giovedì 11 marzo 2010, 23:18

Hamas e FARC: Massimo d’Alema come Hugo Chávez

dalema_06052006_1 Sul Medio Oriente Massimo d’Alema, ministro degli esteri italiano uscente, ha ribadito ieri cose semplici e che afferma da sempre: “Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni…”. Del resto –ha aggiunto d’Alema- “con chi si negozia la pace? Con i nemici. Con gli amici non c’è bisogno di negoziare”.

Su d’Alema, ringraziato pubblicamente dall’ex primo ministro palestinese Ismail Haniyeh, si sono abbattute delle vere e proprie invettive da parte dell’ambasciatore israeliano a Roma. Spostandoci 10.000 km a sudovest, ritroviamo le stesse identiche posizioni per un altro conflitto, quello colombiano, che dura da oltre mezzo secolo esattamente come quello palestinese. Tra selva colombiana e aridità mediorentali le differenze si equivalgono alle similitudini.

In America infatti un gruppo insorgente ambisce con le armi a rovesciare il sistema economico vigente, in Medio oriente c’è un conflitto tra due popoli. Di qua questo gruppo insorgente, quando accettò di smobilitare, vide lo sterminio sistematico dei propri dirigenti politici. Di là, quando il popolo palestinese scelse democraticamente Hamas, gli occidentali che lo avevano obbligato al voto ci ripensarono e decisero di strangolare un intero popolo che aveva deciso di non votare come gli occidentali stessi speravano. Ovvero, quando entrambi questi soggetti hanno scelto la via democratica per risolvere i conflitti, si sono visti amaramente beffati.

Non è questione di esprimere vicinanza ideologica per Hamas o le FARC o condividerne i metodi. Hamas è un gruppo oscurantista, sessista e razzista appena un pelino sopra i talebani. Le FARC, pur in un contesto nel quale il 95% delle violenze più abominevoli sta documentabilmente dalla parte dello Stato e delle sue espressioni, come il paramilitarismo e la narcopolitica, si è macchiata di crimini inaccettabili, come il sequestro di persona, compreso l’unico in grado di appassionare i benpensanti occidentali, quello di Ingrid Betancourt.

Nonostante le situazioni appaiano molto diverse, come Hamas vinse elezioni regolari sotto l’egida dell’ONU, così insigni giuristi hanno spiegato che le FARC rispettano tutte le caratteristiche che per il diritto internazionale permettono di considerarle “forza belligerante”, riconoscimento che aprirebbe spazio a trattative di pace. Trattative che non vuole il presidente colombiano Álvaro Uribe, completamente interno alla logica della guerra al terrorismo e appoggiato nel suo oltranzismo da George Bush.

Come per Massimo d’Alema, anche nel caso delle FARC, il leader politico che più si è speso considerando tale riconoscimento come ineludibile, il venezuelano Hugo Chávez, si è visto piovere addosso critiche pesantissime e accuse di complicità. Non più tardi di ieri il presidente statunitense George Bush lo ha fatto segno di una nuova serie pesantissima di invettive che, se fosse avvenuta a parti invertite, avrebbe occupato spazio sui media nella rubrica: “l’ultima di Chávez”. La lezione è semplice: tanto in America come in Medio oriente, chi crede che la politica possa aprire la strada alla risoluzione pacifica dei conflitti viene semplicemente accusato di essere “amico dei terroristi”.

E qui sta il punto chiave della questione. Sia Israele che la Colombia sono gli unici fermi alleati degli Stati Uniti in regioni che a loro sono ostili. E ostili pour cause! Incapaci di avere delle relazioni internazionali che si basino sul confronto di idee e non sulla straordinaria forza di coercizione data dal predominio militare, gli Stati Uniti si sono da tempo convinti che la forza equivalga alla ragione.

Dalla fine della guerra fredda, e con più forza in epoca neoconservatrice, si sono convinti che la loro volontà basti a risolvere i conflitti. Il fatto che non ne abbiano risolto nessuno non scalfisce le loro convinzioni. Si sono convinti che l’umiliazione politico-militare dell’altro equivalga all’affermazione delle proprie ragioni.

Si sono connvinti che la forza (la loro) sia superiore allo strumento del diritto nella risoluzione delle controversie internazionali. Il che per il paese di Woodrow Wilson e che tuttora ospita l’ONU equivale, non da oggi, a una straordinaria sconfitta politica.

Nascondendosi dietro il dito dell’ideologia antiterrorista pretendono di dividere il mondo tra amici e nemici impedendo di fatto la risoluzione di qualunque conflitto sul pianeta che non passi per la distruzione totale del nemico vinto. Anche l’amico -quale è per gli Stati Uniti e per Israele Massimo D’Alema- che si permetta di avocare alla politica e al diritto internazionale il proprio ruolo, viene bacchettato duramente.

Forse sarà più grato lo yes man del prossimo governo Berlusconi o quelli che nelle speranze di Washington dovrebbero sostituire un Chávez destabilizzato. Ma è sempre più evidente che la forza non è l’arma per la risoluzione dei conflitti, non garantisce la sicurezza di Israele come la risoluzione del conflitto in Colombia, per non parlare dell’Iraq o dell’Afghanistan. A meno che non sia il mantenimento del conflitto e non la risoluzione dello stesso l’obbiettivo.



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  1. Antonio Castellarin | 13 marzo 2008 09:45 | Rispondi

    In una politica che ricerca sempre piu’ la benedizione papale (quello di Roma e quello di Washington) l’anatema e’ una componente essenziale.

    Essere accusati di essere :
    Antiamericano!
    Antiliberista!
    Antisionista!

    Equivalgono alla scomunica a vita.
    Discutere sui contenuti, trovare soluzioni ai problemi, proporre delle strade di confronto per i custodi ell’ortodossia teologica equivalgono all’apostasia.

    P.S. D’Alema non mi e’ per niente simpatico dopo le sue performance guerriere in Yugoslavia, “ma anche” simpatico quando fa qualcosa di sensato e va incoraggiato.

  2. Marco Drudi | 13 marzo 2008 10:39 | Rispondi

    allora io sono scomunicato a vita.. se non per quel “antisionista” che non significa nulla.. è ome dire anti-italiano..

    le prime due voci mi sembrano il minimo per chi si considera civile..

    avete sentito la nuova magnifica lotteria americana?

    chi vince ha le spese sanitarie pagate.. che bello essere liberi..

  3. Annalisa Melandri | 13 marzo 2008 13:42 | Rispondi

    Grande Gennaro. Quando D’alema esternò la sua preoccupazione e il suo disappunto per lo sconfinamento delle truppe di Uribe in Ecuador fu accusato di terzomondismo da Dimitri Buffa. Ovviamente la sua opinione non fa testo ma dimostra chiaramente contro che muri di ignoranza bisogna lottare.

  4. Eliolibre | 13 marzo 2008 14:23 | Rispondi

    Non ho più il minimo interesse per le sinistra italiana che considero oramai involuta versa il pensiero liberista ma continuo ad NUTRIRE interesse per Massimi d’Alema, seppure non abbia condiviso alcune sue scelte, lo considero uno dei più intelligenti ed onesti politici del nostro centrosinistra. Non a caso è rimasto l’ultimo che sappia ancora DIRE QUALCOSA DI SINISTRA….

  5. Gianni Giuliani | 13 marzo 2008 14:37 | Rispondi

    Io ho seri dubbi sul fatto che le FARC debbano o possano essere considerate come forza belligerante. Condivido l’opinione che non si potrà mettere termine al conflitto per via militare, nonostante gli ultimi duri colpi interti alla guerriglia. Tuttavia alcuni dei requisiti richiesti affinché si possa essere riconosciuti come forza belligerante sono: il controllo di un territorio ed il rispetto dei diritto umanitario internazionale. e questi due riequisiti non sono rispettati. Granda, in un intervista dice “je ne sais pas non plus quand nous avons eu sous notre contrôle une quelconque partie du territoire national. Ceci n’est encore jamais arrivé jusqu’à présent.” che tradotto vuol dire: “non so quando abbiamo avuto controllo sul territorio. Fino ad ora non è mai successo”.
    riporto di seguito il link:
    http://www.geostrategie.com/444/les-farc-repondent-aux-questions-et-aux-critiques

    Per quanto riguarda l’altro punto sul rispetto del DIH, ance in questo caso le violenze della guerriglia sono numerose, e non sono tanto sicuro che corrispondano solo al 5%. Un rapporto del PNUD diceva al contrario che sono tra il 35-40% (callejòn sin salida – 2004).

    Lo stesso Chavez reclama il riconoscimento delle FARC come forza belligerante, chiedendo tuttavia il rispetto di questo punto e vedendo nella concessione dello status politico la possibilità di un’umanizzazione del conflitto.

  6. Beppe Bravi | 13 marzo 2008 15:24 | Rispondi

    Sono piacevolmente colpito dalla chiarezza del post. Grazie Gennaro, ma.. piccola nota a latere in salsa ironica: Non è che Chavez si offende ad essere paragonato a D’Alema? :) In fondo Chavez è amico di Castro, ma non di Bassolino. :)

  7. Celia | 13 marzo 2008 15:56 | Rispondi

    X Gianni Giuliani
    Scusa perchè gli USA ce l’hanno il requisito del rispetto del diritto umanitario internazionale?

    Bel post Gennaro, ciò che hai scritto sull’Onu è quello che ho sempre pensato, con molta tristezza ma ne sono cosciente da parecchio.
    D’alema non mi è mai piaciuto ma apprezzo (e l’ho sempre fatto) il fatto che esprime le sue idee riguardo ai conflitti internazionali senza tenere troppo conto l’impero.
    E di solito le sue idee sono a favore della pace.

  8. Raffaele della Rosa | 13 marzo 2008 16:10 | Rispondi

    Già già caro gennaro, insomma la differenza tra il presidente Chavez ed (il presidente, di cosa non so, ma di qualcosa sicuramente) D’Alema, sarebbe che il Minimo c’ha i baffi e Chavez non li ha ?? :-)

  9. incarcerato | 14 marzo 2008 08:52 | Rispondi

    D’ Alema come Chavez? hahahahhahah

    Scusatemi ma è imparagonabile, nonostante il suo passato oramai è diventato un liberista, appoggia le guerre, ha contribuito alla costruzione del PD!
    Comunque caro Carotenuto scrivi degli ottimi articoli, specialmente quando parli dell’America Latina! Io amo in particolare il messico!

    Hasta siempre teste di capra!

    ps ho scritto un post impopolare sulla Palestina. Spero di non essere accolto da quelli di estrema destra, mi vergognerei. Anche un ergastolano si vergogna, sapete?

    http://incarcerato.blogspot.com/

  10. alejo | 14 marzo 2008 10:57 | Rispondi

    Ricordo che poco prima della crisi andina D’Alema è stato a Caracas dove, assieme all’Eni, ha firmato un megacontratto col Venezuela per lo sfruttamanto del petrolio pesante venezuelano. Questo legame economico può trasformarsi facilmente in solidarietà politica…

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  1. Da Alla ricerca di Colombia navigando nella BlogoSfera… « diario dalla colombia | mar 13, 2008

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