Oro, che vuol dire mille dollari l’oncia? E 110 per un barile?
Una delle prove della sciatteria del giornalismo italiano è il non convertire le unità di misura straniere in quelle comunitarie. Altri giornalismi lo fanno costantemente, noi no. Non stiamo parlando di ambienti professionali, ma di informazione per la gente comune, un titolo del TG o del GR, per capirci.
Perché mai dovrebbero dirmi che l’oro ha superato i mille dollari l’oncia? Quant’è un dollaro nel mio portafogli? E soprattutto, quant’è un’oncia? Perdono tempo a convertire? E’ il loro lavoro. Gli saltano le soglie psicologiche? Chissenefrega.
Per la cronaca, 1.000 dollari sono ad oggi 664 €uro. Un’oncia Troy, quella che si usa per i metalli preziosi (ce n’è più d’una), corrisponde a 31,1035 dei nostri grammi. Al dunque l’oro vale 21,35 €uro al grammo e abbiamo da poco passato la soglia psicologica dei 20 €uro al grammo. E i nostri media hanno bucato la notizia.
PS: Dell’oro pace ma è pur vero che se uno vuol comprare un anellino non glielo pesano in dollari l’oncia ma in euro al grammo.
Ma se ci dicessero tutti i giorni che il petrolio costa 70 €uro al barile? Se di mezzo ci spiegassero che il prezzo in Euro è ben più stabile di quello in dollari (perché il rapporto tra Euro e dollaro sta migliorando costantemente per noi) e che in un barile di litri ce ne stanno ben 159? Forse allora ci farebbe un po’ più riflettere il fatto che un litro di petrolio che oggi costa 44 centesimi al litro convertendolo in benzina e portandolo alla pompa ci costa esattamente un Euro in più.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
















gavino.r. | 16 marzo 2008 18:26 | Rispondi
Interessante la conversione in euro di beni come petrolio e oro, peccato che a tenere un popolo nell’ignoranza ci guadagnino solo politici e faccendieri, ma i giornalisti, quelli veri, che fine hanno fatto? Nella mia isola, la Sardegna, i media hanno raggiunto e superato il peggior livello Bulgaro con menzogne e censure, possibile che si scimmiottino in tutto gli americani, tranne che nella lotta ai conflitti di interesse? Possibile che sia “Pubblitalia” a decidere cosa dobbiamo sapere e cosa no, il garante per l’editoria a cosa sta pensando?