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Falsi positivi in Colombia; lenta ma la giustizia arriva

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Sei militari colombiani sono stati condannati a pene detentive tra i 30 e i 50 anni per l’assassinio a sangue freddo nel 2008 di Leonardo Porras, un ragazzo di 26 anni con un lieve ritardo mentale, nell’ambito dello scandalo sui “falsi positivi”.

I militari convinsero Leonardo ad andare con loro, nel paese di Ocaña, nella Colombia nordorientale. Lo assassinarono, gli misero addosso una divisa da guerrigliero delle FARC e incassarono il premio produzione che il governo degli Stati Uniti garantiva all’esercito colombiano per ogni guerrigliero ucciso. Nella Colombia di Álvaro Uribe, muscolare beniamino della stampa occidentale, almeno 1.500 cittadini inermi sono stati assassinati per essere poi spacciati come guerriglieri. Lo scorso novembre per la prima volta un colonnello dell’esercito era stato condannato a 21 anni, cominciando a risalire anche giudizialmente la catena di comando in uno scandalo che dall’ultimo soldato al generale Montoya, il glorioso liberatore di Ingrid Betancourt, unisce con il fiume di sangue di migliaia di innocenti l’ex presidente colombiano Uribe, George Bush e la sua guerra infinita, il cuore di tenebra della nostra stampa omertosa.

A questo tema già nel 2008 dedicammo un articolo per il cartaceo di Latinoamerica (G. Carotenuto, Il trucco cinico del presidente: campesinos da vivi, guerriglieri da morti, in “Latinoamerica”, 2008, n. 102-103, pp. 77-79) del quale si può leggere un ampio stralcio qui. Sul collaterale scandalo mediatico si può leggere qui mentre a questo link si può vedere il bel documentario di Simone Bruno su di uno scandalo orribile del quale i nostri giornali hanno scelto di non dare conto agli italiani.

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