.
Non mi nascondo dietro ad un dito,poichè gli interessi pelosi dell’occidente sono alla base di questa rappresentazione.
Saluti
Eliolibre | 20 marzo 2008 00:00 | Rispondi
Ivo Serentha, quando hanno fatto le olimpiadi negli Stati Uniti le hai seguite?
Io non voglio assolutamente difendere la Cina, anche se sono arciconvinto che la realtà cinese sia ben diversa da quella propagandata dalla “libera stampa” dei padroni che comandano il mondo, ma se provi a fare un elenco di tutti i luoghi in cui si sono svolte le olimpiadi ed esamini il livello di democrazia e di rispetto dei diritti umani di quei paesi, e se lo fai con la mente libera da condizionamenti interessati, magari scopri che le olimpiadi da boicottare sarebbero state molte. A cominciare da quelle degli Usa, come dicevo.
Poi sull’opportunità che si svolgano delle olimpiadi che con lo sport hanno ormai ben poco a che fare, sarebbe il caso di farci delle riflessioni.
Luca Romeo | 20 marzo 2008 12:57 | Rispondi
L’introduzione dell’articolo di Gennaro è uno specchio che mostra come, l’idea comune di una politica economica basata su liberismo e consumismo, si traduca alla fine nella creazione di un regime oligarchico sia in un sistema a capitalismo avanzato che in uno di ispirazione socialista.
La Cina sta conquistando il mondo dopo essersi fatta conquistare dall’idea sbagliata di economia mondiale.
La situazione del tibet poi non è dissimile da quella del kossovo, come già detto da altri. Cosa succederà ai cinesi-tibetani, se i tibetani dovessero prendere il controllo totale della regione? Che tipo di regime verrebbe istituito in tale regione? Democratico? Teocratico?
Leggendo la storia del tibet, i monaci non ne escono certo facendo bella figura; sottomettere il popolo usando la religione al posto delle armi non credo sia più “umano”.
Siamo davvero certi che non c’è una via non armata, e non separatista, per la pacificazione del paese?
Eliolibre | 20 marzo 2008 14:41 | Rispondi
Certo Luca Romeo, le separazioni servono solo a creare conflitti non a risolverli. Basti vedere cosa è successo dopo la caduta del “muro”. Tutti si aspettavano un futuro di pace e prosperità invece è successo proprio il contrario. Anche noi italiani non dovremmo sottovalutare le tentazioni separatiste del Nord che hanno comunque già arrecato notevoli problemi alla convivenza pacifica degli italiani. Io che vivo in una valle alpina conosco bene i guasti provacati dal localismo stupido ed esasperato. Solo una cultura di pace e di convivenza pacifica può evitare la catastrofe verso cui siamo diretti, ma serve l’impegno incondizionato di tutte le persone che credono nella possibilità di una civile e pacifica convivenza nel rispetto delle diversità.
Paolo Roversi | 20 marzo 2008 17:31 | Rispondi
Oggi mi sono fermato a prendere un caffè in un bar gestito da cinesi, i due gestori osservavano rapiti le immagini dal televisore posizionato sul canale di stato internazionale cinese CCTV 4 (visibile anche in rete), dove, con dovizia di immagini facevano vedere gli avvenimenti tibetani. Non capendo niente del parlato, mi ha colpito la chiarezza con cui trasmettevano gli scontri in atto. Perché i media tradizionali postano sui loro siti immagini provenienti “illegalmente” dal Tibet, tra l’altro di scarso valore giornalistico, quando basta accendere la TV? Quanti articoli spesi per parlarci della forza democratica del web, al di la delle censure di stato? Mi convinco sempre più dell’artificiosità delle notizie trasmesse dai media tradizionali e non. La “notizia”, dal vago sapore ribelle e avventuroso, con musichetta drammatica in sottofondo, postata su youtube è il nuovo (vecchio?) strumento della propaganda.
ivo serentha | 20 marzo 2008 22:20 | Rispondi
Per Eliolibre
Non sono un filo americano,anzi,sul mio blog se hai pazienza di consultare l’archivio storico,troverai molte critiche rivolte oltreoceano,a mio giudizio esiste un solo principio che differenzia le due realtà,ovvero le elezioni politiche che da un lato si svolgono con tutte le sfaccettature deteriori presenti,nell’altra realtà chissà quando si svolgeranno,non distinguere queste due differenze non è corretto a mio parere.
Saluti
Eliolibre | 21 marzo 2008 11:25 | Rispondi
Non mi risulta che in Cina non si svolgano elezioni, esiste il partito unico ma non è vero che non esistano elezioni. Non conosco bene come si svolgono le elezioni in Cina, che ripeto, non è il modello di società che preferisco, ma dovremmo anche finirla di giudicare e guardare il mondo dal punto di vista eurocentrico (con radici giudaico-cristiane?). Se della Cina posso solo dire che la rivoluzione comunista ha fatto uscire oltre un miliardo di persone dal medioevo, compreso il Tibet, posso portare ad esempio l’esperienza cubana che conosco benessimo. Da bravi militante della sinistra “democratica” ho sempre pensato che a Cuba ci fosse un regime fondato sul partito unico e che al popolo cubano fosse impedito di scegliere i prori governanti. Ora che frequento assiduamente Cuba da qualche decennio non ho nesssun timore a sostenere che il sistema politico cubano è molto più democratico del nostro, se la democrazia politica la si intende, e non vedo altro modo, come possibilità del popolo di scegliere i prori rappresentatanti nelle assemblee elettive. A volte certe convinzioni ridacate, com’era la mia su Cuba, andrebbero quantomeno approfondite prima di giudicarle con la superficialità delle proprie convinzioni basate su concetti astratti, come lo è la nostra democrazia, concettualmente inecceppibile ma praticamente falsa.
Luca Romeo | 21 marzo 2008 11:47 | Rispondi
E cmq in america in fondo i due partiti principali, unici presenti nel congresso (a parte un singolo socialista!!), sono in fondo due correnti dello stesso partito, ma non nel senso metaforico, ma realmente, dato che sono nati dalla scissione di un unico partito, il partito democratico republicano.
Inoltre nei territori i due ruoli di “conservatori e progressisti” sono molto più confusi che a livello federale; è noto a tutti l’alto tasso di conservatorismo del partito democratico negli stati del sud, a cui fa specchio un partito repubblicano storicamente più progressista rispetto al resto del paese; nel periodo della schiavitù, i repubblicani erano contro, e i democratici pro…
Quindi abbiamo in cina un partito unico, con diverse correnti di pensiero, e una decina circa di partiti locali, legalmente riconosciuti, ma impossibilitati ad accede al governo centrale del paese; in america abbiamo due partiti, entrambi molto simili nell’ideologia, e un microcosmo di “terzi partiti” che non hanno cmq possibilità di accedere alle cariche congressuali e/o governatoriali…
Dove sta la differenza?
p.s.
Cuba, partito unico, affluenza alle urne superiore al 90%
USA, bipartitismo, affluenza alle urne inferiore al 50%
Annalisa Melandri | 21 marzo 2008 16:02 | Rispondi
Diciamo che in linea di massima sono d’accordo con Gennaro, tuttavia la protesta dei tibetani mi sembra poco spontanea. Voglio dire che la situazione dei diritti umani in Cina non è mai stata rosea ma fino a che è convenuto si è taciuto e fatto finta di nulla. E’ vero che la reazione dei vari paesi è stata piuttosto moderata, è vero che gli Stati Uniti hanno ritirato la Cina dalla lista nera, è anche vero che la grande stampa di fatto sta contro la Cina, è vero che si è iniziato dall’anno scorso con la storia dei giocattoli tossici dove poi si è dimostrato che le responsabilità non erano solo cinesi, “fatalità” in Italia proprio in questi giorni esce il libro “Cina traffici di morte” della Longai F.
La Pelosi è a Dharamsala e mi hanno impressionato la quantità di bandierine a stelle e strisce nelle mani dei bambini tibetani. La Cina terrà anche per le palle l’economia di mezzo mondo, ma forse proprio per questo senza esporsi più di tanto si sta cercando di contenere la sua espansione con altri mezzi? sprattutto mandando avanti i soliti monaci?
Eliolibre | 21 marzo 2008 16:08 | Rispondi
Luca Romeo, le elezioni a Cuba si sono svolte meno di due mesi fa, io ero presente ed ho scritto in proposito. Se ti interessa vai qui:
http://vivacubalibera.blogspot.com/2008/02/cuba-elezioni-e-democrazia.html
stefano76 | 21 marzo 2008 18:06 | Rispondi
In precedente post consigliavo la lettura di qualche scritto della Professoressa Pischel. Ora ve ne consiglio una in particolare: “La Cina.La politica estera di uno stato sovrano”, Franco Angeli. E’ una lettura breve ed agevole; ovviamente non parla solo di Tibet, ma ha il grande merito di offrire una analisi lucida, storica, economica e politologica, delle linee guida che regolano la politica estera (e interna nel merito delle autonomie) del governo di Pechino.Avviso i cultori della materia che non si parla di diritti umani…
Saluti.
Raffaele della Rosa | 21 marzo 2008 20:40 | Rispondi
Due cose tengo ben ferme quando si parla di Cuba:
1)Non credo che un crollo del “regime” attuale porterebbe più benessere materiale (distribuito in maniera tendenzialmente egualitaria)più libertà e più democrazia
2) Qualsiasi paragone tra la repressione del dissenso a Cuba e quanto successo/succede in dittature pinochettiste e simili o in democrature tipo Messico Colombia ecc. NON POGGIA SU ALCUNA BASE DI FATTO E’ CALUNNIATORIO E VERGOGNOSO.
Ciò detto si può anche dire di non concordare molto con Eliolibre; se venissero proposte ed applicate in Italia le stesse misure che si applicano a Cuba a chi non è d’accordo con qualche dirigente (che poi magari scappa a Miami qualche mese dopo) con chi esprime il proprio dissenso grideremmo al golpe autoritario. Ed avremmo ragione.
Non si tratta però qui di due pesi e due misure. Io pur rendendomi conto che l’emergenza c’è…eccome so che la democrazia, la libertà di parola di associazione e di organizzazione sindacale non si possono stabilire per decreto legge, ma si costruiscono e si conquistano…
Penso però che un po’ più di dibattuto pubblico rafforzerebbe e non indebolirebbe il regime. Le misure di polizia prese contro chi frequenta gli stranieri (a prescindere dal tipo di vita e di persone) senza autorizzazione non mi sembrano necessariamente le più idonee né a combattere la prostituzione né lo spionaggio o la provocazione. Impedire l’ingresso dei giornali e delle riviste straniere anche ecc. ecc.
Per quanto riguarda la Cina, per il pochissimo che ne può sapere uno come me, le pene di morte non si comminano con il contagocce, come a Cuba, ma con una generosità degna di zio Peppino (Stalin), gli operai sono morti bruciati in fabbrica perchè i padroni hanno chiuso le uscite ecc. ecc. Insomma non mi interessa chiedere la libertà per i Tibetani di separarsi dalla Cina ma quella per tutti quelli che vivono laggiù di potersi organizzare per difendere i propri diritti. Per controllare chi li governa.
Luca Romeo | 22 marzo 2008 14:05 | Rispondi
Non mi risulta che a cuba sia vietato l’ingresso di giornalisti stranieri, a me risulta solo che buttino fuori quelli che entrano col visto turistico e invece lavorano come giornalisti, una cosa che anche l’italia fa con gli immigrati “irregolari”, quelli appunto che lavorano pur avendo un permesso di soggiorno turistico…
Eliolibre | 22 marzo 2008 14:24 | Rispondi
Io continuerò nel mio tentativo di cercare di convincere chi vuole conoscere meglio la realtà cubana che è necessario uscire dai luoghi comuni della propaganda capitalista, di cui anch’io sono stato vittima prima che il destino mi portasse a conoscetre profondamente la realtà cubana, se si vuole tentare un approccio più veritiero a quella realtà.
Per questo a Raffele della Rosa rispondo che a Cuba la libertà di parola ed il dibattito politico non solo non vengono perseguiti ma sono molto più ricchi e vivaci che da noi; a chi non è d’accordo non succede assolutamente nulla; chi “scappa” a Miami lo fa per puro interesse personale, sappiamo bene quali organizzazioni sono state messe in piedi con l’appoggio del Governo Usa e della Cia per far “scappare” i cubani che ricevono montagne di denaro, casa e lavoro immediato mentre per esempio gli haitiani vengono affondati quando si avvicinano con le loro “balse” nel totale disinteresse dei “difensori dei diritti umani” (a Pannella servirebbero qualche milirdi di anni di scioperi della fame se si interessasse di queste faccende anzichè andare a farsi deridere dai cubani manifestando in Quinta Avenida); L’organizzazione sindacale è molto radicata nel tessuto sociale ed il Ministero del Lavoro risponde direttamente al sindacato dei lavoratori per qualsiasi suo operato (da noi mi sembra risponadano a t’uttaltri interessi); la polizia, che è tutt’altro che quella che ci viene descritta, non prende nessuna misura contro chi frequenta gli stranieri se non ci sono fondati dubbi che dietro certe frequentazioni si nascondono trame anticubane; la lotta alla prostituzione non viene condotta con misure repressive, anche perchè la prostituzione a Cuba è ben altra cosa rispetto a quella che conosciamo quì; l’ingressso dei giornali stranieri non viene assolutamente impedito, ovviamente non ci sono le edicole stracolme di “basura” come da noi ma puoi trovare persino Il Giornale del Duce di Arcore ogni giorno. Ecc., ecc., ecc.
Raffaele della Rosa | 22 marzo 2008 17:01 | Rispondi
X Luca Se leggi con maggiore attenzione vedi che non ho assolutamento scritto che è proibito l’ingresso ai giornalisti, bensì ai giornali, nel senso che (dall’ultima volta che ci sono stato, Febbraio 2007) a La Habana NON SI TROVAVANO GIORNALI E RIVISTE STRANIERE NEGLI ALBERGHI PER TURISTI, dove di norma si vendono. Elio avrà sicurammente esperienze diverse dalle mie, la cosa pur stupendomi non poco, non mi induce a dubitare di quanto dice. Altrettanto non mi è possibile dubitare di quanto ho visto con i miei occhi.
x Elio non penso che chi scappa a Miami sia un profugo politico, per lo più si tratta di persone che emigrano per problemi economici. Questo succede amche per dominicani, salvadoregni, messicani ecc. ecc. Cuba è un paese abbastanza povero del terzo mondo dopo tutto, con poche risorse naturali…non ha diamanti oro petrolio ecc. ecc.
Penso ed ho detto che è allucinante, e sicuramente non aiuta la credibilità della classe dirigente, che qualche povero cristo sia stata inguaiato per dissenso, e poi abbia dovuto vedere che chi lo aveva attaccato come controrivoluzionario se ne è scappato a Miami con valige di soldi (metaforiche, ovviamente)…Un numero altissimo di cubani ha parenti stretti e strettissimi negli USA e non è difficile consegnar loro, quando vanno a Cuba a trovarli, soldi frutto di affari poco puliti.
Che in Cuba possano verificarsi avvenimenti stile Bolzaneto non lo penso. Certo è che la polizia normalmente non usa e non è costretta ad usare metodi violenti…però le retate di gente in mezzo alla strada a La Habana, fatte con i camion, le ho viste e non si trattava di ubriachi….
Luca Romeo | 24 marzo 2008 23:39 | Rispondi
Scusami, avevo compreso male; cmq qui in sicilia, a parte i 5 stelle, nessun albergo ha giornali stranieri, al massimo ci trovi “la Sicilia”, “la gazzetta dello sport”, e nei 4 stelle pure “la Repubblica” e “corriere della sera”. A Catania non mi ricordo di aver visto edicole con giornali stranieri a parte quella dell’aeroporto e in quella della stazione, in provincia peggio che mai, Fuori dalla provincia di catania non arriva più manco ” il manifesto”….
Raffaele Della Rosa | 25 marzo 2008 00:55 | Rispondi
x Luca
a Cuba gli hotel per stranieri sono anche edicole, librerie, internetpoint negozi ecc. ecc. ….non solo e non necessariamente per gli ospiti.
Eliolibre | 25 marzo 2008 10:59 | Rispondi
A Cuba arrivano tutti i principali giornali stranieri, quando non si trovano ASSICURO che non è colpa della censura ma di altri motivi, quali lo sciopero dell’areo che li trasporta, il mancato invio, il lavoratore cubano che quel giorno non si è recato al lovoro oppure aveva le palle girate e li ha buttati in un cesto della spazzatura, ecc., ecc., ecc.
P.S. Certo che se per denigrare Cuba si è costretti ad usare simili argomenti….
Raffaele Della Rosa | 25 marzo 2008 12:24 | Rispondi
x Elio. Io racconto le mie esperienze. Punto. La mia parola vale per quello che vale, ma rassegnati, così è anche per la tua.
Trovo poi che l’uso del verbo DENIGRARE ti metta nella stessa categoria dei Ratzinger e dei Rivera y Damas che sostengono che quello della pedofilia di tanti sacerdoti cattolici sia un argomento dei nemici di Dio per DENIGRARE la Santa Madre Chiesa.
Credo tutti avranno notato che io non mi sono mai permesso di mettere in dubbio quanto dici, pur avendo io avuto dalle mie ultradecennali esperienze numerose prove contrarie.
Questo in primo luogo per rispetto a chi ci legge che ha diritto a non trovarsi a un falamin senza senso che non aiuta a capire.
Chi potrà e vorrà viaggerà per Cuba e controllerà.
Raffaele Della Rosa | 25 marzo 2008 12:26 | Rispondi
correggo “falamin” è in realtà flaming.
Eliolibre | 25 marzo 2008 16:12 | Rispondi
Caro Raffaele Della Rosa, la parola DENIGRARE è usata per sottolineare che certe affermazioni sottitendono mettere in cattiva luce una persona, un’oggetto o, come in questo caso, una nazione. Questo è quello che penso io di certe affermazioni contro Cuba, cosa ci trovi di tanto offensivo veramente non lo capisco. E non mi sembra il caso di paragonarmi a Ratzinger & C. solamente perchè giudico l’esperienza cubana in modo diverso da te. Ognuno si tenga le sue convinzioni. Punto.
Approfitto dell’occasione per salutare Gino Donè Paro, il partigiano italiano che si imbarcò sul Granma insiema ad altri 82 eroi per liberare Cuba dalla dittatura di Battista. Gino ci ha lasciati la scorsa notte. Un uomo dalla vita avventurosa e straordinaria ma, e quì sta la sua grandezza, SEMPLICE. A chi gli chiedeva perchè avesse vissuto quelle avventure rispondeva “ho fatto quello che dovevo fare”.
Ciao Gino, non ti dimenticherò mai.